Tyson sul ring prende a pugni anche il tempo
di Luigi Panella , di Luigi PanellaNella notte tra sabato e domenica a Los Angeles, a 54 anni, sfida Roy Jones jr (51) per beneficenza e gira un video in cui gli mangia un orecchio
Non è un vero match ma non si può perdere. Stanotte nella casa dei Lakers, lo Staples Center di Los Angeles, Mike Tyson tornerà sul ring a 54 anni: sommati ai 51 dell'avversario, Roy Jones jr, fanno 105. Troppi per un match credibile, troppi (15) ne sono passati da quando Kevin McBride (un irlandese che il Tyson dei tempi d'oro avrebbe battuto bendato) pose fine ad una carriera già finita, devastata da inquietudini ed eccessi. Il clamore mediatico però è enorme: negli Stati Uniti chi vorrà vedere l'incontro in tv dovrà sborsare 50 dollari, in Italia il sacrificio sarà più contenuto (10 euro, diretta dalle 3 su Sky). Lo stesso Tyson, da consumato showman (protagonista di un monologo teatrale prima di mettersi a coltivare, legalmente, marijuana), ha scaldato l'attesa con un video di dubbio gusto. La testa di Jones in tavola, lui ne mangia l'orecchio, "omaggio" al match con Holyfield che lo espose al ludibrio mondiale. Stavolta Tyson non azzannerà ("Ma non si sa mai", avverte Jones): non è nel dna di una esibizione benefica, ma intanto Iron Mike ha cambiato la dieta - da vegano che era ha ricominciato con la carne di bufalo - e minaccia un match vero.
Perché lo fa? "La vita del pugile è difficilissima ma piena di emozioni. Il pubblico che ti osanna, il telefono che squilla sempre. Quando finisce ti manca", spiega Alessandro Duran, ex campione mondiale ed europeo dei pesi welter, ora apprezzato commentatore televisivo. "Mio padre (Carlos, gloria del pugilato argentino e italiano, ndr) diceva sempre: 'Mi sono accorto di essere famoso quando ho smesso di essere un pugile'. Io sono contrario, a una certa età i pugni sono pericolosi. E non penso che Tyson e Jones ci saliranno per finta, altrimenti sarebbe una pagliacciata".
"Dietro questo ritorno c'è il dio denaro". Non crede alla beneficenza Gianfranco Rosi, uno dei tre italiani (insieme a Carnera e Benvenuti) ad avere conquistato il Mondiale negli Usa. A 49 anni il suo ritorno finì male, con un devastante ko: "Ti resta la passione, la magia del ring, ma ad una certa età non sei più lo stesso. Sinceramente non lo rifarei, a volte basta una virgola per rovinare tutto".
"Ma come gli va...", sentenzia Francesco Damiani. Era campione del mondo per la Wbo quando Tyson dominava le altre sigle, ma una sfida diretta non ci fu mai: "Don King mi aveva offerto cinquecentomila dollari ed un contratto "a strozzo". Mi sarei dovuto legare a lui alle sue condizioni. Tyson invece prendeva 30 milioni a match... Non conveniva". Damiani alle sirene ha resistito: "Mi fu proposto un minitorneo con campioni del passato, da Mercer a Thomas, ma dissi no. La frutta deve essere di stagione. Comunque rispetto Tyson e Jones per la loro storia, anche se a questa età 8 round, pur di due minuti, mi sembrano troppi".
Ex campioni scettici, ma la storia è zeppa di ritorni impossibili e indecenti: l'eccezione fu George Foreman, campione dei massimi a 20 anni di distanza dal precedente regno.
Perché lo fa? Forse la risposta sta in una frase di Mickey Rourke in The Wrestler: "So quello che faccio e questo è l'unico posto dove non mi faccio male".
Perché lo fa? "La vita del pugile è difficilissima ma piena di emozioni. Il pubblico che ti osanna, il telefono che squilla sempre. Quando finisce ti manca", spiega Alessandro Duran, ex campione mondiale ed europeo dei pesi welter, ora apprezzato commentatore televisivo. "Mio padre (Carlos, gloria del pugilato argentino e italiano, ndr) diceva sempre: 'Mi sono accorto di essere famoso quando ho smesso di essere un pugile'. Io sono contrario, a una certa età i pugni sono pericolosi. E non penso che Tyson e Jones ci saliranno per finta, altrimenti sarebbe una pagliacciata".
"Dietro questo ritorno c'è il dio denaro". Non crede alla beneficenza Gianfranco Rosi, uno dei tre italiani (insieme a Carnera e Benvenuti) ad avere conquistato il Mondiale negli Usa. A 49 anni il suo ritorno finì male, con un devastante ko: "Ti resta la passione, la magia del ring, ma ad una certa età non sei più lo stesso. Sinceramente non lo rifarei, a volte basta una virgola per rovinare tutto".
"Ma come gli va...", sentenzia Francesco Damiani. Era campione del mondo per la Wbo quando Tyson dominava le altre sigle, ma una sfida diretta non ci fu mai: "Don King mi aveva offerto cinquecentomila dollari ed un contratto "a strozzo". Mi sarei dovuto legare a lui alle sue condizioni. Tyson invece prendeva 30 milioni a match... Non conveniva". Damiani alle sirene ha resistito: "Mi fu proposto un minitorneo con campioni del passato, da Mercer a Thomas, ma dissi no. La frutta deve essere di stagione. Comunque rispetto Tyson e Jones per la loro storia, anche se a questa età 8 round, pur di due minuti, mi sembrano troppi".
Ex campioni scettici, ma la storia è zeppa di ritorni impossibili e indecenti: l'eccezione fu George Foreman, campione dei massimi a 20 anni di distanza dal precedente regno.
Perché lo fa? Forse la risposta sta in una frase di Mickey Rourke in The Wrestler: "So quello che faccio e questo è l'unico posto dove non mi faccio male".