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Golden Gala, Tamberi vola basso ma all’Olimpico è festa

Gianmarco Tamberi (ansa)
Gimbo delude, Tortu terzo nei 200 vinti da Bednarek. Roberta Bruni seconda nel salto con l'asta
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ROMA — Guardateci, non siamo più comparse. Siamo quelli da battere. È un Golden Gala-Pietro Mennea, quinta tappa della Diamond League, diverso, dove gli azzurri non sono più fantasmi. We are the champions. Si riparte da Tokyo, dalla cima del mondo, niente è svanito. Questo dice Gimbo Tamberi quando entra nell'Olimpico e manda baci e infiamma la curva sud, lui che è campione olimpico, ma che qui non ha mai vinto. Questo ripete Marcell Jacobs, che infortunato, non corre, ma in bermuda e maglietta va a prendersi l'affetto e l'omaggio del pubblico in un riabbraccio a Tamberi, come 10 mesi fa, quando in un viaggio al termine della notte l'Italia fece sventolare due tricolori. E poi il saluto a Stano e Palmisano, coppia reale olimpica della marcia. È l'atletica made in Italy che espone il suo salone dei muscoli finalmente in casa per dimostrare che non ci sono più complessi e che si deve continuare a volare.

I tre u…

ROMA — Guardateci, non siamo più comparse. Siamo quelli da battere. È un Golden Gala-Pietro Mennea, quinta tappa della Diamond League, diverso, dove gli azzurri non sono più fantasmi. We are the champions. Si riparte da Tokyo, dalla cima del mondo, niente è svanito. Questo dice Gimbo Tamberi quando entra nell'Olimpico e manda baci e infiamma la curva sud, lui che è campione olimpico, ma che qui non ha mai vinto. Questo ripete Marcell Jacobs, che infortunato, non corre, ma in bermuda e maglietta va a prendersi l'affetto e l'omaggio del pubblico in un riabbraccio a Tamberi, come 10 mesi fa, quando in un viaggio al termine della notte l'Italia fece sventolare due tricolori. E poi il saluto a Stano e Palmisano, coppia reale olimpica della marcia. È l'atletica made in Italy che espone il suo salone dei muscoli finalmente in casa per dimostrare che non ci sono più complessi e che si deve continuare a volare.

I tre uomini d'oro della staffetta, Patta, Desalu e Tortu sono uomini-contro nei 200 metri, dove l'americano Bednarek, strafavorito, con bandana bianca, vince in 20"01, seguito dal sudafricano Adams. Filippo si lancia sul rettilineo, ma quello che c'è prima non è abbastanza, è terzo in 20"40, sotto lo standard per gli Europei, lui che qui con 20"34 ha ottenuto nel 2017 il suo miglior tempo a livello del mare. Ha l'onestà di ammettere: "Troppa calma all'inizio, male la curva, ho pensato troppo, ma la parte importante della stagione deve ancora arrivare". Brava Elena Bellò che fila negli 800, terza in 1'58"97, terzo tempo di sempre in Italia, finalmente sotto i 2' dopo 12 anni, nella gara vinta in 1'57"01, miglior tempo mondiale stagionale, dalla favolosa americana Mu.

E brava anche Roberta Bruni, che festeggia col 2° posto nell'asta (4,60) la sua laurea presa proprio ieri mattina in Scienze agrarie e forestali. Un'altra che si ripete nei 400 hs donne è l'olandese Bol, scende a 53"02, record stagionale (già suo) migliorato di quasi un secondo. I super 200 femminili con le donne più veloci del mondo vanno con prepotenza a Shericka (Jackson), giamaicana in 21"91, per la prima volta a Roma si va sotto i 22 secondi, lasciandosi alle spalle la collega Elaine (Thompson Herah), 22"25, e l'inglese Dina (Asher-Smith). Loro si chiamano così, per nome, e per tutte è primato stagionale. Ottime le gare del mezzofondo con Kimeli vincitore nei 5.000 (12'46"33).

Nell'alto Tamberi, tornato all'half-shave, lascia a 2,24, solo terzo, dando l'impressione di non avere più fuoco nei razzi, il Golden Gala dopo 5 presenze per lui resta un tabù. "Un disastro, in pedana non sono riuscito a trovare me stesso, mi dispiace da morire, ma non posso essere triste dopo aver ricevuto tanto affetto dal pubblico". Vince l'americano Harrison con 2,27 con quel suo strano sgambettare e con i suoi lunghi capelli rasta. Nel lungo ha la meglio l'ucraina Bekh-Romanchuk che dà coraggio al suo Paese tirando fuori un 6,85 al penultimo salto, non decolla più Larissa Iapichino, ottava con 6, 55, misura non sufficiente per i Mondiali di Eugene. Dobbiamo preoccuparci? Lei sorride. "Non avevo mai gareggiato all'Olimpico, per me è stata un'esperienza". I 100 metri (senza Jacobs) sono senza discutere dell'americano Fred Kerley in 9"92 che si sbraccia prima del traguardo, eguagliando il suo primato stagionale. Nel primo pomeriggio le lacrime di commozione del cielo per la vecchia pista che va in pensione e poi un bellissimo cielo per accompagnare gli eroi di Tokyo e il ricordo del nostro collega Corrado Sannucci che questa atletica faceva correre con le sue parole.