La maniera con la quale Julio La Cruz Peralta lo ha abbracciato, ha il sapore dell'investitura del vecchio campione al suo erede. Aziz Abbes Mouhiidine è medaglia d'argento ai Mondiali Elite di boxe che si sono appena conclusi a Belgrado: nella finale della categoria 92 kg è stato sconfitto, ma con decisione non unanime (4-1) dal mito cubano. Già, un mito, non solo per il paese caraibico ma per un po' per tutto il movimento pugilistico internazionale, e probabilmente anche per i giudici. L'irpino di origine marocchina avrebbe dovuto stravincere per avere il verdetto dalla sua: lo testimonia un primo round in cui ha oggettivamente prevalso ma che tre dei cinque giudici hanno assegnato al suo avversario. Abbes è partito splendidamente, senza alcun timore riverenziale, poi il cubano gli ha spaccato l'arcata sorpaccigliare sinistra con una testata. Volontaria? No? La distensione percepita all'angolo azzurro trasmette la seconda ipotesi, ma a nostro avviso un richiamo ufficiale ci poteva stare. E qui torniamo al rispetto eccessivo per il blasone di un fuoriclasse che ha iniziato a vincere Mondiali a Baku nel 2011 e a Belgrado a conquistato il quarto, mettendoci in mezzo gli ori a Rio e Tokyo. Un intoccabile insomma.
Decisiva la testata di La Cruz
.Qual taglio ha lasciato il segno, perché Mouhiidine nel secondo round ha badato a non prendere colpi sulla ferita per non peggiorare le cose. Acque in cui un vecchio lupo di mare come La Cruz si è trovato a proprio agio, non facendosi pregare per mettere a frutto la sua boxe elegantissima, spesso in guardia bassa, fatta di scelta di tempo. Nel terzo round, in svantaggio di due punti per tre giudici e quindi senza ritorno nel verdetto, Mouhiidine ha comunque tentato il tutto per tutto facendo meglio di La Cruz, che a quel punto ha preferito girare al largo. Qualche considerazione. Abbes, atleta della Fiamme oro, ha 23 anni e sta formando la sua esperienza internazionale. La Cruz ne ha quasi dieci di più, ha combattuto 276 incontri, domina la scena da un decennio: insomma, è un argento che vale oro. E in soldoni sono 50mila dollari, il premio previsto dall'Aiba per il secondo arrivato. Meritati dal primo all'ultimo.
"Sono molto soddisfatto della prestazione che ho fatto contro un grande campione come La Cruz - commenta Mouhiidine - e fiero di aver portato il tricolore in finale. Ho sentito tutto il sostegno dell'Italia e di chi ha tifato per me qui in Serbia. Ringrazio tutti per aver creduto in me. Indossare la medaglia d'argento è un grande onore e soprattutto un motivo in più per raggiungere la vetta della montagna di sport e valori che condivido con il mio prezioso Team e la mia famiglia". "Per me - il commento dell'Head Coach Emanuele Renzini - ha vinto Abbes. Il nostro si è aggiudicato la prima e la terza nettamente, con annesso richiamo non fatto a La Cruz. Avrei potuto fare ricorso, ma non ho voluto per non sporcare una bellissima finale, che, a mio avviso, rappresenta il passaggio di consegne tra un grande campione e il futuro: il nostro Abbes".