Sono riuscite a salire su un aereo da Kabul verso la libertà: ora sono in Australia e Spagna. Zakia Khodadadi, atleta paralimpica del taekwondo, e Nilofar Bayat, capitana della nazionale afghana di basket su sedia a rotelle, possono tornare a coltivare i loro sogni.
Zakia è in Australia e spera ancora di poter andare a Tokyo
Zakia Khodadadi, 23 anni, sarebbe stata la prima donna afghana a partecipare alle Paralimpiadi. Insieme a lei, in campo maschile, avrebbe gareggiato anche Hossain Rasouli (lancio del disco). Il comitato paralimpico dell'Afghanistan li ha ritirati entrambi "a causa dei disordini dovuti alla presa del potere da parte dei talebani". Così, al loro posto, alla cerimonia inaugurale dei Giochi Paralimpici di Tokyo ha sfilato solo la bandiera afhgana. "È un messaggio di solidarietà che inviamo al mondo", aveva dichiarato il Presidente del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), Andrew Parsons. "Vorremmo averli qui, purtroppo non è possibile, ma ci saranno con lo spirito". La stessa Zakia aveva lanciato un appello alla comunità internazionale: "Non lasciate che i talebani mi tolgano i diritti fondamentali. Ho ancora fiducia, vi prego: aiutatemi a partecipare alla Paralimpiade. È il mio sogno, ho lottato 5 anni per arrivare dove sono". Una corsa contro il tempo, si sono mosse la Federtaekwondo Italiana e il Comitato Paralimpico Italiano. La speranza è che i due possano essere di nuovo ammessi alla gara. Si tratterebbe comunque di un'eccezione e probabilmente la richiesta dovrebbe partire o dall'Afghanistan Paralympic Committee o dalla Squadra degli atleti rifugiati, in cui a portare alta la bandiera c'è un altro atleta afghano, Mohammad Abbas Karimi, paratleta del nuoto nato a Kabul. Zakia e Hossain, insieme ad altri atleti, sono stati salvati da alcuni ex sportivi - tra cui l'ex olimpionica canadese e avvocata che vive a Sydney Nikki Dryden - che hanno raccolto i dossier degli sportivi a rischio e fatto il possibile per portare al sicuro il maggior numero di atleti.
Nilofar è a Bilbao: "I talebani non sono cambiati, Afghanistan non va lasciato solo"
Nilofar Bayatè un'attivista per i diritti delle donne e capitana della nazionale afghana di basket su sedia a rotelle. Con il marito Ramesh Naik Zai, anche lui atleta nella stessa disciplina, sono pronti a iniziare una nuova vita in Spagna. Pare che entrambi abbiano accettato un'offerta per giocare in una squadra di Bilbao, il Bidaideak. "Quando sono in palestra e gioco a basket, dimentico cosa sta succedendo nel mio Paese e anche che ho una disabilità. Sono molto contenta di essere qui, ma anche triste e arrabbiata per la situazione difficile in cui si trova il mio Paese", ha commentato la 28enne durante la conferenza stampa con i giornalisti spagnoli. "Sono più fortunata degli altri afghani in questo. Me ne sono andata, sono qui e posso iniziare una nuova vita. Ma io sono solo una persona, le altre sono ancora lì". Nilofar è arrivata in Spagna grazie all'aiuto di un amico giornalista spagnolo. "Negli ultimi giorni ho visto il pericolo e la sofferenza che un governo dei talebani comporta per le persone". Ora chiede alle Nazioni Unite e agli altri Paesi di non lasciare solo l'Afghanistan: "Quando 20 anni fa i talebani arrivarono in Afghanistan, avevo solo 2 anni. Durante la guerra, un razzo ha colpito la nostra casa. Io ho perso una gamba, mio fratello è morto e anche mio padre è stato ferito. Hanno cambiato la mia vita per sempre. I talebani sono gli stessi di 20 anni fa, e questo è un pericolo soprattutto per donne e bambine".