Le stelle dell'Italia paralimpica capaci di volare oltre ogni limite
di Stefano Massini , di Stefano MassiniNormodotati. Basta la più banale ricerca sul web, per imbattersi mille volte in questo aggettivo detestabile. Non era dunque normodotato il dio greco Efesto, che il mito vuole deforme e zoppo, ma alla cui straordinaria forza creativa si debbono le armi degli eroi, le corazze impenetrabili e perfino gli scettri e i gioielli di tutti gli inquilini dell'Olimpo. Senza le mani e il genio di Efesto, a farla breve, il normodotato Ermes non avrebbe potuto volare con i suoi calzari alati, il normodotato Apollo non avrebbe scagliato frecce dorate e perfino Helios, dio Sole, non avrebbe potuto far sorgere e tramontare l'astro che dà luce e vita ai normodotati del mondo. In altre parole, il pantheon greco non sarebbe esistito senza il paralimpico Efesto.
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Normodotati. Basta la più banale ricerca sul web, per imbattersi mille volte in questo aggettivo detestabile. Non era dunque normodotato il dio greco Efesto, che il mito vuole deforme e zoppo, ma alla cui straordinaria forza creativa si debbono le armi degli eroi, le corazze impenetrabili e perfino gli scettri e i gioielli di tutti gli inquilini dell'Olimpo. Senza le mani e il genio di Efesto, a farla breve, il normodotato Ermes non avrebbe potuto volare con i suoi calzari alati, il normodotato Apollo non avrebbe scagliato frecce dorate e perfino Helios, dio Sole, non avrebbe potuto far sorgere e tramontare l'astro che dà luce e vita ai normodotati del mondo. In altre parole, il pantheon greco non sarebbe esistito senza il paralimpico Efesto.
E se è vero che, come sempre, il mito insegna, stavolta la lezione iscritta fra le pieghe della leggenda è quella per cui l'esito più impressionante dello sforzo umano si coglie nella capacità di riscattarsi e di recuperare, raggiungendo prestazioni che hanno dello straordinario (ovvero, in tutti i sensi, extra-ordinario). Dunque è straordinario Beethoven che, sordo dall'età di trent'anni, si narra segasse le gambe del piano per percepire sul pavimento le vibrazioni delle note. Ed è straordinaria Frida Kahlo, paralizzata ma non per questo incapace di creare bellezza, così come Michelangelo che dipingeva con dolori atroci alle mani.
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Da millenni l'essere umano sopravvive sull'inospitale eden terrestre grazie a una congenita capacità di superare i propri limiti, di adattarsi e di reagire, per cui l'unica ragione della nostra non-estinzione risiede in quello scatto di rivalsa da cui i normodotati si sentono esentati come unti del Signore e investiti di un potere assoluto e normativo. Ne è la prova il paradosso atroce per cui una medaglia paralimpica viene remunerata meno della metà di quella degli omologhi col (presunto, autoconferito) marchio DOC, e chi se ne importa se lo sforzo per accedere al podio è decuplicato. Negli Stati Uniti, poco prima dell'inizio dei Giochi di Tokyo, le cifre sono state equiparate. Da noi no. E dire che si deve a un medico italiano, Antonio Maglio, se dal 1960 le Paralimpiadi vanno di pari passo alle competizioni Olimpiche: forse, anche per questo, varrebbe la pena che qualcuno sanasse l'ingiustizia. Perché tale è, senza mezzi termini.