Simone Giannelli: “L’Italia del volley, al Mondiale per salire di livello”
di Mattia Chiusano , di Mattia ChiusanoHa ventisei anni, ma è come se fossero più di trenta. «Una vita intensa? È quello che mi frega.... È così da quando avevo 18 anni, la responsabilità non mi spaventa, alla fine la cosa più importante è che il gruppo giochi bene, io devo fare tutto il possibile per aiutare i compagni». Capitano, palleggiatore, argento ventenne ai Giochi di Rio, Mvp e medaglia d’oro agli ultimi Europei, Simone Giannelli è il simbolo della Nazionale di volley giunta a Lubiana in pullman per giocare i Mondiali al via domani. Per l’Italia esordio sabato col Canada, poi Turchia e Cina: alla fine del girone partono subito gli ottavi di finale, semifinali e finali in Polonia il 10 e 11 settembre. Formula rivisitata all’ultimo momento, dopo aver strappato alla Russia l’organizzazione dell’evento.
Giannelli, come sta la Nazionale?
«Siamo carichi, abbiamo voglia di Mondiale, lo stiamo preparando da un …
Ha ventisei anni, ma è come se fossero più di trenta. «Una vita intensa? È quello che mi frega.... È così da quando avevo 18 anni, la responsabilità non mi spaventa, alla fine la cosa più importante è che il gruppo giochi bene, io devo fare tutto il possibile per aiutare i compagni». Capitano, palleggiatore, argento ventenne ai Giochi di Rio, Mvp e medaglia d’oro agli ultimi Europei, Simone Giannelli è il simbolo della Nazionale di volley giunta a Lubiana in pullman per giocare i Mondiali al via domani. Per l’Italia esordio sabato col Canada, poi Turchia e Cina: alla fine del girone partono subito gli ottavi di finale, semifinali e finali in Polonia il 10 e 11 settembre. Formula rivisitata all’ultimo momento, dopo aver strappato alla Russia l’organizzazione dell’evento.
Giannelli, come sta la Nazionale?
«Siamo carichi, abbiamo voglia di Mondiale, lo stiamo preparando da un po’. Sarà una sfida molto difficile, ma non vediamo l’ora di iniziare».
Dopo l’uscita degli olimpici Kovar, Vettori, Juantorena, Zaytsev, Piano, Colaci, siete un gruppo di giovani.
«Una squadra molto giovane, con margini di miglioramento. Dobbiamo sfruttare le grandi competizioni come questa per essere ancora più coesi e aumentare il nostro livello».
Le favorite sono le 4 finaliste della Nations League a Bologna, Francia, Usa, Polonia e Italia?
«Non credo che l’Italia sia tra le favorite. Non per toglierci la pressione di dosso, ma il livello delle avversarie l’abbiamo visto: e bisogna aggiungere Brasile e Argentina».
A Bologna sono arrivate due sconfitte nette con Francia e Polonia: le avete elaborate?
«Ci sono servite più le sconfitte che le vittorie nella prima fase. Ci hanno fatto capire a che punto eravamo e cosa ci serve contro squadre di livello così alto. Abbiamo giocato set combattuti, altri in cui non siamo riusciti a tenere il passo. È anche una sfida con noi stessi, riproporci al meglio contro quelle squadre».
Siete cambiati rispetto alla vittoria agli Europei di un anno fa?
«Siamo gli stessi, magari le pressioni sono aumentate a livello giornalistico o di tifosi, ma noi siamo sempre i soliti, un gruppo di giovani che continua un percorso di crescita».
La generazione Velasco dei tre titoli mondiali è uno stimolo o un traguardo irraggiungibile?
«È impossibile paragonarsi a loro. Anche se vincessimo tre Mondiali di fila, loro hanno preso la pallavolo e l’hanno portata a livelli di popolarità incredibili, sono stati i primi, hanno creato un movimento pazzesco. Parlo a nome mio, ma credo anche degli altri: siamo tutti grati per quel che è stato fatto, i paragoni non esistono».
Lei è cuore, sangue o cervello di questa Nazionale?
«Io cerco di essere quel che serve alla squadra, certe volte può riuscire altre no. Ma sono sempre presente, e il cuore, quello ce lo passiamo a turno».
Viene da Bolzano, terra di campioni, dallo sci al tennis.
«Spaziamo da uno sport all’altro, non solo in quelli invernali, ora abbiamo pure il Südtirol in B. La mia è una terra in cui non stai fermo un attimo, sarà anche il territorio dell’Alto Adige che lo permette, con tante strutture. Sono nato facendo sport, da piccolo ne facevo 4 contemporaneamente: sci, tennis, calcio, nuoto».
Non ne manca uno, la pallavolo?
«Non sono nato pallavolista, tutt’altro. Facevo gigante e slalom, per salire a Carezza o Obereggen ci volevano 40 minuti. Ho smesso nell’anno in cui stavo per affrontare il superG, a 13-14 anni, l’età in cui sono passato al volley. Oggi non posso più sciare per contratto, ma quando mi ritiro mi divertirò un sacco sugli sci».
Sarebbe potuto diventare un Sinner con anni di anticipo?
«Difficile, però sono nato con la racchetta in mano, ho giocato una vita e mi sono sempre divertito. I miei colpi sono battuta dritta e rovescio a una mano: mi piace Federer. Ho scelto la pallavolo perché mi piaceva lo spogliatoio».
Ha firmato un libro a fumetti.
«Mi piacciono i manga, soprattutto One Piece, e non ho avuto dubbi quando ho avuto l’opportunità di scrivere: non volevo un’autobiografia a 24 anni, durante il Covid volevo trasmettere i valori del volley ai ragazzi che non potevano giocare».
L’hanno avvistata a un concerto di Vasco Rossi.
«A Trento, un concerto pazzesco con 150 mila persone, sei ore sono passate in due secondi. Vasco ti dà la carica giusta, è sempre nelle mie orecchie nello spogliatoio, anche se ormai la house o la trap li mettono i compagni di squadra giovani».
Ma lei non è giovane a 26 anni?
«Sto cominciando a diventare vecchio… ma ho ancora tempo, dopo i Mondiali ci saranno le Olimpiadi, vediamo un po’ quel che viene fuori».