New Zealand sceglie l'Europa, la Coppa America a Barcellona
di Raffaele R. Riverso , di Raffaele R. RiversoL'Americas's Cup torna in Europa. Dopo Valencia, sede della competizione più antica del mondo nel 2007 e nel 2010, la coppa delle cento ghinee si trasferirà nel porto di Barcellona, dove Team New Zealand difenderà, nel 2024, il titolo conquistato l'anno scorso nel golfo di Hauraki battendo (7-3) Luna Rossa. A deciderlo è stato lo stesso Defender kiwi che, dopo aver rifiutato i 64 milioni di euro messi sul piatto da Auckland, ha accettato l'offerta arrivata dalla Catalogna, dove gli interessi pubblici e quelli privati si sono trovati, almeno questa volta, d'accordo riuscendo a racimolarne più di 70. A spingere le aziende private e le istituzioni pubbliche a far fronte comune è stato il desiderio di rilanciare la propria capitale, una delle città maggiormente colpite dalla crisi nera del settore turistico provocata dall'irruzione nelle nostre vite del Covid.
L'Americas's Cup torna in Europa. Dopo Valencia, sede della competizione più antica del mondo nel 2007 e nel 2010, la coppa delle cento ghinee si trasferirà nel porto di Barcellona, dove Team New Zealand difenderà, nel 2024, il titolo conquistato l'anno scorso nel golfo di Hauraki battendo (7-3) Luna Rossa. A deciderlo è stato lo stesso Defender kiwi che, dopo aver rifiutato i 64 milioni di euro messi sul piatto da Auckland, ha accettato l'offerta arrivata dalla Catalogna, dove gli interessi pubblici e quelli privati si sono trovati, almeno questa volta, d'accordo riuscendo a racimolarne più di 70. A spingere le aziende private e le istituzioni pubbliche a far fronte comune è stato il desiderio di rilanciare la propria capitale, una delle città maggiormente colpite dalla crisi nera del settore turistico provocata dall'irruzione nelle nostre vite del Covid.
Battute Cork e Gedda
In Nuova Zelanda ci hanno messo davvero poco a capire che quella formulata dall'associazione privata Barcelona Global fosse un'offerta che non potevano proprio rifiutare. È stato lo stesso comune di Barcellona ad ammettere di aver presentato la propria candidatura soltanto venerdì scorso, a differenza di Cork e Gedda che lavorano al progetto già da tempo. Grant Dalton, però, è un uomo con le idee chiare, sia in mare che sulla terra ferma, e non a caso gli è bastato appena un fine settimana per studiare i dettagli dell'opzione catalana e decidere che fosse quella giusta, scartando in un batter di ciglio sia la via irlandese che quella araba. La scommessa è chiara e inequivocabile: "Barcellona è una delle città più conosciute al mondo e per questo dargli la possibilità di accogliere la competizione di vela più importante del mondo è una sfida molto emozionante - ha assicurato il Ceo dell'imbarcazione kiwi - . In qualità di Defender dell'America's Cup abbiamo preso sempre sul serio la responsabilità di far crescere l'evento, l'audience e, più in generale, il nostro sport nel mondo. E, senza ombra di dubbio, il fatto che si celebrerà in una città così importante ci permetterà di dare un ulteriore impulso a questa crescita".
La rivoluzione sostenibile
Inutile nascondersi dietro un dito e negare che l'aspetto economico sia stato non solo importante, bensì fondamentale nella scelta di Dalton. Ciononostante, i neozelandesi ci hanno tenuto a sottolineare alcuni dei fattori che fanno di Barcellona la sede ideale della trentasettesima edizione della competizione. Così come l'America's Cup attraverso il suo nuovo protocollo, infatti, anche Barcellona ha dimostrato di voler essere una delle protagonisti principali della rivoluzione sostenibile, facendo dell'impegno sociale la propria stella polare e puntando chiaramente a trasformarsi nella capitale digitale e tecnologica d'Europa: oltre al World Mobile Congress, sulla sponda catalana del mar Mediterraneo hanno messo le proprie radici diversi Startup Hub che scommettono già da molti anni sull'innovazione proiettando, così, nel mondo l'immagine di una città globale e aperta alle contaminazioni. Allo stesso modo, le infrastrutture messe a disposizione dal comune di Barcellona e dalla Generalitat de Catalunya sono di primo livello, così come la disponibilità a trasformare il proprio World Trade Center - siamo in fondo alle famose 'rambles' - in una fantastica fan zone pronta ad accogliere tifosi e curiosi che arriveranno da tutto il mondo: "La Coppa America non è solo un'attività sportiva isolata, ma offre molto più alla propria sede - ha ricordato il presidente del governo catalano, Pere Aragonés - . Si tratta di un evento che genererà un ritorno non solo economico, ma sotto diversi punti di vista e, allo stesso modo, lascerà un'eredità molto importante a tutta la Catalogna".
Il protocollo
Il numero uno della Generalitat si è detto molto soddisfatto per il fatto che "a Barcellona si celebrerà la prima America's Cup femminile della storia", prevista dal protocollo della trentasettesima edizione della competizione presentato lo scorso novembre e nel quale sono state inserite importanti novità come quelle relative alla riduzione dei costi (le squadre potranno costruire sola una nuova imbarcazione AC75) e del numero dei membri degli equipaggi (da 11 a 8). L'annuncio della sede era stato messo in calendario per domani, ma quando ha ricevuto il dossier dell'associazione Barcelona Global, Grant Dalton non ha avuto dubbi: "Tutto ciò dovrà servire a promuovere la città nel mondo dopo la pandemia", la speranza della sindaca Ada Colau che ha incassato con piacere le prime stime sull'impatto economico che avrà sulla 'ciutat comtal'una competizione che muove un miliardo di dollari e di spettatori. Il termine ultimo per le iscrizioni dei Challengers, aperto lo scorso dicembre, è stato fissato per il prossimo 31 luglio. Da quella lista verrà fuori il nome dello sfidante che, a cavallo tra il mese di settembre e quello di ottobre del 2024, proverà a soffiare la coppa delle cento ghinee al Defender neozelandese.