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Galeazzi, quelle urla 'scomposte' e perfette che aiutavano gli azzurri a vincere

Giampiero Galeazzi (agf)
A differenza di altri miti della cronaca più compassati, lui era intrinseco all'evento e dava la sensazione di spingere gli atleti a dare qualcosa in più
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ROMA - Anni e anni passati a deprecare l'uso delle telecronache sportive gridate, delle urla scomposte per esaltare i momenti decisivi o l'attesa del risultato e del gesto spettacolare: e in tutti questi anni nessuno si è mai lamentato delle telecronache di Giampiero Galeazzi. Anzi, è stato usato molto di più il "Risentiamola ancora", da quei momenti è nata l'imitazione perfetta dello showman Nicola Savino - quando si confrontarono in tv fu un vero spasso - e sempre e ancora, ribadiamolo, senza mai far storcere il naso a nessuno. Ci sarà un motivo. C'era stato di tutto e di più, come per la Rai dei bei tempi, c'era stato per Giampiero Galeazzi il grandissimo tennis, ma al tennis si sta più o meno composti, e poi le rubriche e le Olimpiadi altre, e mille telecronache, e incursioni in spogliatoio e colpi di genio con Maradona (non è da tutti) lasciandogli il microfono.

ROMA - Anni e anni passati a deprecare l'uso delle telecronache sportive gridate, delle urla scomposte per esaltare i momenti decisivi o l'attesa del risultato e del gesto spettacolare: e in tutti questi anni nessuno si è mai lamentato delle telecronache di Giampiero Galeazzi. Anzi, è stato usato molto di più il "Risentiamola ancora", da quei momenti è nata l'imitazione perfetta dello showman Nicola Savino - quando si confrontarono in tv fu un vero spasso - e sempre e ancora, ribadiamolo, senza mai far storcere il naso a nessuno. Ci sarà un motivo. C'era stato di tutto e di più, come per la Rai dei bei tempi, c'era stato per Giampiero Galeazzi il grandissimo tennis, ma al tennis si sta più o meno composti, e poi le rubriche e le Olimpiadi altre, e mille telecronache, e incursioni in spogliatoio e colpi di genio con Maradona (non è da tutti) lasciandogli il microfono.

Il cronista 'intrinseco' dell'impresa

Ma poi arrivarono gli Abbagnale a Seul 88 e la storia diede uno strattone. E glielo diede lui, ne aveva la possanza, Giampiero: cose magiche, concomitanze e colpi di fortuna, anche. Lui, dentro il suo sport, quello che aveva praticato ad alto livello, un canottaggio per il quale trovare un pubblico disposto a esaltarsi non era semplicissimo. Ma la concomitanza volle gli Abbagnale in acqua, i Fratelloni, Napoli, Peppiniello piccolo e acquattato accanto ai giganti, il cuore oltre l'ostacolo. E in più, si diceva la fortuna, uno sciopero Rai che stava per far saltare tutto e invece una mano pietosa, ovvero sagacissima, che rimanda lo sciopero medesimo e Giampiero Galeazzi che prende e va. Si può pensare alle telecronache di certe imprese individuali, alle Olimpiadi soprattutto, che hanno segnato l'impresa medesima: nessuna di queste avrà mai però il sincronismo perfetto con cui Bisteccone portò, trascinandoli a urla strozzate, gli Abbagnale al trionfo. La telecronaca più famosa dello sport? Forse. Per Italia-Germania 4-3 c'era il Martellini compassato che si lasciava andare appena, alla radio c'era Ameri che invocava il sorteggio sul 3-3 perché tutti erano stravolti e non si poteva reggere così (per fortuna Boninsegna sulla sinistra e Rivera a centro area decisero diversamente). Galeazzi invece fu intrinseco all'impresa, non c'è un solo spettatore che non abbia pensato che quel mega-incitamento - peraltro giornalisticamente perfetto - non abbia contribuito a spingere un po' di più i Fratelloni verso quella linea. Avrebbe dovuto salire sul gradino più alto del podio anche lui, Galeazzi, a rischio del podio medesimo.

Sydney per perfezionare la leggenda

Arriverà anni dopo anche il bis, Sidney 2000, con Rossi&Bonomi e servirà soprattutto a perfezionare la leggenda, ad arricchire il repertorio scolpito nell'acqua di frasi epiche sgorgate lì al momento ("Si guarda a destra, si guarda a sinistra" seguite da "E vince l'Italia" con la voce che cerca di scappare da quella prova disumana ma lui la riacchiappa e la stringe in una sorta di altissimo rantolo finale). E intanto, tutto senza dimenticare il compito del cronista, controllando i distacchi sul monitor e il numero dei colpi e dandone conto con esattezza in piena frenesia, con il tono di voce che va in salita fiduciosa verso la gioia pura ("È bella la barca azzurra!". "Dagli il turno Beniamino!"). Risentiamole ancora, quelle telecronache, e al diavolo in groppo in gola che prende adesso.