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Golf, Tiger Woods saluta l'Open Championship in lacrime. Cameron Smith in testa. Celli la sorpresa

Tiger Woods saluta il pubblico di St. Andrews
Tiger Woods saluta il pubblico di St. Andrews (reuters)
Il 21 enne romano si regala la possibilità di vincere la Silver Medal. Migliozzi esce di scena e lascia il torneo
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ST. ANDREWS (SCOZIA) — L’Open Championship si scalda (e il clima pure, ma con le tipiche variazioni scozzesi sul tema), un giovane dilettante italiano, Filippo Celli, compie in scioltezza un mezzo miracolo e con un giro in 67 (-5) si regala altri due giorni di gara e la possibilità di vincere la Silver Medal, premio al miglior amateur in campo; Francesco Molinari (71) passa anche lui il taglio, ma con l’affanno dell’ultimo punteggio utile a causa soprattutto di due improvvidi bogey alla 9 e alla 18, solitamente terreni di caccia al birdie; Guido Migliozzi (giro in 74, +3 totale) esce di scena e torna in Italia.

In testa alla classifica si alternano i “Cameron’s”: Cameron Smith, il 28enne australiano con la sua chioma vintage da rockettaro anni ‘80, gira in 64 e scavalca Cameron Young (69) il ragazzo del Bronx giovedì in testa e venerdì distanziato di due colpi. Li incalza McIlroy (68 e -10 totale) che ha a sua volta una sola lunghezza di vantaggio su Dustin Johnson, il più in vista fra gli “scissionisti” che hanno aderito alla Lega miliardaria saudita e che cominciano per questo ad essere un po’ meno amati dal pubblico.

Tiger Woods, un quasi addio lungo 320 metri

Tanti spunti (e tanti altri ancora) dopo 36 buche, ma come non dare la precedenza al momento emotivamente più intenso della giornata? È accaduto tutto intorno alle 15 (le 16 in Italia) quando Tiger Woods è comparso sul tee dell’ultima buca per concludere un altro giro deludente (75 colpi, 3 sopra par per un totale di +9). Ma non erano i numeri a contare, in quel momento: era l’addio del fuoriclasse al campo che consacra i campioni, al Vaticano del Golf, dove esordì 20enne nel ‘95. Al suo apparire un applauso lungo 320 metri, quanto misura la 18 di St Andrews, si è srotolato dalle tribune alle terrazze degli alberghi di lusso affacciati sul green che è il cuore della città di questo posto golfisticamente unico al mondo; è rimbalzato dalla viuzza che costeggia l’ultimo fairway fino alla grande tribuna che fa da quinta all’atto conclusivo di ogni suo torneo. Una standing ovation infinita, perché quando un campione grande se ne va (e a St Andrews ormai Woods potrà tornare solo per diletto, da socio d’onore quale è, perché il prossimo Open qui non sarà prima del ‘27) ogni appassionato sente di perdere qualcosa: un ricordo, un’emozione, un fatto collegato in qualche modo alle sue imprese.

Tiger, visibilmente commosso, ha agitato il cappellino salutando quelle migliaia di fedeli poi, in conferenza stampa, ha precisato che per quest’anno non giocherà più, impegnato come è a rigenerare la sua gamba destra martoriata ma che a ritirarsi non ci pensa proprio. E questo nonostante la sua inesausta voglia di resistere cominci a cozzare con i verdetti del campo, frustranti per uno della sua statura. Insomma, sotto gli occhi del pubblico più competente del mondo, che misura temporalmente il golf a secoli e non a lustri, non è stato proprio un addio. Ma gli è assomigliato molto.

Celli, dilettante (non) allo sbaraglio

Nella giornata del terzetto italiano, dunque, di gran lunga il migliore è stato il più giovane e meno esperto, il 21enne romano, Filippo Celli. Dopo il primo giro chiuso due colpi sopra il par si era detto serenamente fiducioso di poter recuperare per rientrare nel taglio. Detto, fatto e ad abundantiam. Senza un solo vero sbandamento (5 birdie, nessun bogey), con qualche recupero da campioncino in provetta, come il salvataggio dal bunker della buca 16, ha firmato il suo capolavoro annunciato issandosi addirittura a centroclassifica (33esimo pari merito).

Prossimo obiettivo immediato, giocarsela con i britannici Brown (che lo precede di un colpo) Bairstow e Jarvis (che invece inseguono a quattro colpi) per il trofeo rIservato al miglior dilettante (lo vinse Manassero nel 2009). Ma siccome il ragazzo non si pone troppi limiti, a domanda “E adesso?” Risponde: “Sono lì, a metà classifica, me la gioco con tutti e vediamo come va”. E fra quei tutti ci sono i migliori giocatori del mondo. Un encomiabile esempio di pensiero positivo.

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