Giulia Ghiretti: "A Tokyo sembrava di essere in guerra. Ma poi è stata solo gioia"
di Cosimo Cito , di Cosimo CitoNel 2021 Giulia Ghiretti, 27 anni, nuotatrice paralimpica, argento a Tokyo nei 100 rana, è stata tra lo zenit e il nadir delle possibili emozioni umane: esaltazione e frustrazione, paura e meraviglia. Fino al giorno in cui, nei Giardini del Quirinale, ha realizzato. "Alla Paralimpiade avevamo fatto qualcosa di destinato a rimanere per sempre". L'azzurra, testimonial di Le Coq Sportif, si racconta presso il City Padel di Milano.
Le 69 medaglie, quello intende?
"Sì, e anche tutto il resto: la gioia che abbiamo regalato all'Italia intera, l'accoglienza a Roma, il pullman scoperto con le nostre foto per le strade, la commozione del presidente Mattarella, ed eravamo tantissimi. Ho capito tutto in quel momento e solo allora".
Non prima?
"Non a Tokyo, dove avevamo solamente vissuto tra villaggio e campi di gara, giorni frenetici, pieni di cose, di avvenimenti, di paure".
Il Covid, ad esempio.
"Certo: appena sbarca…
Nel 2021 Giulia Ghiretti, 27 anni, nuotatrice paralimpica, argento a Tokyo nei 100 rana, è stata tra lo zenit e il nadir delle possibili emozioni umane: esaltazione e frustrazione, paura e meraviglia. Fino al giorno in cui, nei Giardini del Quirinale, ha realizzato. "Alla Paralimpiade avevamo fatto qualcosa di destinato a rimanere per sempre". L'azzurra, testimonial di Le Coq Sportif, si racconta presso il City Padel di Milano.
Le 69 medaglie, quello intende?
"Sì, e anche tutto il resto: la gioia che abbiamo regalato all'Italia intera, l'accoglienza a Roma, il pullman scoperto con le nostre foto per le strade, la commozione del presidente Mattarella, ed eravamo tantissimi. Ho capito tutto in quel momento e solo allora".
Non prima?
"Non a Tokyo, dove avevamo solamente vissuto tra villaggio e campi di gara, giorni frenetici, pieni di cose, di avvenimenti, di paure".
Il Covid, ad esempio.
"Certo: appena sbarcati all'aeroporto hanno verificato la nostra App, la famigerata Ocha, i volontari hanno fatto un cordone umano, sembrava di essere in guerra, e poi ci hanno consegnato una borsettina con le provette per tutti i test salivari che poi abbiamo sostenuto tutti i giorni dal primo all'ultimo, con un'ansia incredibile. E noi eravamo arrivati dieci giorni prima della Paralimpiade e siamo stati in ritiro a Sendai, blindati. La cosa bella dell'essere arrivati a Tokyo è stata vedere il cielo, finalmente. Abbiamo pensato: anche il Giappone ha il cielo sopra!".
Lei aveva partecipato anche all'Olimpiade di Rio: quando ha avvertito le differenze maggiori?
"Durante la cerimonia di apertura, in quello stadio immenso, facevano sfilare le squadre ad una ad una, senza pubblico, in un silenzio inquietante. Si è consumato tutto in pochi istanti, siamo entrati e usciti ed è finito tutto lì".
Tokyo l'ha vista?
"Come tutti, dal finestrino. Non vedo l'ora di tornarci per capire in che città abbiamo gareggiato e dove abbiamo vissuto tutto quello".
Ci siamo comunque scoperti una grande potenza del nuoto paralimpico.
"Ogni giorno sono arrivate tante medaglie da tanti ragazzi diversi, ed è questa la cosa più bella: essere una squadra, avere una scuola, un'organizzazione vasta, diffusa".
Lei come è arrivata al nuoto?
"Ho sempre praticato ginnastica artistica. A 16 anni, durante un esercizio al trampolino elastico, sono atterrata male e le forze delle molle si sono infittite tutte su un'unica vertebra. Da allora ho perso l'uso delle gambe. Il nuoto è arrivato subito dopo come riabilitazione, cura e medicina. A Rio ho vinto un argento e un bronzo, a Tokyo un argento e Parigi è fra meno di tre anni, quindi dopodomani".
Com'era stato il suo avvicinamento alla Paralimpiade di Tokyo?
"Travagliatissimo. A maggio, prima degli Europei di maggio, gran parte della mia famiglia ha preso il Covid e ho dovuto trascorrere un mese a casa di mia nonna. Io mi sono salvata, ma mi sono trovata in un dilemma: la quarantena normale era di 10 giorni, la Regione Emilia-Romagna, io sono di Parma, l'aveva però elevata a 14. Quei quattro giorni in più mi toglievano la possibilità di essere agli Europei. Ho scritto a chiunque, anche al presidente Bonaccini, e alla fine ho ottenuto di poter essere equiparata, da atleta, alla quarantena "nazionale", di 10 giorni".
Lei è vaccinata?
"Sì, certamente. Spero comunque che venga promulgata presto la legge che permette agli atleti paralimpici di far parte al 100%, esattamente come i normodotati, dei gruppi sportivi militari, in modo da permetterci di godere di uguali diritti e uguali doveri. Anche dal punto di vista dell'accesso ai vaccini".
Oltre allo sport, c'è anche lo studio nella sua vita.
"Ho una laurea triennale in ingegneria biomedica, ora sto frequentando la specialistica. Mi piacerebbe lavorare nella progettazione di protesi biomeccaniche per atleti, unire quindi lavoro e sport".