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Il 'Pugile a riposo' diventa poesia in 'Rovine'

Il 'Pugile a riposo' diventa poesia in 'Rovine'
Gabriele Tinti nel suo libro crea un connubio tra poetica e arte antica. E non mancano i riferimenti allo sport
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Nelle schegge di fresca memoria, la figura di Deontay Wilder accanto al "Pugile a riposo" è una di quelle che ci mettono poco a tornare. Fu durante la visita a Roma dell’allora campione del mondo dei pesi massimi (titolo poi perso contro Tyson Fury e non riconquistato nella rivincita). Un fisico che è una scultura vicino al capolavoro della statuaria antica attribuito a Lisippo. Uno accanto all’altro, ideale fusione tra storia e modernità in un sovrapporsi di emozioni. Quel giorno a Roma c’era anche Gabriele Tinti con quel suo mestiere antico – ci piace chiamarlo mestiere –, il poeta.

Mestiere un po’ dimenticato che invece avrebbe la necessità di venire riscoperto. Perché, parole di Goethe, “Si dovrebbe, almeno ogni giorno, leggere una bella poesia”. Nel suo ‘Rovine’ (Libri Scheiwiller) Tinti raccoglie le sue poesie, scritte Ispirandosi ad alcuni fra i più grandi capolavori di arte antica. Un viaggio nel tempo che ha trovato molti attori di notevole spessore pronti a modulare le proprie voci sulle sensazioni trasmesse dal poeta.

Kevin Spacey, Malcolm McDowell, Abel Ferrara, Stephen Fry, James Cosmo, Joe Mantegna, Robert Davi, Burt Young, Franco Nero, Alessandro Haber, Michele Placido, Marton Csokas, Jamie McShane e Vincent Piazza. Tutte letture tenute al cospetto delle opere fonte di ispirazione dell’autore. Un connubio con l’arte classica, ma anche con lo sport. Corridori, L’Atleta Vittorioso, e soprattutto il Pugile, il guerriero per eccellenza, quello in cui tutti vorrebbero ma che in troppi hanno paura di essere. Urla forte il gorgo profondo. Finiscilo! / Si sgola la cavea furiosa. Finiscilo! / Sento abbaiarmi addosso. Mi fermo a guardarlo. / E’ di nuovo in piedi. Non chiede compassione / Soltanto cerca un po’ di verità, una nuova ferita.

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