ROMA - Il calcio a 5 è pronto alla rivoluzione. Anzi, la rivoluzione è già iniziata. Per stravolgere un sistema che rischiava di portare al collasso l'intero sistema ostaggio di giocatori formati all'estero che hanno soffocato la crescita dei giovani cresciuti sportivamente in Italia, incidendo significativamente, e spesso in modo insostenibile, sui costi delle società. Il presidente della Divisione, Luca Bergamini, a un anno dall'elezione ha annunciato in un vertice con la commissione Serie A il testo della sua riforma.
Solo 3 "stranieri" e premi a chi impiega i giovani
Uno studio sulla Serie A di calcio a 5 ha dimostrato che l'80% dei calciatori impiegati sono stranieri. O meglio: calciatori di formazione straniera, a prescindere dal passaporto. Mentre solo il 4% sono Under 25 formati in Italia, contro l'8% di over 30. Una fotografia di un campionato ormai per "vecchi", dato preoccupante anche per quanto riguarda la Nazionale, che nell'Europeo di gennaio non ha superato la fase a gironi contro Kazakistan, Finlandia (qualificate davanti agli azzurri e subito fuori a quarti) e Slovenia. Anche per questo era necessario intervenire: con la riforma Bergamini, in una distinta di 12 calciatori si potranno inserire non più di 3 calciatori non formati in Italia. In più, sarà introdotta - già da questa stagione - una premialità per chi impiegherà più giovani. Che si concretizzerà nella copertura da parte della Divisione del pagamento per l'iscrizione al campionato.
Il doppio tesseramento
La riforma è stata accolta con soddisfazione anche dal presidente della Federcalcio Gravina. E, in fondo, dagli stessi club. Che, metabolizzata la riduzione della "quota stranieri", hanno realizzato come la novità porterà un inevitabile risparmio a livello di costi e di crescita dei giovani. Certo, per moti vorrà dire investire le cifre risparmiate per adeguare il proprio settore giovanile. Ma in questo senso un aiuto arriva dalla Fifa, che ha già introdotto il doppio tesseramento. Ossia la possibilità per un calciatore di essere tesserato, allo stesso tempo, per una società di calcio a 11 e una di calcio a 5, senza dover chiedere autorizzazioni alla società di appartenenza (che rarissimamente le concedevano). In pratica, per molti giovani impiegati in categorie inferiori, vuol dire aprirsi una doppia possibilità di carriera. E di guadagno. E, per il calcio a 5, di trovare nuove risorse tecniche e un bacino più largo a cui attingere.