Pugilato, Fury contro Whyte a Wembley: in centomila per l'ultima recita sul ring del Gypsy King
di Luigi Panella , di Luigi PanellaNovantaquattromila biglietti spariti in un lampo, altri cinquemila posti ricavati utilizzando qualsiasi spazio vitale: fanno quasi centomila, record di affluenza per la boxe di questo secolo. L'ombelico del pianeta stasera sarà lo stadio di Wembley, a Londra. La calamita è Tyson Fury. È il campione del mondo dei pesi massimi Wbc, Gypsy King, il re dei gitani: viene da una famiglia nomade di origine irlandese che a un certo punto ha messo le tende nei sobborghi di Manchester. Il padre gli diede un cognome come nome: Tyson, pensando a Iron Mike, nella speranza remota che sopravvivesse. Era nato al sesto mese e pesava appena un chilo, ce l'ha fatta: ora è un omone di 206 cm che supera di parecchio il quintale. Non ricorda la statua del "Pugile in riposo", con quei fianchi così ampi che stonano con la sua grande mobilità e una notevole classe pugilistica. Perché Fury è un grande campione, condizione necessaria per u…
Novantaquattromila biglietti spariti in un lampo, altri cinquemila posti ricavati utilizzando qualsiasi spazio vitale: fanno quasi centomila, record di affluenza per la boxe di questo secolo. L'ombelico del pianeta stasera sarà lo stadio di Wembley, a Londra. La calamita è Tyson Fury. È il campione del mondo dei pesi massimi Wbc, Gypsy King, il re dei gitani: viene da una famiglia nomade di origine irlandese che a un certo punto ha messo le tende nei sobborghi di Manchester. Il padre gli diede un cognome come nome: Tyson, pensando a Iron Mike, nella speranza remota che sopravvivesse. Era nato al sesto mese e pesava appena un chilo, ce l'ha fatta: ora è un omone di 206 cm che supera di parecchio il quintale. Non ricorda la statua del "Pugile in riposo", con quei fianchi così ampi che stonano con la sua grande mobilità e una notevole classe pugilistica. Perché Fury è un grande campione, condizione necessaria per un pubblico del genere, ma non sufficiente.
Fury: "Sarà il mio ultimo match"
I 132.247 (record assoluto di paganti) che nel febbraio 1993 riempirono come un uovo lo Stadio Azteca di Città del Messico andarono per il pugile, ma soprattutto per il mito Julio Cesar Chavez. E Wembley traboccherà anche per il personaggio Fury. "Sarà il mio ultimo match, poi mi godrò i milioni guadagnati con la mia famiglia". Eppure nessuno gli crede. Un po' perché all'orizzonte c'è la possibile riunificazione del titolo con il detentore delle altre sigle, l'ucraino Oleksandr Usyk. Un po' perché Fury è tutto e il contrario di tutto, dai suoi completi con mille fiori e colori alle curiose rivelazioni sul segreto della sua forza. La attribuisce a un onanismo sfrenato: "Lo faccio sette volte al giorno, aumenta il livello di testosterone", precisando anche di usare indistintamente entrambe le mani... Imprevedibile, anche nel male. Dopo aver posto fine al regno di Wladimir Klitschko, cadde in una spirale di depressione, droga, autodistruzione, frasi sgradevoli - omofobe e sessiste - lanciate a caso. Poi la redenzione e la drammatica trilogia con il bomber dell'Alabama Deontay Wider: il primo incontro pareggiato, quindi due vittorie prima del limite.
Le canzoni dedicati alla moglie Paris
Un ritorno a tutto tondo, del pugile e dell'istrione, capace di arrivare sul ring sorretto da amazzoni mentre siede su un trono o vestito a stelle e strisce come l'Apollo Creed di Rocky. Di nuovo sul quadrato, guardare negli occhi gli avversari e la sua Paris. Si sono conosciuti quando erano adolescenti, dal loro matrimonio sono nati sei figli. Tre femmine e tre maschi, tutti "Prince" come primo nome. "Perché il re dei gitani ha i suoi principi". Paris c'è sempre stata, anche nella fase della caduta agli inferi ("Senza non ce l'avrei fatta"). Quando vince (31 successi e un pari, per ora praticamente sempre), le dedica una canzone direttamente sul ring: I Don't Want to Miss A Thing degli Aerosmith il suo cavallo di battaglia, ma non è malaccio neanche una cover di American Pie.
33 milioni di dollari per Fury, "solo" 8 per Whyte
Se canterà ancora, lo stabilirà anche l'uomo ombra della storia, lo sfidante Dillian Whyte: poche parole nella conferenza stampa, tanto silenzio. È l'occasione della vita, sa che può coglierla anche con uno solo dei suoi pugni potentissimi. Lo sa anche Alexander Povetkin, l'ultima delle sue 28 "vittime": è quel russo che da dilettante batteva sempre il nostro Cammarelle. Ombroso al limite dello scontroso, porta dentro la sua anima un passato complesso. Giamaicano di Port Antonio, cresciuto nel disagio, tra baby gang e violenza: accoltellato tre volte, un paio gli hanno persino sparato. È volato in Inghilterra che aveva dodici anni, senza il pugilato le chance di fare una brutta fine sarebbero state altissime. Si lamenta di tutto, persino della borsa di 8 milioni di dollari. Fury ne guadagnerà 33: "E poi smetto e me la godo". Ma a credergli sono in pochi. Il match sarà tramesso in Italia live streaming e gratuitamente da Mola tv dalle 23.