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Kaepernick e la sua lotta contro il razzismo in "Colin in black & white": su Netflix la denuncia del quarterback escluso dalla Nfl

(reuters)
La serie in 6 episodi sul giocatore che si inginocchiava durante l'inno nazionale prima delle partite contro le violenze sugli afroamericani: "Ma io mi alleno ancora 5 giorni alla settimana per tornare in campo..."
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"Sin da bambino la cosa che ho più fortemente sognato è diventare un quarterback". Colin Kaepernck lo scandisce sin dall'inizio della serie Netflix che racconta la sua lotta contro il razzismo, strisciante a volte, manifesto in altre, che ha connotato tutta la sua esistenza e coinciso con l'obiettivo che più gli stava a cuore: giocare a football americano e farlo da quarterback. Un traguardo raggiunto a prezzo di grandi sacrifici ed enormi sofferenze. E poi brutalmente cancellato dal "sistema" quando, ormai stella della Nfl e finalista a un Super Bowl con i San Francisco 49ers, ha poggiato un ginoccchio a terra durante l'esecuzione dell'inno nazionale prima di una gara di preseason per dire: stop alle violenze della polizia sulla comunità afroamericana. Una protesta che si è diffusa come un virus in tutto il mondo e che, sinora, gli è costata la carriera. 

"Sin dalla nascita sono sempre stato…

"Sin da bambino la cosa che ho più fortemente sognato è diventare un quarterback". Colin Kaepernck lo scandisce sin dall'inizio della serie Netflix che racconta la sua lotta contro il razzismo, strisciante a volte, manifesto in altre, che ha connotato tutta la sua esistenza e coinciso con l'obiettivo che più gli stava a cuore: giocare a football americano e farlo da quarterback. Un traguardo raggiunto a prezzo di grandi sacrifici ed enormi sofferenze. E poi brutalmente cancellato dal "sistema" quando, ormai stella della Nfl e finalista a un Super Bowl con i San Francisco 49ers, ha poggiato un ginoccchio a terra durante l'esecuzione dell'inno nazionale prima di una gara di preseason per dire: stop alle violenze della polizia sulla comunità afroamericana. Una protesta che si è diffusa come un virus in tutto il mondo e che, sinora, gli è costata la carriera. 

"Sin dalla nascita sono sempre stato una seconda scelta"

"Colin in black & white", in onda adesso su Netflix, è una serie forte, mai banale, una denuncia aperta e dai toni a volte molto, molto alti, contro la discriminazione per il colore della pelle. E racconta una storia vera, quella di un ragazzino afroamericano adottato da una coppia bianca che lo ama ma che, non sempre, riesce a capire il suo disagio sino in fondo verso atteggiamenti e prassi che in vari modi lo discriminano."Sin dalla mia nascita sono sempre stato una seconda scelta", racconta Colin ripercorrendo la sua vita. Un tema che incrocia la sua smisurata e naturale passione verso il football dove dimostra dalle high school le sue qualità di straordinario atleta e giocatore moderno, capace di lanciare così come di correre e conquistare yard e touchdown con le sue gambe. Uno stile nuovo, allora. Ma Kaepernick, nel football, sin dalle prime partite, trova sembre la porta sbarrata: davanti a lui c'è puntualmente un ragazzo bianco, di minore qualità, ma bianco. E Colin fa capire che affidare la leadership di una squadra, qualunque squadra, dai ragazzini ai professionisti, a un nero, non è mai un esercizio facile per i coaching staff bianchi. 

La protesta di Kaepernick nel disegno di Lorenzo Ruggiero 

Bravo in tutto: baseball, basket e football

A complicare, paradossalmente le cose, la sua abilità nel giocare a baseball e a basket. Insomma, il giovane Colin è un vero talento dello sport. Ma dal football non gli arrivano proposte mentre tutto e tutti sembrano spingerlo verso il baseball. Ma il giovane Kaep vuole solo il football. E non si arrende. L'amore per questa disciplina, alla fine, vince su tutto e lo conduce al traguardo: "Giocherò con Nevada!", urla al telefono con la mamma quando viene finalmente preso da un college. 

"Con le treccine sembri un delinquente"

Un raro momento di autentica felicità in una adolescenza complicata, incompreso dai genitori adottivi che pure lo amano, colpito dagli sguardi preoccupati di poliziotti e gente comune che, per il solo colore della pelle, sospettano sia un criminale o qualcosa di molto vicino. "Sembri un delinquente con quelle treccine", gli urla la mamma, soltanto perché il ragazzino Colin vuole i capelli come il suo idolo del basket: Allen Iverson. "Tutto a posto?", chiede ai genitori un uomo sovrappeso, in un'altra scena, quando lo vede insieme alla coppia che lo ha adottato nello spazio angusto di un ascensore. Frame di vita quotidiana di Kaepernick. Voce narrante della serie, a volte emozionata, per lo più dura nella denuncia costante, anche nel sistema di selezione dei giovani giocatori della Nfl.   

Kaepernick con l'attore che lo ha interpretato, Jaden Michael (reuters)

Un pugno nello stomaco

Senza sconti sul tema del razzismo la regia di Ava DuVernay (autrice fra l'altro di Selma, sulla campagna di Martin Luther King in farvore del diritto di voto per gli afroamericani). Molto bravo Jaden Michael nell'interpretare il Kaepernick ragazzino con quel sorriso ingenuo e spesso frustrato da risposte cariche di pregiudizi. Una serie in sei episodi che è un pugno nello stomaco per chi, molti negli Usa e non solo, non capiscono ancora il coraggio e la forza di Kaepernich. Da cinque anni escluso dalla Nfl per quel ginocchio a terra che ha riaperto l'eterno tema del razzismo, drammaticamente attuale.

"Ma io voglio tornare al Super Bowl"

"Mi alleno cinque giorni alla settimana, sveglia alle 5 e sul campo, perché non ho alcuna intenzione di lasciar perdere: voglio ancora portare una squadra Nfl al Super Bowl", ha detto di recente Kaepernick a "Ebony". Sembra impossibile, è diventanto troppo "ingombrante" per le 32 squadre della National football league. Ma Colin sorride e ricorda: "Sembrava impossibile anche che diventassi un quarterback...". E' l'ultima difficilissima (per qualcuno impossibile) sfida del quarterback che ha cambiato per sempre il mondo della Nfl.     

Giovanni Marino
@jmarino63
g.marino@repubblica.it

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