Jacobs immenso, è campione mondiale indoor sui 60 metri. "Ho dimostrato che Tokyo non era un caso"
di Mattia Chiusano , di Mattia ChiusanoCampione olimpico, campione del mondo indoor. Sette mesi dopo Tokyo, Marcell Jacobs si conferma in cima al mondo. C’è voluto il fotofinish, ai Mondiali indoor di Belgrado, ma alla fine il verdetto è lo stesso: primo l’azzurro, battuti gli americani, a Tokyo Fred Kerley, in Serbia Christian Coleman superato di tre millesimi, davanti a Marvin Bracy. Il suo 6''41 vale anche il record europeo, che apparteneva al britannico Dwain Chambers (6''42 a Torino 2009) e per Jacobs stesso sembrava fuori portata ("per le mie caratteristiche è più difficile” aveva detto alla vigilia). Invece il record è arrivato insieme a un titolo mondiale che consolida il suo ruolo di uomo più veloce del mondo. "Volevo dimostrare che la vittoria alle Olimpiadi non era un caso" dice alla fine, dopo aver festeggiato a bordo pista col figlio Anthony. "Sono contento, voglio farvi ancora sognare". Dopo le polemiche di To…
Campione olimpico, campione del mondo indoor. Sette mesi dopo Tokyo, Marcell Jacobs si conferma in cima al mondo. C’è voluto il fotofinish, ai Mondiali indoor di Belgrado, ma alla fine il verdetto è lo stesso: primo l’azzurro, battuti gli americani, a Tokyo Fred Kerley, in Serbia Christian Coleman superato di tre millesimi, davanti a Marvin Bracy. Il suo 6''41 vale anche il record europeo, che apparteneva al britannico Dwain Chambers (6''42 a Torino 2009) e per Jacobs stesso sembrava fuori portata ("per le mie caratteristiche è più difficile” aveva detto alla vigilia). Invece il record è arrivato insieme a un titolo mondiale che consolida il suo ruolo di uomo più veloce del mondo. "Volevo dimostrare che la vittoria alle Olimpiadi non era un caso" dice alla fine, dopo aver festeggiato a bordo pista col figlio Anthony. "Sono contento, voglio farvi ancora sognare". Dopo le polemiche di Tokyo, un americano, Marvin Bracy, gli rende onore: "Pensavo che avesse vinto Coleman, onestamente. Avrei voluto ascoltare l’inno americano, ma dobbiamo toglierci il cappello davanti a questo ragazzo, lui è il campione olimpico e un grande atleta".
La progressione del campione dei 100
La partenza non era il punto forte di Jacobs sui 60, il terreno preferito invece da Christian Coleman che nel 2018, prima della squalifica per tre controlli saltati che gli aveva fatto perdere Tokyo, aveva stabilito il record mondiale in 6’’34. Jacobs ha accusato come prevedibile, ma in maniera contenuta, ha scatenato la sua progressione quando non solo Coleman, nettamente primo in terza corsia, ma anche Bracy in quarta e l’estone Karl Erik Nazarov in prima erano in vantaggio di un soffio. Quattro falcate per riprendere Bracy e Nazarov, altre quattro per essere solido secondo mentre la spinta di Coleman si affievoliva, gli ultimi cinque metri come una valanga, con Coleman risucchiato ed entrambi a testa bassa sul traguardo perché i 60 si possono decidere per meno di un centesimo. Quel che succede a Belgrado: il fotofinish quantifica in tre millesimi la differenza tra il bresciano e l’americano, ma quel che è incredibile è anche l’immagine che segue il traguardo. Sulla spinta Jacobs stacca di due metri gli americani, una promessa di quel che potrebbe succedere sui 100 metri quando arriverà la stagione all’aperto.
"Abbiamo dimostrato un’altra volta di essere i più forti quando conta"
"Abbiamo fatto una bella prima parte di stagione, ma sapevo che avrei dovuto andare più forte possibile quanto contava" le sue parole a fine gara. "Abbiamo dimostrato un’altra volta di essere i più forti quando più contava. Sono veramente contento, orgoglioso di aver conquistato anche questo titolo. Per me era veramente importante dimostrare che quello che ho fatto alle Olimpiadi non era un caso, ma era dovuto al duro lavoro che ho fatto negli anni, alla tanta dedizione per arrivare a questo punto. Qui l’abbiamo confermato di nuovo. Sono contento perché mi sono messo alla prova in una gara che non è la mia, dovevo migliorare veramente tanto in questa parte di stagione per correre ancora più forte all’aperto. Non vedo l’ora di iniziare i cento metri, e fare sognare voi e me stesso. E' la festa del papà, mio figlio è qui e quindi faccio gli auguri a tutti i papà del mondo. Un augurio speciale al padre del mio allenatore Paolo Camossi che non sta passando un momento bellissimo, gli auguro il meglio. Per la prima volta riesco a commuovermi anch’io".
Il ruolo dell'allenatore Paolo Camossi
Marcell Jacobs attribuisce i successi degli ultimi mesi al connubio col suo tecnico: "Camossi è molto più di un allenatore, abbiamo passato momenti non facili quando facevo il salto in lungo, ma anche nella velocità in cui prendevamo batoste ovunque. Abbiamo tenuto duro e continuato a lavorare a testa bassa, siamo rimasti coi piedi per terra anche dopo le Olimpiadi, abbiamo lavorato duramente e questo è il risultato".
Una falsa partenza in semifinale, poi il super tempo
La semifinale con record italiano (6''45) di Marcell Jacobs è stata macchiata da una falsa partenza, costata la gara al giapponese Tada. Jacobs non si è scomposto, esibendosi nella solita routine prima della partenza con la mano sul cuore, il sorriso e l'indice alzato come ad ammonire gli avversari. La partenza, ritenuta il suo punto debole rispetto allo specialista Coleman, si è dimostrata invece all'altezza delle sue ambizioni. Dopo una decina di metri Jacobs era già in testa sulla linea di Stephen Abosi del Botswana, un passo avanti rispetto al quotato ivoriano Arthur Cissé e al britannico Adam Thomas, alla fine secondo in 6''57. Attorno ai quaranta metri l'allungo deciso che scavava un fosso sugli avversari, una progressione che Jacobs concludeva allungando il petto sul traguardo, a cercare il tempo e a mandare un segnale agli americani. Un antipasto di quel che sarebbe successo in finale.