✕

La missione di Bubka: “Giusto fermare i russi. Aiuto i nostri atleti, molti sono al fronte”

Ascolta l'audio

Il re dell'asta a Roma ospite del Coni: “Anche il Cio si è espresso per il bando”. La paura per la madre ancora nel Donbass
2 minuti di lettura

ROMA - L’uomo che più di tutti ha incarnato il campione sovietico, il demolitore seriale di record del mondo nel salto con l’asta, ha lasciato Kiev in uno scompartimento di dieci metri quadrati sul treno per Leopoli. Con nove bambini nel ripiano superiore e otto in quello in basso: affamati, e quindi nutriti dalle poche scorte che Sergei Bubka si era portato dietro in quella che non era una fuga, ma una missione. Coordinare gli aiuti per lo sport della sua nazione, devastata dalla guerra ma pronta a risorgere: “Perché il nostro futuro sarà luminoso” dice ora a Roma, sua prima apparizione bagnata dalla lacrime non appena ricorda “la tragedia”, interrompendo il suo discorso di ringraziamento all’Italia che si è impegnata ad accogliere cinquecento tra atleti e tecnici ucraini di venti sport. “Il mio cuore è spezzato” dice nell’Aula Magna del centro olimpico dell’Acqua Acetosa, di fronte a…

ROMA - L’uomo che più di tutti ha incarnato il campione sovietico, il demolitore seriale di record del mondo nel salto con l’asta, ha lasciato Kiev in uno scompartimento di dieci metri quadrati sul treno per Leopoli. Con nove bambini nel ripiano superiore e otto in quello in basso: affamati, e quindi nutriti dalle poche scorte che Sergei Bubka si era portato dietro in quella che non era una fuga, ma una missione. Coordinare gli aiuti per lo sport della sua nazione, devastata dalla guerra ma pronta a risorgere: “Perché il nostro futuro sarà luminoso” dice ora a Roma, sua prima apparizione bagnata dalla lacrime non appena ricorda “la tragedia”, interrompendo il suo discorso di ringraziamento all’Italia che si è impegnata ad accogliere cinquecento tra atleti e tecnici ucraini di venti sport. “Il mio cuore è spezzato” dice nell’Aula Magna del centro olimpico dell’Acqua Acetosa, di fronte al presidente del Coni Giovanni Malagò e alla sottosegretaria allo sport Valentina Vezzali. “Senza di voi non abbiamo futuro, ma so anche che siamo una nazione forte di gente che ama la vita”.

Primo a superare i sei metri, 35 record del mondo, sei titoli mondiali consecutivi dal 1983 al 1997, Sergei Bubka è membro del Cio dal 1999. È stato campione olimpico, a Seul 1988 e non nell’edizione dei Giochi che doveva essere sua: “A Los Angeles 1984 sognavo di vincere l’oro, ma il governo decise di non partecipare. Proprio qui a Roma, dopo i Giochi americani, partecipai alla battaglia tra il campione socialista, che ero io, e quello capitalista, il francese Vigneron, entrambi abbiamo battuto il record del mondo”. Una vittima del boicottaggio, che riuscì a rifarsi solo quattro anni dopo. Per questo fa impressione la sua sentenza sugli atleti russi, che non vorrebbe vedere nemmeno da neutrali alle Olimpiadi di Parigi: “Il Cio ha espresso una forte posizione, raccomandando alle federazioni internazionali di non farli partecipare. E’ la prima volta che il Cio si esprime così, e l’Ucraina lo appoggia pienamente”. Bubka ne parlerà oggi stesso a Losanna con Bach, che lo ha nominato coordinatore del fondo di solidarietà.

Il minuto di silenzio per le vittime dell'Ucraina con Bubka (al centro), Carlo Mornati, Giovanni Malagò, Valentina Vezzali e il ministro dello sport Guttsait (ansa)

È un successo diplomatico italiano la prima uscita pubblica di Bubka, insieme al ministro dello sport del governo Zelensky, Vadym Guttsait, ex sciabolatore che dice: “Sono tempi spaventosi, in cui capiamo chi è amico e chi no”. “Questa è la vostra seconda casa” ribatte il presidente del Coni. Ma c’è anche chi è rimasto a casa, a combattere. L’ex judoka Georgii Zantaraia, asserragliato a Kiev: “E’ un grande cittadino ucraino, che sta facendo un duro lavoro di solidarietà” continua Bubka. Poi c’è il biathleta Dmytro Pidruchnyi: “Insieme ai suoi compagni ha preso le armi ed è andato a difendere il Paese. Abbiamo anche atleti che hanno perso la vita”. Sullo sport ucraino stanno piovendo contributi da tutto il mondo, ma quando i soldi arrivano ad atleti e tecnici la destinazione è quasi sempre la stessa: “Li dobbiamo convincere a prenderli, e quando ci riusciamo loro li girano all’esercito per difenderci”.

Quando saltava Sergei Bubka veniva identificato con Lugansk, la sua città, e Donetsk dove si allenava e fino al 2014 organizzava una gara per le stelle del salto con l’asta. Ma dalla guerra nel Donbass non ha più messo piede nella sua terra, e ogni giorno cerca di contattare la madre che a 85 anni fa fatica a camminare: “Mi ha detto: ‘Sono nata della Seconda Guerra mondiale, e adesso che sono vecchia assisto a tutto questo’. Io non posso fare niente, questa è la mia situazione”. Nemmeno essere simbolo dell’Urss e dell’Ucraina allo stesso tempo, membro del Cio applaudito in tutto il mondo, lo aiuta nell’inferno ucraino.