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Giorgio Rocca: “Goggia schiaccia tutte e Razzoli è ancora da medaglia”

Ha deciso di raccontarsi in un libro l'ex sciatore protagonista di Torino 2006. E prova a pronosticare i prossimi Giochi
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ROMA – «Costruiamo l’evento in base agli obiettivi e al budget dell’azienda. Banche, automotive, orologi, ci occupiamo delle loro attività in inverno. Piste esclusive, sciate serali, motoslitte». Sembra la scena di Caro Diario in cui a Panarea chiedevano a Nanni Moretti: «Vi serve un elefante per un party?». Eppure chi parla con questo linguaggio da imprenditore consumato è stato lo sci in Italia per qualche stagione. Soprattutto nell’anno olimpico 2006, Giochi di Torino, il movimento azzurro ridotto a poca cosa e tutto caricato sulle sue spalle. Quel che successe al Sestriere a Giorgio Rocca, dopo 5 vittorie consecutive in slalom, lo ricordano in tanti. «Tre secondi prima di cadere mi sono detto: ora gli faccio vedere io come si fa lo slalom. È cambiata la neve, mi sono infossato coi miei 96 kg nel fondo morbido e sono rimbalzato via come un coglione». Ora Rocca ha scritto un libro, Slalom, in cui raccon…

ROMA – «Costruiamo l’evento in base agli obiettivi e al budget dell’azienda. Banche, automotive, orologi, ci occupiamo delle loro attività in inverno. Piste esclusive, sciate serali, motoslitte». Sembra la scena di Caro Diario in cui a Panarea chiedevano a Nanni Moretti: «Vi serve un elefante per un party?». Eppure chi parla con questo linguaggio da imprenditore consumato è stato lo sci in Italia per qualche stagione. Soprattutto nell’anno olimpico 2006, Giochi di Torino, il movimento azzurro ridotto a poca cosa e tutto caricato sulle sue spalle. Quel che successe al Sestriere a Giorgio Rocca, dopo 5 vittorie consecutive in slalom, lo ricordano in tanti. «Tre secondi prima di cadere mi sono detto: ora gli faccio vedere io come si fa lo slalom. È cambiata la neve, mi sono infossato coi miei 96 kg nel fondo morbido e sono rimbalzato via come un coglione». Ora Rocca ha scritto un libro, Slalom, in cui racconta vita, caduta e rinascita di un campione diventato manager.
Rocca, come vive oggi il simbolo sfortunato dell’ultima Olimpiade italiana?
«Bene, in Svizzera con la mia nuova famiglia. Nella Giorgio Rocca Ski Academy ho ingaggiato 40 maestri a St Moritz, venti a Crans Montana, dieci a Livigno. Lavoro con Armani, Maserati, Hublot, Falconeri, tra gli altri. I miei maestri hanno caschi che riproducono il brand Chupa Chups. Non sono ancora ricco, ma sto lavorando per diventarlo».
Dicono che porti i Vip sulle piste più belle.
«Ho sciato con Maria De Filippi, Diletta Leotta, con Michelle Hunziker abbiamo un progetto per promuovere il turismo svizzero».
Come ha fatto a passare dai paletti alle strategie aziendali?
«Per un ex sciatore è difficile rimettersi in gioco, e devo dire che mi è servito tempo. Però mi piacciono le nuove sfide come questa, alla Bocconi ho seguito corsi sul management dello sport. In seggiovia cerco di carpire i segreti dei miei clienti imprenditori».
Come ha elaborato la delusione di Torino 2006?
«È stato il periodo della mia carriera più brutto, ma anche più bello. Tutti mi scassavano perché dovevo vincere alle Olimpiadi. Il mio terapeuta dell’epoca Beppe Vercelli mi ha detto: “Se avessi vinto non saresti l’uomo che sei oggi, quel finale disallineato ti ha permesso di rialzarti”».
Dalla Svizzera come vede lo sci azzurro?
«Mi piace vedere Sofia Goggia vincere e stravincere. Mi piace quel che comunica e come lo fa, lei fa sempre capire di essere una sana, una giusta, parla molto bene, è loquace. Poi determinata, cattiva il giusto, sta simpatica e non».
C’è anche Federica Brignone, unica a vincere la coppa assoluta.
«Un’ottima sciatrice, nessuna fa le curve in gigante come lei. È simpaticissima, colta, ma ha un carattere che soffre di più la pressione o l’avversaria. Goggia anche senza volerlo la schiaccia, a livello comunicativo ha una marcia in più».
E Marta Bassino, una coppa di gigante e un oro mondiale.
«Rispetto alle altre due azzurre ha più abilità in gigante, ma ha ha ancora bisogno di consolidare le sue capacità. È più raffinata nella sciata, ma è magretta e soffre perché peso e forza fisica contano nello sci».
Su chi delle tre punterebbe a Pechino?
«Scontato: su Sofia Goggia. Se azzecca la giornata e la pista è giusta, non ce n’è per nessuna».
Dominik Paris chi le ricorda?
«È una specie di Hermann Maier. Taciturno, si fa i cavoli suoi, è molto legato alla musica, ma quando è ora di far sul serio lo fa. È una bestia, si allena con tanta cattiveria, come un martello pneumatico. Va a dormire pensando che la carriera è la cosa fondamentale. In pista sa dove passare, guarda ogni piccola asperità del terreno e le ammortizza tutte. Non è mai in balia dell’attrezzo, fa fare allo sci quel che vuole lui a 130 all’ora in curva, dopo due minuti di gara».
Certo un Giorgio Rocca oggi ci manca.
«Ma attenti: occhio a Razzoli. A Vancouver 2010 c’ero solo da commentatore e ho rosicato, quando ha vinto lui. Se continua così, se la pista sarà facile e lui riuscirà a spingere, prenderà la medaglia anche a questo giro».