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Golf, Cameron Smith vince il British Open: McIlroy crolla, è terzo

Cameron Smith (afp)
Gran finale dell'australiano, che mette in riga lo statunitense Young e soprattutto il fuoriclasse nordirlandese, a cui non sono bastati 4 colpi di vantaggio. Ottimo Filippo Celli, in lizza fino all'ultimo
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ST ANDREWS (Scozia) - Il tormentato rapporto di Rory McIlroy con i Major (non ne vince da otto anni) e con l’Open Championship in particolare continua. Non gli sono bastati i quattro colpi di vantaggio del sabato su Cameron Smith, 28enne australiano di Brisbane, “caldissimo” per tutta la stagione: 3°al Masters, 13° al PGA Championship, altri tornei del Grand Slam. Inchiodato ai due soli birdie di giornata, frustrato da una serie interminabile di putt mancati, McIlroy si è visto attaccare e sorpassare da una strabiliante infilata dell’avversario. Cinque birdie consecutivi dalla 10 alla 14 hanno chiuso i conti. Con una serie simile (ma di quattro birdie, sempre dalla 10 in poi) Smith aveva vinto in marzo il The Players, torneo più importante dell’anno dopo i Major. E in gennaio, alle Hawaii, trionfando nel Tournament of Champions aveva registrato il punteggio record di 34 colpi sotto il par. Un’enormità. Ma anche il -20 con cui ha vinto qui è un record per il campo di St Andrews, battendo il -19 di Tiger Woods nel 2000. Un vincitore dunque più che degno, che sale al secondo posto del mondo dietro Scheffler (seguito al terzo da McIlroy).

L’incapacità di Rory di dar seguito ai due birdie ottenuti nel corso delle prime 9 gli è costata perfino il secondo posto, strappatogli dall’altro Cameron (Young, il 25enne ragazzo del Bronx) grazie a un eagle 2 segnato proprio sul green dell’ultima buca. Una storia tormentata quella fra Rory e l’Open Championship. Nel 2010 esordì con un 63, ma un 80 (nella tempesta) il venerdì lo misee fuori gioco ; nel 2015, da campione 2014, si ruppe una gamba giocando a pallone e dovette rinunciare; nel 2019 a Portrush, sul primo tiro della prima buca del primo giorno, andò tanto storto da spaccare lo smartphone di uno spettatore lontano: incasellò un 8 su quel par 4 e poi mancò il taglio per un solo colpo. Quasi incredibile. Per non dire del Masters 2011: lo regalò al sudafricano Schvartzel, partito in svantaggio di 4 colpi, naufragando con un triplo bogey alla 10 e un doppio alla 11. Una storia, insomma, fatta di quattro successi nei Major, ma almeno altrettante delusioni. E forse nessuna cocente come questa, a St Andrews.

Celli, una vittoria italiana

Filippo Celli fatica a tenere il conto dei sogni realizzati tutti insieme in pochi giorni. Nell’ordine: qualificarsi per l’Open vincendo il Campionato Europeo dilettanti in giugno a Valencia; arrivare a St Andrews e, durante un giro di prova, sentirsi chiedere da Rory McIlroy, il suo idolo con Tiger Woods, se aveva voglia di giocare qualche buca insieme; passare il taglio e restare in gara fino all’ultimo con uno straordinario secondo giro in 67; dulcissimus in fondo, vincere la medaglia d’argento riservata al miglior dilettante del torneo e venir premiato un attimo prima del vincitore assoluto sul green della 18 del tempio del golf mondiale. Nient’altro? Sì, in realtà: l’ultimo sogno era assistere al trionfo di McIlroy, che ha personalmente seguito, da tifoso, dopo aver conclusa la propria settimana perfetta. Ma siccome non si può avere davvero tutto, e tutto insieme, dalla vita, almeno quest’ultimo sogno è stato riposto nel cassetto dall’impetuosa rimonta di Cameron Smith. Nel vederlo ritirare la medaglia d’argento accanto a Smith, si sarà probabilmente commosso il grande Dino Zoff che ha visto letteralmente crescere questo ragazzone, ora avviato alla carriera professionistica ma se prima o dopo la laurea in Texas si vedrà. Gli Zoff e i Celli, vicini di casa nella vacanze a Punta Ala, hanno stretto da anni un’amicizia profonda, ben oltre la comune passione per il golf e per Dino, dopo le tante celebrazioni per i 40 anni del Mondiale, ecco un’altra soddisfazione.

Molinari, ultimo treno per Roma?

Reduce come era da un lungo periodo grigio (culminato poi nel Covid di fine giugno) Francesco Molinari era sparito dai radar della critica. Anzi, alla vigilia, una classificazione attribuita a ogni singolo giocatore dal sito americano più specializzato, lo aveva collocato oltre il centesimo posto tra i partecipanti al Torneo. Sconfortante per un Open Champion di appena 4 anni fa. Se invece l’eccellente 15esimo posto ottenuto qui alimenta perfino qualche rimpianto per una top 10 che a poche buche dalla fine pareva alla portata, vuol dire che, in qualche modo, il nostro ha riacceso il motore, facendo registrare miglioramenti in ogni settore del gioco, putt compreso. 73-71-67-68 i suoi score per il meno 10 finale. Un ritorno alle zone nobili della classifica che trova qualche spiegazione (per sua stessa ammissione) nella collaborazione ripresa col suo storico coach inglese Pugh, sospesa prima per motivi di salute del coach, poi per la pandemia. Sperare che qui da St Andrews sia idealmente partito l’ultimo treno per Roma, inteso come inserimento nella squadra di Ryder Cup 2023, può essere al momento azzardato (e la corsa ufficiale non è ancora cominciata). Ma se questa prestazione da nuovo-vecchio Molinari trovasse qualche conferma , la fiammella di speranza potrebbe restare in vita.