ROMA - Angelo Musone, 57 anni, un passato da pugile di ottimo livello sia tra i dilettanti, dove ha ottenuto la medaglia di bronzo nei pesi massimi all’Olimpiade di Los Angeles, sia da professionista, dove tra gli altri ha battuto anche un avversario del calibro di Leon Spinks. Il prossimo 27 febbraio concorrerà alle elezioni per diventare presidente della Fpi, ruolo che contenderà a Flavio D’Ambrosi.
Come sta il pugilato italiano?
“Al momento ci sono troppe carriere protette che tolgono a molti la possibilità di accedere alla nazionale. Fino a 5-6 mesi fa spodestare i titolari era difficile, ora stanno facendo una infornata di convocazioni eccessive. Mi sembra una messa in scena per recuperare il tempo perduto. Inoltre va rivalutato il concetto della qualità dei tecnici federali, ce con stelle Aiba che non parlano nessuna lingua straniera, e questo non va bene. Uno deve anche sapere parlare o scrivere una lettera in inglese”.
E questo riguarda la boxe olimpica. Ma i professionisti?
“Il settore professionistico viene percepito come se fosse una cosa a parte. E’ invece è parte integrante, ed è per questo che metteremo 500mila euro a bilancio per i prossimi 4 anni. I PRO sono lo specchio della boxe, i ragazzini vogliono emulare il campione. Io punterei anche sui titoli italiani di livello, non match in cui il pronostico è sbilanciato”.
Ma un punto di equilibrio come si può trovare?
”Nel 2000 a Sydney vincemmo solo un bronzo, ed allora iniziò un lavoro per portare medaglie olimpiche. E questo a Pechino e Londra ha dato ottimi frutti. Il lato negativo di tutto ciò è che poi i nostri medagliati non sono passati professionisti. Come si risolve? Con una visione più ampia, con le società pugilistiche che assumano le caratteristiche dell’impresa”.
Anche perché i match dei professionisti in chiaro, in orari decenti come si usava prima, non vengono più trasmessi…
“Abbiamo avuto modo di avere contatto con reti televisive importanti. Ma dobbiamo portare spettacoli all’altezza. Se io porto un titolo italiano impari, non ha senso. L’ora che dai alla tv deve essere riempita di boxe spettacolare, e questo porta anche gli sponsor”.
Ci sono sport che ottengono meno risultati della boxe, eppure sono mediaticamente sugli scudi?
“Il nostro è uno sport attrattivo, da valorizzare. E’ uno sport sicuro per farlo entrare nelle scuole, abbiamo il ministero della salute che ci controlla. In passato quando entravo in un bar con la boxe in tv la gente stava tutta a guardarlo, ma bisogna partire da lontano. La boxe dei bambini non è la corsetta o il salto della corda. La boxe è boxe, il bambino deve farla light, ma farla”.
Qualche atleta attrattivo ce l’abbiamo?
“Daniele Scardina, anche se lo dobbiamo aspettare a livelli più alti. Ma è un pugile che cattura molto la gente, anche come personaggio”.
Ed anche a livello femminile c’è un gran movimento.
“ Ho avuto la fortuna di allenare qualche ragazza. Vanno benissimo, a volte anche meglio dei maschi, e ringraziamo i tecnici societari che hanno alzato di molto il livello generale. Irma Testa, Angela Carini, tanto per citarne due, sono la punta dell’iceberg, ma ce ne sono molte altre”.
Se diventerà presidente, il fatto di essere stato pugile le sarà d’aiuto?
“Ma oltre alla carriera sul ring, sono stato 16 anni in consiglio federale, nella commissione tecnica giudici ed ho avuto una sola contestazione scritta. Faccio ancora parte del Coni campano. Esperienza ne ho, se diventerò presidente aiuterò solo lo sport che amo e che mi ha dato tanto. La mia parola d’ordine sarà: meritocrazia”