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La lotta del commendator Conyedo: "Orgoglioso dell'Italia, ma Cuba resta nel mio cuore"

Abraham Conyedo 
Bronzo a Tokyo, da oggi agli Europei di Budapest. Diviso tra la sua nuova patria e la giovinezza nell'Isla. L'inizio con la boxe, la passione per il baseball, ma anche temi sociali importanti come razzismo e bullismo. Fino alla gioia per l'onorificenza dello Stato: "Per prima cosa ho telefonato alla mamma"
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"Per prima cosa ho telefonato alla mamma. Lo avevo sentito in tv, sui film, ma che capitasse a me... Commendatore della Repubblica, proprio non me lo aspettavo". Un entusiasmo trascinante, amplificato da quasi 100 kg spalmati su un fisico straordinario. Ha vinto tanto per la sua Cuba, ora vince tanto per la sua Italia: il bronzo nella lotta che gli è valso l'onorificenza che lo ha reso così orgoglioso è stata la medaglia numero 39 delle 40 della spedizione trionfale all'Olimpiade di Tokyo. Abraham Conyedo da Santa Clara. Città all'interno dell'Isla, trecento km da L'Avana: vi furono ottenute vittorie fondamentali per il successo della rivoluzione, lì c'è un mausoleo che accoglie le spoglie di Che Guevara.

Da Santa Clara a Ostia, dove vive e si allena, è un bel percorso.
"Dovevo fare le Olimpiadi di Rio, però mi sono rotto i legamenti del ginocchio. Sono stato fermo 8 mesi, poi alle selezion…

"Per prima cosa ho telefonato alla mamma. Lo avevo sentito in tv, sui film, ma che capitasse a me... Commendatore della Repubblica, proprio non me lo aspettavo". Un entusiasmo trascinante, amplificato da quasi 100 kg spalmati su un fisico straordinario. Ha vinto tanto per la sua Cuba, ora vince tanto per la sua Italia: il bronzo nella lotta che gli è valso l'onorificenza che lo ha reso così orgoglioso è stata la medaglia numero 39 delle 40 della spedizione trionfale all'Olimpiade di Tokyo. Abraham Conyedo da Santa Clara. Città all'interno dell'Isla, trecento km da L'Avana: vi furono ottenute vittorie fondamentali per il successo della rivoluzione, lì c'è un mausoleo che accoglie le spoglie di Che Guevara.

Da Santa Clara a Ostia, dove vive e si allena, è un bel percorso.
"Dovevo fare le Olimpiadi di Rio, però mi sono rotto i legamenti del ginocchio. Sono stato fermo 8 mesi, poi alle selezioni cubane ho perso da uno che battevo sempre. Mi sono sentito demotivato, senza più opportunità. E proprio in quel periodo è arrivata la chiamata dell'Italia...".

Uno con il suo carattere esuberante si sarà ambientato con facilità.
"Non è stato così semplice invece. Mi sono ambientato subito, ma in palestra. Nella vita è stato diverso. A Cuba se vai ad una festa e incontri qualcuno che non hai mai conosciuto prima ci parli di tutto, ti apri subito. Qui è diverso, c'è maggiore chiusura. Insomma, ho dovuto prendere le misure".

 

In Italia ha avuto qualche problema con il razzismo?
"Problema no, al massimo qualche episodio. Girando per strada con una ragazza bionda, carina, qualcuno ci guardava e diceva una frase sbagliata. Ma io sono andato avanti senza farci caso, sono sempre rimasto tranquillo".

Razzismo tra l'altro fa rima con bullismo, altro problema irrisolto
"E' un problema che riguarda tutto il mondo. Parte da gente che ha una autostima molto bassa e cerca di elevarla con la prepotenza. Ho sempre difeso i più piccoli, certo con me il prepotente non ha mai provato a farlo nessuno...".

Per l'Italia cercherà di conquistare un'altra medaglia agli Europei di Budapest che iniziano oggi. Ma un posto per Cuba nel cuore c'è sempre.
"Non potrebbe essere altrimenti. Ho vissuto tutto il mio tempo a Cuba, mi sono divertito tantissimo. Nella mia casa c'erano tre generazioni, era grande ma anche affollata. Chi faceva l'elettricista, chi vendeva cibo, chi insegnava. Mia zia ad esempio era una professoressa di informatica. E poi sembrava che tutte le donne si fossero messe d'accordo per fare figli che andassero forti un po' in tutti gli sport".

Quindi oltre alla lotta ci sono altri amori sportivi.
"Ho fatto pugilato. All'Accademia sportiva cubana mi sono confrontato con tanta gente che poi ha raggiunto i vertici. Conosco bene La Cruz (leggenda della boxe dilettantistica, 4 ori mondiali, 2 ori olimpici, ndr) fin da quando eravamo bambini. La prima volta che ci stiamo incontrati stavamo giocando a calcio, gli ho persino mollato una pallonata in faccia...".

Del resto chi vive in Italia non può non amare il calcio.
"Invece a me piace fino a un certo punto. Lo sport che mi fa impazzire è il baseball. Amo anche il basket, il calcio meno".

Tornando alla boxe. Cosa l'ha spinta a virare verso la lotta?
"Sono un tipo che ha bisogno sempre di sensazioni positive. Mi dicevano che con il mio fisico potevo diventare il nuovo Savon, ma poi è successo che il mio allenatore è andato in Venezuela e mi sono sentito solo. La delusione mi ha allontanato dal ring".

Tutto sommato meglio così, altrimenti non ci sarebbe stata l'Italia e Tokyo...
"All'Olimpiade mi sono sentito tranquillo sin dall'inizio. Ho fatto fatica a qualificarmi perché c'erano tanti campioni, ma una volta riuscito ho fatto una promessa. 'Tornerò con una medaglia'. E così è stato".