ROMA - L’uomo che più di tutti ha incarnato il campione sovietico, il demolitore seriale di record del mondo nel salto con l’asta, ha lasciato Kiev in uno scompartimento di dieci metri quadrati sul treno per Leopoli. Con nove bambini nel ripiano superiore e otto in quello in basso: affamati, e quindi nutriti dalle poche scorte che Sergei Bubka si era portato dietro in quella che non era una fuga, ma una missione. Coordinare gli aiuti per lo sport della sua nazione, devastata dalla guerra ma pronta a risorgere: “Perché il nostro futuro sarà luminoso” dice ora a Roma, sua prima apparizione bagnata dalla lacrime non appena ricorda “la tragedia”, interrompendo il suo discorso di ringraziamento all’Italia che si è impegnata ad accogliere cinquecento tra atleti e tecnici ucraini di venti sport. “Il mio cuore è spezzato” dice nell’Aula Magna del centro olimpico dell’Acqua Acetosa, di fronte a…
ROMA - L’uomo che più di tutti ha incarnato il campione sovietico, il demolitore seriale di record del mondo nel salto con l’asta, ha lasciato Kiev in uno scompartimento di dieci metri quadrati sul treno per Leopoli. Con nove bambini nel ripiano superiore e otto in quello in basso: affamati, e quindi nutriti dalle poche scorte che Sergei Bubka si era portato dietro in quella che non era una fuga, ma una missione. Coordinare gli aiuti per lo sport della sua nazione, devastata dalla guerra ma pronta a risorgere: “Perché il nostro futuro sarà luminoso” dice ora a Roma, sua prima apparizione bagnata dalla lacrime non appena ricorda “la tragedia”, interrompendo il suo discorso di ringraziamento all’Italia che si è impegnata ad accogliere cinquecento tra atleti e tecnici ucraini di venti sport. “Il mio cuore è spezzato” dice nell’Aula Magna del centro olimpico dell’Acqua Acetosa, di fronte al presidente del Coni Giovanni Malagò e alla sottosegretaria allo sport Valentina Vezzali. “Senza di voi non abbiamo futuro, ma so anche che siamo una nazione forte di gente che ama la vita”.
È un successo diplomatico italiano la prima uscita pubblica di Bubka, insieme al ministro dello sport del governo Zelensky, Vadym Guttsait, ex sciabolatore che dice: “Sono tempi spaventosi, in cui capiamo chi è amico e chi no”. “Questa è la vostra seconda casa” ribatte il presidente del Coni. Ma c’è anche chi è rimasto a casa, a combattere. L’ex judoka Georgii Zantaraia, asserragliato a Kiev: “E’ un grande cittadino ucraino, che sta facendo un duro lavoro di solidarietà” continua Bubka. Poi c’è il biathleta Dmytro Pidruchnyi: “Insieme ai suoi compagni ha preso le armi ed è andato a difendere il Paese. Abbiamo anche atleti che hanno perso la vita”. Sullo sport ucraino stanno piovendo contributi da tutto il mondo, ma quando i soldi arrivano ad atleti e tecnici la destinazione è quasi sempre la stessa: “Li dobbiamo convincere a prenderli, e quando ci riusciamo loro li girano all’esercito per difenderci”.