Cinquanta di queste maratone nel nome di Kathrine Switzer: Boston festeggia le donne, saranno 12mila al via
di Mattia Chiusano , di Mattia ChiusanoNella prima edizione arrivarono in otto al traguardo. Vinse Nina Kuscsik, anche se la vera rivoluzionaria aveva corso cinque anni prima. Un foto che è diventata icona: una donna in tuta col pettorale 261, inseguita e strattonata da un addetto dell’organizzazione che cerca di metterla fuori gara, l’ultimo rigurgito di maschilismo che Kathrine Switzer mise a nudo con la sua coraggiosa apparizione a Boston nel 1967, dopo essersi iscritta regolarmente come K.V. Switzer. Lunedì saranno più di dodicimila, le donne in gara nell’edizione femminile numero 50 della maratona più antica. Nata nel 1897 in seguito alle Olimpiadi di Atene ma pronta per organizzare una prova femminile solo nel 1972, quando ancora si pensava che il corpo femminile non fosse in grado di sostenere una simile fatica (e ancora negli anni Duemila in paesi del terzo mondo questa credenza era fortemente radicata).
Per festeggiare l’anniversario, si allestirà…
Nella prima edizione arrivarono in otto al traguardo. Vinse Nina Kuscsik, anche se la vera rivoluzionaria aveva corso cinque anni prima. Un foto che è diventata icona: una donna in tuta col pettorale 261, inseguita e strattonata da un addetto dell’organizzazione che cerca di metterla fuori gara, l’ultimo rigurgito di maschilismo che Kathrine Switzer mise a nudo con la sua coraggiosa apparizione a Boston nel 1967, dopo essersi iscritta regolarmente come K.V. Switzer. Lunedì saranno più di dodicimila, le donne in gara nell’edizione femminile numero 50 della maratona più antica. Nata nel 1897 in seguito alle Olimpiadi di Atene ma pronta per organizzare una prova femminile solo nel 1972, quando ancora si pensava che il corpo femminile non fosse in grado di sostenere una simile fatica (e ancora negli anni Duemila in paesi del terzo mondo questa credenza era fortemente radicata).
Per festeggiare l’anniversario, si allestirà la più grande maratona di sempre a Boston: con quattro ragazze (kenyane) che vengono già definite Big Four e rappresentano le detentrici del record mondiale, le campionesse delle Olimpiadi, di Chicago, Londra, Tokyo e New York. Un cast stellare, nato da un calendario favorevole. La ricchissima maratona di Londra si è piazzata in autunno, lasciando spazio libero a Boston che ha richiamato molti campioni anche in campo maschile. Un ritorno alle tradizioni, oltretutto, 1099 giorni dopo l’ultima edizione celebrata nel terzo lunedì di aprile. Da allora, la prima edizione cancellata dopo 126 anni (Covid), lo spostamento a ottobre nel 2021 e quest’anno, finalmente, la ricollocazione nel Patriot’s Day che commemora l'inizio della guerra d'indipendenza.
Una miscela magica di storia americana e futuro della maratona, nell’era delle superscarpe e delle supercampionesse venute dall’Africa. Peres Jepchirchir è la prima ad aver vinto le Olimpiadi e una grande maratona autunnale (New York) nello stesso anno. È imbattuta dal 2019, e se vincesse a Boston completerebbe un tris spettacolare. Ma deve fare i conti, prima fra tutte, con Joyciline Jepkosgei, che ha vinto a Londra ed è allenata da un italiano, il torinese Gabriele Nicola che vive in Africa dal 2007. La più veloce del mondo, nell’incredibile panorama kenyano, non è né l’una né l’altra: a correre in 2h14’04’’ a Chicago nel 2019 è stata Brigid Kosgei, anche lei al via a Boston, “solo” seconda alle Olimpiadi di Tokyo dopo una serie di infortuni. Per completare il quadro, la campionessa del mondo Ruth Chepngetich (che a Tokyo fu costretta a ritirarsi e ha voglia di rivincita).
Non ci poteva essere modo migliorare per celebrare i cinquant’anni delle donne a Boston. L’asticella è altissima, e le atlete di punta, non solo kenyane, hanno studiato i minimi dettagli per farsi trovare preparate. Ad aprile a Boston, con notti di freddo pungente che toccano ancora i 5 gradi. Così diverse da Addis Ababa dove si è preparata Degitu Azimeraw, un’altra delle favorite. La soluzione è stata presto trovata: svegliandosi alle 3 del mattino e andando a correre di notte, nella parte più fredda della giornata, l’etiope ha cercato di riprodurre le condizioni di gara che avrebbe trovato nel Massachusetts.
In una sfida di così alto livello dispiace che non possa esserci, in campo maschile, il primatista italiano Eyob Faniel, terzo a New York, che ha deciso di fermarsi per problemi fisici e ora punta sulla maratona degli Europei, a Monaco il giorno di Ferragosto. Non potrà misurarsi contro cinque uomini scesi sotto le due ore e 4 minuti, contro i campioni in carica di Boston (Benson Kipruto), New York (Albert Korir) e Londra (Sisay Lemma), oltre al due volte vincitore di NYC Geoffrey Kamworor. Ma anche di fronte a una gara gigantesca, mai come quest’anno la maratona di Boston è delle donne.