Boxe, Mondiali Elite: Mouhiidine fa l'impresa: Italia in finale dopo 8 anni
di Luigi Panella , di Luigi PanellaL'ultima volta che un italiano era andato in finale ai mondiali era stato nel 2013 ad Almaty: con Clemente Russo, che poi si sarebbe preso anche l'oro nell'ultimo atto contro il russo Tishenko. Sul ring di Belgrado, riesce di nuovo nell'impresa un ventitreenne di papà marocchino e mamma della provincia di Avellino, Abbes Mouhiidine. "Ringrazio tutti, sono orgoglioso di aver portato l'Italia in finale, di questi colori su un palcoscenico. Penso alla mia famiglia, alla mia mamma, al papà che mi guarda dal cielo". In semifinale, leggermente sfavorito dal pronostico, ha letteralmente dominato il cubano naturalizzato spagnolo Enmanuel Reyes, uno che in questa stagione lo aveva battuto in un torneo nella Repubblica Ceca.
Una freddezza da veterano
Abbes non ha tremato, è salito sul ring per ultimo - e si sa che la lunga attesa non aiuta dal punto di vista psicologico -, poi ha fatto la figura del pugile navigato. Sempre padrone della situazione. Impostato in guardia destra, ha impressionato per la velocità nel sapersi muovere sul ring ma anche nel portare i colpi. Già dopo il secondo round (4 giudici avevano un eloquente 20-18), Reyes è entrato in una zona di non ritorno. Avrebbe dovuto ribaltare tutto con una ripresa finale vinta in maniera nettissima, ma Mouhiidine non ha tremato. Ha gestito, ha danzato. Chissà, magari avrà pensato a quello che è sempre stato il suo mito, Muhammad Ali: non a caso il suo film preferito è quello in cui il più grande è interpretato da Will Smith. Parla sempre della scena in cui Ali si allena i ragazzini in Africa ed in sottofondo c’è la canzone “Tomorrow”.
Ora la sfida alla leggenda La Cruz
A proposito di miti, ora ce n'è un altro che lo attende, una sorta di eroe di Cuba come Julio Cesar La Cruz. Lui ad Almaty, in quel famoso mondiale del 2013, già era alla seconda medaglia d'oro dopo Baku 2011. La terza se la sarebbe messa al collo due anni dopo, così come si sarebbe messi al collo gli ori di Rio nei mediomassimi e a Tokyo nella categoria più pesante. In Giappone, ai quarti, è stato protagonista di una sorta di Guerra Civile cubana proprio contro Reyes, l'esule, mentre lui fa il saluto militare sul ring. In finale parte oggettivamente strafavorito, ma... "Ogni volta che combatto - spiega Mouhiidine - mi focalizzo sulla montagna. Questa volta ne abbiamo scalata una grande, ora cercherò di scalarne una ancora più alta..."
Cavallaro resta di bronzo
Anche il bicchiere di Salvatore Cavallaro resta comunque quasi pieno. Il siciliano nella semifinale contro Yoenlis Hernandez Martinez ha confermato il suo alias, 'occhi di tigre'. Non ha avuto paura di andare a caccia pur sapendo che le armi per spaventare l'avversario non erano molte. Il problema per Cavallaro è stato,,, Hernandez, confermatosi di livello ampiamente superiore: tecnico, veloce, all'occorrenza discretamente potente.
Tutte qualità che Hernandez ha mostrato in tre round in cui comunque non ha passeggiato, costretto alla massima attenzione dalla costante avanzata del siciliano. Il jab sinistro del cubano, tra l'altro superiore in allungo, è stato il colpo che nel corso dei primi due round ha fatto la differenza. Sotto di 20-18 su tutti e 5 i cartellini, Cavallaro ha comunque voluto lasciare il mondiale a testa alta cercando l'impossibile nel terzo round. Non ce l'ha fatta, anzi è stato Hernandez che, iniziando ad usare con maggiore frequenza il destro, in qualche caso anche di primo acchitto, ha legittimato la sua vittoria. Alla fine verdetto severo ma giusto: 5-0, quattro 30-27 e addirittura un 30-26. Ma nessun rammarico: per un pugile che aveva sperato a lungo nell'Olimpiade attraverso i complicati calcoli del ranking per poi venire beffato per un pugno di punti, e che nello scorso mese di agosto era stato operato al gomito del braccio sinistro, questo bronzo ha un peso speciale.