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Boxe, Tyson è tornato sul ring: ma il tempo non si è fermato

Iron Mike ha disputato con Roy Jones otto round di esibizione, senza verdetto. Non ci sono stati eccessi, si è trattato di uno spettacolo platonico tra due ex grandi campioni inevitabilmente arrugginiti dagli anni. "È stato bello, sono felice"

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Mike Tyson sul ring si ritaglia i soliti due metri quadrati: avanti e indietro, passetti piccoli e inquieti da belva in gabbia, lo sguardo fisso verso terra. Michel Buffer, il più leggendario dei ring announcer, che con il suo inconfondibile grido di battaglia, Let's get ready to rumble, introduce il match dopo una esibizione di rapper a getto continuo. La sensazione che il tempo negli ultimi 30 anni non si sia mosso, ma dura il soffio di una illusione. Basta poco per rendersi conto che sul ring dello Staples Center di Los Angeles ci sono due signori di mezza età, per niente cattivi, anzi, diventati pure simpatici. Iron Mike, 54 primavere ed un fisico tirato a lucido. Roy Jones, 3 anni in meno ma con qualche centimetro di ciccia di troppo. No, il tempo non si è fermato. Lo hanno capito benissimo anche loro due, che hanno sciorinato una esibizione a tratti anche piacevole, ma lontana anni luce dal pugilato vero. Doveva essere così, è stato così.

Tyson ha portato con 'morbidezza' i suoi ganci, quelli che in un’altra vita incutevano terrore e potevano anche chiudere una carriera. Jones, uno capace di combattere 26 volte per il titolo mondiale, ha opposto barlumi di tecnica raffinata. Sono stati bravi, nessuno si è fatto né ha rischiato di farsi male. Roy Corona, più che un arbitro uno sceriffo, era lì per evitare pieghe strane. Ed alla fine c’è stato anche uno straccio di verdetto di parità, assegnato da giudici in smart working: tra loro anche Vinnie Pazienza, altra storia pugilistica da cinema e infatti puntualmente finita in un film.

Tyson ha fatto il bravo e, c’è da giurarci, più di qualcuno di quelli che negli Usa hanno speso 50 dollari per vederlo in pay per view, ci sarà rimasto male. Quel qualcuno sperava che dopo 15 anni di inattività Iron Mike tornasse a sentire l’odore del sangue, che non controllasse i suoi colpi, che una semplice esibizione a scopo benefico (anche se il tornaconto per i due, da milioni di dollari, non mancherà) si trasformasse in follia. No, stavolta Tyson non si è fatto usare, non si è lasciato saccheggiare le emozioni, non si è dato in pasto ai ‘benpensanti’ pronti a sparargli al primo passo falso. E dalla notte californiana è uscito un uomo felice: “E’ stato bello fare otto round. A volte i 2’ (la durata stabilità invece dei 3 convenzionali, ndr) mi sono sembrati infiniti, in altre volte sarei voluto andare oltre. Lo rifarei? Sì perché qui abbiamo uno scopo umanitario, aiutiamo le persone”.

Mike Tyson torna sul ring: eccolo alla prova del peso insieme allo sfidante Roy Jones jr.


“Sarei pronto a rifarlo, ringrazio la mia famiglia, i miei fratelli russi. Voglio ricordare anche Kobe Bryant, uno dei miei sportivi preferiti. Sono contento di essere tornato e, sapete una cosa? Salirò ancora sul ring”, ha replicato Jones. Già i fratelli russi. Va ricordato infatti che Jones fa affari in Russia, che è amico di Putin e gli è stata riconosciuta la cittadinanza. Decisamente atipico per uno che ama il clima della Florida: vive infatti nella sua Pensacola in una sorta di fattoria. Ora potrà tornare ai suoi animali, così come Tyson continuerà a dedicarsi, oltre che alla beneficenza, anche alla coltivazione - legale - della marijuana.

La boxe vera è meglio lasciarla agli altri. Un monito che speriamo venga recepito in tutta fretta da Nate Robinson, ex stella di Nba con un decennio di campionati all’attivo. A 36 anni, nel sottoclou, ha affrontato un 23enne youtuber molto popolare negli Usa, Jake Paul (sembra che lo seguano in venti milioni, tanta roba). Più che un match di boxe, una volgare scazzottata da bar. Solo che Robinson al secondo round è andato al tappeto in maniera pesante da fare impressione. Che si ravveda e faccia come il leggendario Wit Chamberlain. Si era messo in testa di affrontare Muhammad Ali. Erano pronti data e luogo: 26 luglio 1971 a Houston, poi mister 100 punti per fortuna cambiò idea.  
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