Galeazzi, quel vocione mai banale che entrò in tutte le case italiane
di Mattia Chiusano , di Mattia Chiusano"La prua della barca azzurra sta controllando magnificamente il campo. Giuseppe e Carmine hanno messo due imbarcazioni tra sé e la barca inglese. Peppiniello non scalpita come al solito, sta ricamando l'azione. Andiamo ragazzi, ultimi 500 metri". Quando il canottaggio diventava come il calcio, quando due fratelli di Castellammare di Stabia facevano innamorare l'Italia, la voce era lui. Seul 1988, gli Abbagnale, il timoniere "Peppiniello" Di Capua, e il loro cantore, Giampiero Galeazzi, che da oggi non c'è più, lasciando un vuoto immenso nella tv e nello sport. Scalmanato e super competente, show man e guru, mai banale. Voce del canottaggio, ma anche del tennis, del calcio, protagonista di Domenica In, cronista pure di un vertice fra Reagan e Gorbaciov. Testimone di un'epoca leggendaria ma ormai sfumata, come quel due con che non c'è più alle Olimpiadi, come gli avversari sovietici, tedeschi dell'est che ins…
"La prua della barca azzurra sta controllando magnificamente il campo. Giuseppe e Carmine hanno messo due imbarcazioni tra sé e la barca inglese. Peppiniello non scalpita come al solito, sta ricamando l'azione. Andiamo ragazzi, ultimi 500 metri". Quando il canottaggio diventava come il calcio, quando due fratelli di Castellammare di Stabia facevano innamorare l'Italia, la voce era lui. Seul 1988, gli Abbagnale, il timoniere "Peppiniello" Di Capua, e il loro cantore, Giampiero Galeazzi, che da oggi non c'è più, lasciando un vuoto immenso nella tv e nello sport. Scalmanato e super competente, show man e guru, mai banale. Voce del canottaggio, ma anche del tennis, del calcio, protagonista di Domenica In, cronista pure di un vertice fra Reagan e Gorbaciov. Testimone di un'epoca leggendaria ma ormai sfumata, come quel due con che non c'è più alle Olimpiadi, come gli avversari sovietici, tedeschi dell'est che insidiavano i nostri Abbagnale, che alla fine, spinti dal suo vocione, sembravano sempre pronti per il lieto fine.
Sbalzi di vento, numero di colpi di remo, bilanciamento della barca, psicologia. Dietro al timbro da stadio che accompagnò i "Fratelloni" c'era una competenza smisurata, un amore per gli sport dell'acqua che rese indimenticabile anche una medaglia d'oro di Antonio Rossi e Beniamino Bonomi nella canoa a Sydney 2000. Galeazzi nasceva atleta, campione italiano nel singolo nel 1967 e nel doppio con Giuliano Spingardi nel 1968. Era in corsa per le Olimpiadi di Città del Messico, non riuscì a qualificarsi, ma i Giochi erano nel suo destino e arrivarono quattro anni dopo. Come inviato alle Olimpiadi di Monaco '72, quando per un imprevisto (un collega non poteva muoversi dall'impianto della scherma) si ritrovò a raccontare lo sport che avrebbe fatto amare in tutte le case italiane. Al di là dell'epopea degli Abbagnale, Galeazzi seguì il canottaggio fino alle Olimpiadi di Atene 2004. Un giorno si presentò al ritiro degli azzurri, lui immenso di statura, all'interno di una minuscola auto noleggiata, senza camicia per il caldo torrido dell'estate greca. Ma lui era "Bisteccone", come l'aveva ribattezzato Gilberto Evangelisti, lui era il canottaggio, lui tutto poteva, e anche le generazioni successive a Giuseppe e Carmine si ritrovarono a bordo piscina ad ascoltarlo, con un misto tra venerazione e curiosità.
Galeazzi, d'altronde, è stato uno dei pochi a mescolare il mondo pop di Domenica In, la fama dei grandi contenitori della Rai, con il rispetto per i piccoli sport che in Italia emergono una volta ogni quattro anni. Senza scavare solchi tra Platini o Maradona, che intervistava col braccio sulle spalle, e lo sconosciuto canottiere che ha sgobbato per uno spiraglio di gloria (e quanto sia attuale questo tema lo hanno fatto capire le medaglie d'oro di Tokyo Federica Cesarini e Valentina Rodini). Anche il tennis beneficiò della sua spinta scientifica e primordiale, con gli "Alè Adriano" che scaldarono tante edizioni della Coppa Davis e degli Internazionali. Una carica umana, unita a performance comiche, gag, travestimenti, che gli hanno permesso di conquistare le platee più popolari, al di là di 90° Minuto, Dribbling o delle varie Notti tv che accompagnavano i grandi eventi. Il Festival di Sanremo 1996, su invito di Pippo Baudo. Il doppiaggio di Space Jam, nel quale dava la voce a Mr. Swackhammer. Le edizioni di Domenica In con Mara Venier, che nel 2019 aveva voluto partecipare a un collegamento da casa sua durante la trasmissione Storie italiane. Galeazzi le disse: "Mi hai cambiato la vita, sembrava finito questo rapporto e dopo vent'anni ci siamo riuniti in trasmissione e siamo sempre gli stessi". "Tra me e te" gli rispose Mara, "è nata un'amicizia fraterna, un'amicizia vera, basata sul rispetto e la complicità, sulla voglia di stare insieme. Lui è uno della mia famiglia, Domenica In non c'entra. Ti voglio bene, amore mio". In tanti, oggi, dagli studi tv ai bacini delle regate, abbracciano il vocione che non c'è più. "Ma la prua italiana è la prima a vincere davanti alla Germania dell'Est!!! Due stupendi cavalieri delle acque, ancora loro". Era già storia prima che Bisteccone se ne andasse.