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Maratona, Valeria Straneo all'attacco del pass olimpico: "Ora o mai più"

La 45enne alessandrina, argento mondiale 2013, dovrà cercare la qualificazione domattina nella Tuscany Camp Marathon, gara organizzata sulla pista dell'aeroporto di Ampugnano, vicino Siena: "Location strana e tempo brutto, ma è l'ultima occasione e darò tutto quello che ho".
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Due ore, ventinove minuti, trenta secondi. Per raggiungere Tokyo, Valeria Straneo dovrà stare sotto questo limite nella Tuscany Camp Marathon, ultima chiamata per l’Olimpiade. Si parte alle 8 e le condizioni, racconta il meteo, non saranno ottimali. La giornata della 45enne maratoneta alessandrina, argento mondiale nel 2013, primatista italiana dei 42,195 km (2h23’44”), madre di due figli, inizierà con il naso attaccato alla finestra.
«La pioggia renderebbe tutto più complicato in una gara che sarà particolarissima già di suo».
Si corre sulla pista dell’aeroporto di Ampugnano, vicino Siena, ovviamente senza pubblico: alienante, strano o cosa?
«Complicato. Senza il pubblico, con questo freddo, senza troppi punti di riferimento, su un tracciato di 5 km da ripetere varie volte: magari sarà un po' noiosa come gara, ma non troppo diversa da alcune maratone corse in passato, soprattutto quelle di campionato. Non ho molto margine, è un tempo al limite delle mie possibilità attuali. Ma ci provo, Tokyo vale moltissimo per me».
A 45 anni sarebbe la sua terza Olimpiade. Ma quella di domani potrebbe anche essere la sua ultima maratona.
«Ho rinviato di un anno il mio ritiro per inseguire questo sogno. A 45 anni i tempi di recupero sono molto più lunghi, tutto cambia, non è semplice restare ad alti livelli. Mi auguro che non sia la mia ultima maratona, quella di domani: vorrebbe dire che ho centrato il minimo per i Giochi. Teoricamente avrei anche un’ultima chiamata, la maratona di Milano, a maggio. Ma sarebbe troppo vicina alle Olimpiadi. Il mio rammarico è quello di non aver potuto correre un mese fa la gara di Berna, annullata per maltempo. Ho dovuto allungare i tempi della preparazione, fare un ulteriore periodo di carico, durante questa pandemia poi, che rende tutto più complicato. Dura, davvero dura».
Da due anni lavora con Stefano Baldini: come è cambiato il suo rapporto con la maratona?
«Abbiamo due modi di intendere lo sforzo diversi, lui è assai preciso, molto ligio, io ho mantenuto la mia anima “tapasciona”, da maratoneta della domenica. La mia carriera è iniziata così, per curiosità, per passione, sono sempre stata molto naif. Abbiamo trovato un equilibrio, io e Stefano e abbiamo lavorato molto bene negli ultimi tempi. Sono riuscita a mettere nelle gambe una media di 160 km a settimana, poi sono scesa a 140. Va bene così».
Il livello della Tuscany Camp marathon sarà molto alto: c’è un cast quasi da campionato mondiale.
«Per molti sarà l’ultima chiamata, nella gara femminile ci sarà una pacemaker da 2h22”, un tempo ragguardevole».
Le gare di lunga distanza negli ultimi tempi sono sotto la lente d’ingrandimento a causa delle scarpe super-performanti: lei che genere di calzatura utilizzerà?
«Un nuovo modello della Asics, con piastra in carbonio sotto la pianta. Lo provo da non molte settimane, ma mi ha dato ottime sensazioni, restituisce la potenza della falcata in maniera ottimale. Sono scarpe leggerissime, da non più di 150 grammi l’una, ma molto rigide. Se sia giusto o meno utilizzarle, non sta a me dirlo, ma una cosa è sicura: tutti devono correre nelle stesse condizioni e con gli stessi mezzi. I tempi li fanno comunque le gambe e una maratona è fatta di molti step, molti traguardi intermedi prima di arrivare al traguardo».
Ha due figli adolescenti: cosa le hanno detto?
«Sono i miei primi tifosi e dovranno svegliarsi prestino per seguire la gara. Tiferanno via social, li sento vicini, non vedo l’ora di chiamarli dopo l’arrivo e dare loro una bella notizia a cinque cerchi».

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