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Vela, sette uomini e una barca (affittata): "Così abbiamo domato la Fastnet"

Due ingegneri, un avvocato, un istruttore di vela in pensione, un imprenditore, più una coppia di settantenni inglesi. Tutti dilettanti. Hanno partecipato ad una delle regate più difficili ed avventurose di sempre. E sono riusciti a tagliare il traguardo
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Sette uomini in barca. Sette dilettanti. Due ingegneri, un avvocato, un istruttore di vela in pensione, un imprenditore: uno è di Venezia, due di Genova, due torinesi. Più una coppia di settantenni inglesi. Senza uno sponsor, senza preparazione. Senza nemmeno la barca, nel senso che sono arrivati in Normandia in auto (uno di loro addirittura in sella alla sua moto) e l'hanno affittata poco prima di partecipare a una delle regate più difficili e avventurose di sempre: la Fastnet. Vincendo, a modo loro.

Sono salpati da Cowes, sull'isola inglese di Wight, e hanno tagliato il traguardo nel porto francese di Cherbourg dopo 851 miglia marine, 6 giorni e 15 ore: affrontando prima le correnti e il vento contro del terribile Needles, quindi navigando l'Atlantico lungo il Canale della Manica, attraversando il mare Celtico, doppiando lo scoglio di Fastnet ("La lacrima d'Irlanda", l'ultimo scorcio della loro terra che gli emigranti irlandesi sco…

Sette uomini in barca. Sette dilettanti. Due ingegneri, un avvocato, un istruttore di vela in pensione, un imprenditore: uno è di Venezia, due di Genova, due torinesi. Più una coppia di settantenni inglesi. Senza uno sponsor, senza preparazione. Senza nemmeno la barca, nel senso che sono arrivati in Normandia in auto (uno di loro addirittura in sella alla sua moto) e l'hanno affittata poco prima di partecipare a una delle regate più difficili e avventurose di sempre: la Fastnet. Vincendo, a modo loro.

Sono salpati da Cowes, sull'isola inglese di Wight, e hanno tagliato il traguardo nel porto francese di Cherbourg dopo 851 miglia marine, 6 giorni e 15 ore: affrontando prima le correnti e il vento contro del terribile Needles, quindi navigando l'Atlantico lungo il Canale della Manica, attraversando il mare Celtico, doppiando lo scoglio di Fastnet ("La lacrima d'Irlanda", l'ultimo scorcio della loro terra che gli emigranti irlandesi scorgevano sulle navi dirette in America alla fine dell'Ottocento), tornando indietro verso Plymouth e accanto alle isole Scilly. Storia avventurosa e un po' folle, anche perché questa 49sima edizione della regata - vinta in tempo reale dal 32 metri Edmond de Rothschild con Franck Cammas e Charles Caudrelier, primo dei multiscafi; e Skorpios, il ClubSwan 125 del russo Dmitry Rybolovlev, con skipper Fernando Echavarri, primo nei monoscafi - è stata giudicata da tutti come una delle più difficili degli ultimi anni: Giovanni Soldini, al timone del Maserati Multi 70 con a bordo John Elkann, si è ritirato per la rottura della campana del winch di destra quando era ormai vicinissimo al successo finale.

Un'avventura cominciata un anno fa

Venti diverse categorie al via, per un totale di 663 partecipanti. E i nostri 7 dilettanti? "Abbiamo vinto. Cioè, ce l'abbiamo fatta". Cristiano Morasso, genovese, è quello che era arrivato in Normandia in moto. "Velisti sì, ma senza titoli. Orfani di skipper di professione, senza grande tecnologia, pronti a pagare di tasca nostra tutte le spese: la passione pura, nient'altro". Un sogno cominciato un anno prima. "Però quasi impossibile da realizzare: tra impegni di lavoro, le rispettive famiglie, le difficoltà di spostamento per via della pandemìa. Siete pazzi, ci dicevano". E poi c'era da scegliere la barca, procurarsi il set di vele e le attrezzature necessarie per essere ammessi. Fare un po' di conti, naturalmente. "E passare i test del corso di sopravvivenza in mare, avere almeno un certificato di First Aid e affrontare minimo 300 miglia di navigazione senza sosta in regata, se volevamo essere ammessi in 7 membri d'equipaggio". Forse la parte più complicata - ma divertente - è stata regatare per tutte quelle miglia necessarie: hanno partecipato alla 3 Golfi (a bordo del Pelicàn di Filippo Gazzerro, coinvolto in una collisione con una bettolina di 90 metri e vittima di naufragio: non proprio il modo migliore per cominciare), poi la Giraglia con il Punta Cana. Passati i test, decidono di noleggiare il Gannet's, un Bavaria 40 dell'armatore normanno Marc Lepesqueux.

Il 'marinaio arrivato in moto in Normandia

"Il resto è solo avventura, mare, vento". Mentre Morasso arriva in moto, gli altri in auto giungono in ritardo (foratura di pneumatico) ma alla fine ce la fanno. Carlo Galiberti è l'altro genovese, un avvocato. Poi Maurizio Baroni, pensionato e istruttore di vela. Stefano Gnech, ingegnere di Torino, fotografo, l'ideatore di tutto il progetto. Simone Perino Fontana, anche lui ingegnere di Torino, titolare di una società di arredamenti. David Stanley, Richard Brooksfield. Timonieri, tattici, prodieri, randisti, drizzisti, cuochi, lavapiatti, scoiattoli sull'albero: tutti un po' di tutto, a turno. "A Cherbourg siamo saliti a bordo e abbiamo raggiunto Cowes, attraccando al mitico molo del Royal Yacht Squadron. Abbiamo fatto salire a bordo i nostri due inglesi, che erano amici di Simone. E quando siamo partiti era un infinito di alberi e vele che si incrociavano".

Mare nero, onde di 4 metri. Fatica, e serenità

Subito, il temibile Needless: "Una palestra di ardimento. La corrente fortissima verso ovest, il vento contro: oltre di 4 metri e scogli accanto". Poi l'Atlantico. "E per gente del Mediterraneo, abituata come noi a cercare il vento, è stata una scoperta incredibile". Inquietante, quasi. "I primi 3 giorni di navigazione ci hanno messo veramente a dura prova. Il freddo, le onde, la fatica. Ma chi ce l'ha fatto fare? E pensi agli inglesi che ad agosto vengono in vacanza da noi". All'improvviso, una strana sensazione. "Eravamo esasperati, e al tempo stesso sereni. Con quei cieli stellati, il mare nero e il plancton che luccicava, i delfini che ci facevano compagnia, gli uccelli che restavano a bordo e si facevano dare un passaggio". Passato il Fastnet e il gelo, l'aria calda e umida dell'anticiclone delle Azzorre. "Poi le isole Scilly. Forse siamo andati un po' larghi, perdendo tempo e posizioni. Pazienza". A 50 metri dall'ingresso nel porto di Cherbourg, il gioco delle maree li ha fermati. "Sembrava surreale. Un'ora e mezza per fare un tratto che avremmo potuto coprire con un tuffo". Alle 8.05 hanno tagliato il traguardo: in tempo reale, si sono classificati al 219° posto. "E abbiamo stappato una bottiglia di champagne. Che avventura, che amicizia. E che vittoria!".