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L'Italia a porte aperte, la lezione dell'atletica di corsa verso l'Europa

Marcell Jacobs, 27 anni (ansa)

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A Monaco di Baviera la rassegna continentale. Nella squadra azzurra il 30% degli atleti ha origine straniera. Il dt La Torre: "Siamo lo sport che accoglie. La pelle non dovrebbe fare notizia, spero sarà così dopo le elezioni"
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MONACO. Si mischia l'Europa, ma anche l'Italia. "We are family", molto allargata. Lo vedremo da oggi con l'inizio della rassegna continentale. C'è Jacobs, ma anche il colosso Chituru, sprinter alto due metri con 49 e mezzo di piede, il maratoneta Iliass Aouani, il mezzofondista Yeman Crippa. L'atletica è lo sport che forse integra più di tutti. Se in passato abbiamo ammirato lo sprint della francese Christine Arron, nata in Guadalupa, primatista europea dei 100 (10"73 nel '98) o se oggi la lunghista tedesca nera Malaika Mihambo (appena guarita dal Covid), padre tanzaniano, è l'atleta che con il suo oro da due Mondiali impedisce che l'Africa sorpassi l'Europa, anche l'Italia si è riallineata ad un mondo cambiato.

Ormai nella squadra azzurra sono tanti (il 30%) i nati all'estero, adottati, affidati, ma anche cresciuti in Italia da genitori stranieri o da coppie miste. Di Marcell Jacobs, che co…

MONACO. Si mischia l'Europa, ma anche l'Italia. "We are family", molto allargata. Lo vedremo da oggi con l'inizio della rassegna continentale. C'è Jacobs, ma anche il colosso Chituru, sprinter alto due metri con 49 e mezzo di piede, il maratoneta Iliass Aouani, il mezzofondista Yeman Crippa. L'atletica è lo sport che forse integra più di tutti. Se in passato abbiamo ammirato lo sprint della francese Christine Arron, nata in Guadalupa, primatista europea dei 100 (10"73 nel '98) o se oggi la lunghista tedesca nera Malaika Mihambo (appena guarita dal Covid), padre tanzaniano, è l'atleta che con il suo oro da due Mondiali impedisce che l'Africa sorpassi l'Europa, anche l'Italia si è riallineata ad un mondo cambiato.

Ormai nella squadra azzurra sono tanti (il 30%) i nati all'estero, adottati, affidati, ma anche cresciuti in Italia da genitori stranieri o da coppie miste. Di Marcell Jacobs, che correrà domani sera, si sa già tutto: nato a El Paso, Texas, da padre americano e madre italiana. "Facci un regalo di matrimonio", gli ha chiesto il dt La Torre che ha cenato con lui. Jacobs si sposa a settembre. "L'ho visto con un altro viso e sorriso, rispetto a Eugene, finalmente è allegro". Chituru Ali, velocista anche lui, invece ha mamma nigeriana e papà ghanese, è cresciuto ad Albate, quartiere a sud di Como, ma è stato dato in affido alla famiglia Mottin. Yeman Crippa, a cinque anni da un orfanatrofio etiope è stato adottato dalla famiglia Crippa di Milano che prese anche suo fratello e altri cugini, otto orfani in tutto: Neka, Mekdes, Mulu, Gadissa, Kelemu, Asna, Elsabet (morta in un incidente stradale). Pratiche non facili. Roberto, il padre: "Ci sono voluti sette anni per le otto adozioni". Ora Yeman dice che un'Italia così mischiata gli piace. "Era ora, io mi vedo più favorito sui 10 mila, ma sono qui per farmi valere anche sui 5 mila".

Fausto Desalu, oro olimpico della staffetta 4x100 a Tokyo, è nato e cresciuto in Italia da una famiglia di origini nigeriane, ha acquisito la cittadinanza quando è diventato maggiorenne, nel 2012. Brayan Lopez, quattrocentista, è nato a San Juan de la Maguana, Repubblica Dominicana, vive a Torino, a 9 anni ha raggiunto la mamma Neris che si era risposata per trasferirsi a Cigliano (Vercelli) e poi è andato in affidamento a San Secondo di Pinerolo (Torino). Vladimir Aceti, anche lui quattrocentista, originario della Carelia, nella Russia nord-occidentale vicino al confine finlandese, è stato adottato a 5 anni da una famiglia lombarda come il fratello maggiore Alexander. Si allena a Giussano, nella provincia di Monza e Brianza. Iliass Aouani, oggi in gara nella maratona, è nato a Fkih Ben Salah, in Marocco, e a due anni ha raggiunto con la famiglia il papà a Milano. Dopo il liceo si è trasferito in America per conseguire la laurea triennale in ingegneria civile e quella magistrale in ingegneria strutturale. Nel 2021 è tornato in Italia e si è spostato a Ferrara con il coach Massimo Magnani. Lo sprinter Hillary Wanderson Polanco è nato a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, e a sette anni è arrivato in Sardegna con i genitori. Vive a Sestu, alle porte di Cagliari. La velocista Johanelis Herrera Abreu, anche lei di Santo Domingo, è approdata in Italia nel 2006 per raggiungere a Verona la mamma, ma ora si allena a Roma. Nei 3000 siepi corrono Ahmed-Abdelwahed, nato in Italia, da una famiglia egiziana, Osama Zoghlami e il gemello Ala, tunisini giunti in Italia a due anni con la famiglia per stabilirsi a Valderice, nel Trapanese. Oggi nel peso (qualificazione e finale) c'è il buffo Nick Ponzio, nato a La Jolla, in California, con un bisnonno italiano, siciliano di Paceco, in provincia di Trapani. Per non parlare di Furlani (Erika), Ihemeje, Derkach, Dosso, Kaddari, Lukudo, Tecuceanu, Osakue, Folorunso. 

Il dt azzurro Antonio La Torre conferma: "Ormai colore della pelle e origini diverse non dovrebbero più fare notizia. Mi auguro che sarà così anche dopo le elezioni. L'atletica mi sembra lo sport che più accoglie, molti Paesi si sono mossi prima di noi, ma ora anche l'Italia è squadra integrata. So che nel calcio la Turchia ha aperto un ufficio in Germania per invitare i suoi figli all'estero a giocare per la nazionale di origine. Non ci possiamo più nascondere, ora inizia il biennio decisivo per l'atletica italiana a meno di 24 mesi dalle Olimpiadi di Parigi. Ognuno è qui per misurare la consapevolezza di sé: per alcuni si tratta di capire se possono stare in un contesto internazionale di alto livello, per altri c'è la possibilità di giocarsela fino in fondo". Sulla guerra delle scarpe troppo tecnologiche e non da regolamento, polemica innestata da una domanda al norvegese Warholm, recordman mondiale dei 400 hs e dalle calzature che indossava Sydney McLaughlin a Eugene: "Noi vorremmo che tutti gli atleti partissero con le stesse possibilità e che ci fosse un controllo. Non posso dire che gli orari siano razionali né che ci abbiano favorito, anzi ci hanno fatto parecchi sgarbi". Buona Italia europea a tutti.