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"Ci vedete deboli?". Sabatini, Caironi, Contrafatto: Tokyo illuminata dalle azzurre

(ansa)

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Un podio tricolore nei 100 metri. Arrivano i complimenti di Draghi  ("Ispirazione per il Paese") e Jacobs ("Lottatrici nate"). Dall'Afghanistan agli incidenti in moto, storia di tre donne che non si sono mai arrese
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E sono tre volte lacrime, sul podio dei 100 metri, lacrime italiane miste alla pioggia che scende su Tokyo, in questi giorni che in Giappone sono già di inizio autunno, per noi gli ultimi di un'estate che non si farà mai dimenticare. Ambra, Martina e Monica, le loro vite riunite sul podio della gara più breve e più bella dell'atletica, oro, argento, bronzo e la storia di un trionfo totale, di un vento che soffia da giugno, maestrale bello dritto alle spalle, noi e loro tre confusi nell'orgoglio di saperle le donne più veloci del mondo. Ambra Sabatini, 19 anni, ragazza di Maremma, una gamba perduta in un incidente in scooter, andava ad allenarsi al campo di atletica col padre. Faceva il mezzofondo, ora è la primatista mondiale dei 100 (14"11). Martina Caironi, 31 anni, bergamasca, già argento nel lungo, già oro a Londra e Rio sulla distanza, un record del mondo durato giusto qualche ora, proprio ieri, un incidente…

E sono tre volte lacrime, sul podio dei 100 metri, lacrime italiane miste alla pioggia che scende su Tokyo, in questi giorni che in Giappone sono già di inizio autunno, per noi gli ultimi di un'estate che non si farà mai dimenticare. Ambra, Martina e Monica, le loro vite riunite sul podio della gara più breve e più bella dell'atletica, oro, argento, bronzo e la storia di un trionfo totale, di un vento che soffia da giugno, maestrale bello dritto alle spalle, noi e loro tre confusi nell'orgoglio di saperle le donne più veloci del mondo. Ambra Sabatini, 19 anni, ragazza di Maremma, una gamba perduta in un incidente in scooter, andava ad allenarsi al campo di atletica col padre. Faceva il mezzofondo, ora è la primatista mondiale dei 100 (14"11). Martina Caironi, 31 anni, bergamasca, già argento nel lungo, già oro a Londra e Rio sulla distanza, un record del mondo durato giusto qualche ora, proprio ieri, un incidente in motorino, nel 2007, a dividere la vita in due parti. Monica Contrafatto, 40 anni, gelese di stanza a Roma, medaglia d'oro al valore dell'Esercito per il suo operato in Afghanistan, la gamba destra persa nel 2012 a causa di un attentato contro la sua base nella regione del Gulistan, e lo stesso parole di affetto per il popolo che invano, forse, lei e i suoi commilitoni tentarono di accudire e pacificare. Tre sorti e tre vite che si sono sfiorate sul rettilineo, si sono inseguite e condensate in sei decimi di supremazia. Erano le favorite ed hanno vinto, la cosa più semplice e assieme la più difficile che ci sia nello sport. 

"L'istantanea più bella delle Paralimpiadi", come dice il presidente del Cip Luca Pancalli, è andata in stampa nel primo pomeriggio italiano, è rimbalzata sul web, è finita nelle parole cariche di commozione del premier Mario Draghi ("siete orgoglio e ispirazione per tutto il paese"), nella gioia di Marcell Jacobs ("grazie per avermi fatto emozionare, siete delle lottatrici nate") e dei suoi compagni della 4x100, pionieri nell'estrazione dell'oro tra quelle corsie e in quello stadio che trasuda Italia e che anche ieri ha cantato, con Domenico Modugno, "Nel blu dipinto di blu". Volavano, eh sì, le tre azzurre, e hanno anche cantato, e posato come le Charlie's Angels, sorriso, urlato, corso con il tricolore, mostrato l'anima e il cuore, e intanto pioveva a dirotto sulla loro favola bella. "La medaglia d'oro" è il racconto di Ambra Sabatini, studentessa all'ultimo anno dell'Istituto tecnico commerciale, esperienze sportive anche nel nuoto e nel ciclismo paralimpici, "rappresenta un riscatto a due anni dall'incidente.

A Rio Martina e Monica erano state prima e terza, mancava un'altra azzurra per completare il podio e ce l'abbiamo fatta. In ospedale mi ha aiutato moltissimo vedere i loro video del 2016 e allora ho capito che si poteva correre e si poteva correre veloce. Ora mi sento davvero completa". Martina Caironi ha scritto un fondo sull'Osservatore Romano rivolto alle donne, "a loro voglio dire di non chiudersi e uscire, perché fuori ci possono essere tanti aiuti. Io sono una donna con disabilità e, guardatemi bene, vi sembro debole? Sono il segno che bisogna sempre reagire". Per lei è anche l'argento del riscatto dopo una storia di doping del 2019 dovuta a una pomata cicatrizzante utilizzata per curare un'ulcera sul moncone della gamba che le costò una breve squalifica, nonostante il riconoscimento della non intenzionalità a fini dopanti dell'assunzione del farmaco. Aveva pensato al ritiro, la Procura antidoping chiese un anno di squalifica, il Tribunale le comminò 4 mesi, ammettendo di fatto la sua innocenza.

Monica Contrafatto ha dedicato il suo bronzo "all'Afghanistan, è il motivo per il quale alla fine mi trovo qui e non da un'altra parte. È il Paese che mi ha tolto una parte di me, ma in realtà mi ha regalato tante emozioni e una nuova vita fighissima". Tre volte lacrime dei Diaframma si apre così: "La mia malattia ha un volto perfetto e un corpo da sogno. La mia ossessione affila le armi dove io non arrivo". 

Le medaglie azzurre sono 69, solo a Roma '60 furono di più (80) ma in un'edizione che non si chiamava ancora Paralimpiade. Oggi le maratone, il badminton, il tiro a volo, il sitting volley e il basket in carrozzina chiudono i Giochi. Ora aspettiamo felici la caduta del giorno, ci sarà da festeggiare tanto e tanti al ritorno, tutti i medagliati sono invitati a Palazzo Chigi, sarà una grande, variegata, meravigliosa folla di azzurri e azzurre coevi in questa estate magica, irripetibile. Si spegne la luce su Tokyo, che per noi, in meno di due mesi, è stata culla, casa, ricordi e bellezza.