Tamberi dà spettacolo a Zurigo: vince con 2,34 e si aggiudica la Diamond League
di Emanuela Audisio , di Emanuela AudisioZURIGO - Tra la gente, per la gente. Figurarsi se poteva non vincere il mattatore Tamberi, campione europeo, grande agonista. Sospinto, applaudito, incoraggiato. In piazza come una sagra o un concerto rock, senza la giusta distanza. On the road, con le auto che passano vicine, il lago che scorre, accanto all'Opera House. Palcoscenico promiscuo. Con gli uomini e le donne che volano in aria e che lanciano pesi. Con Tamberi alla prima gara da marito (cambia lo status ma non l'half-shave) che quando sbaglia (a 2,27) si rivede sul cellulare, si dà schiaffi, poi riprende il volo, con la maglia da basket numero 8, quella che indossò in onore di Kobe Bryant sul parquet americano. Anzi fa di più: chiede, per passare il 2,34 (secondo tentativo, misura mai raggiunta in stagione), un gesto mistico: il silenzio. E la piazza obbedisce, sshh. Lui decolla, mostra la fede a Chiara, e subito dopo sportivamente abbraccia lo statunitense Harrison, Mr. Jump, anche lui volato a…
ZURIGO - Tra la gente, per la gente. Figurarsi se poteva non vincere il mattatore Tamberi, campione europeo, grande agonista. Sospinto, applaudito, incoraggiato. In piazza come una sagra o un concerto rock, senza la giusta distanza. On the road, con le auto che passano vicine, il lago che scorre, accanto all'Opera House. Palcoscenico promiscuo. Con gli uomini e le donne che volano in aria e che lanciano pesi. Con Tamberi alla prima gara da marito (cambia lo status ma non l'half-shave) che quando sbaglia (a 2,27) si rivede sul cellulare, si dà schiaffi, poi riprende il volo, con la maglia da basket numero 8, quella che indossò in onore di Kobe Bryant sul parquet americano. Anzi fa di più: chiede, per passare il 2,34 (secondo tentativo, misura mai raggiunta in stagione), un gesto mistico: il silenzio. E la piazza obbedisce, sshh. Lui decolla, mostra la fede a Chiara, e subito dopo sportivamente abbraccia lo statunitense Harrison, Mr. Jump, anche lui volato a 2,34. Ma intanto il cielo scarica fulmini e pioggia. A questa misura Gimbo vinse l'anno scorso, primo italiano a riuscirci. E qui rivince per il secondo anno consecutivo, alza il trofeo, si mette in ginocchio davanti a Chiara e le regala un mazzo di margheritone.
Gli ultimi fuochi dell'atletica sono vicini, qui si chiude la Wanda Diamond League, chi vince qui vince tutto e si porta a casa il trofeo della celebre gioielleria Beyer con i 30 mila dollari del premio. Sulla Sechseläutenplatz, nessuna barriera tra atleti e pubblico. Applausi e lunghi oh. Good vibrations. Ai campioni piace sentire l'energia del pubblico. Ne avesse bisogno l'americano Joe Jovacs, allenato dalla moglie, che con uno strepitoso lancio a 23,23, secondo di sempre, a 14 cm dal record mondiale del texano Crouser, vince nettamente.
Prove di futuro dell'atletica che scende in strada e prova a mescolarsi, senza più tempio. Preparatevi perché sarà così (per qualche gara) anche agli europei di Roma 2024. L'idolo delle folle, Gimbo Tamberi, 30 anni, tra la folle. "Jump first, il viaggio di nozze può aspettare". Lo sanno tutti che è un performer. Infatti in italiano gli fanno gli auguri per il matrimonio appena celebrato. Anche se lui avrebbe preferito gareggiare all'interno dello stadio a Zurigo: "Il Letzigrund è il mio preferito, ho ricordi stupendi di tutte le volte che ci ho saltato, magari ci torno a gareggiare con le donne". Aveva contro l'amico-rivale Barshim (non in grande forma) con il quale si è allenato ad Ancona anche il giorno prima del matrimonio ("Solo che lui andava a letto alle 11 di sera, io invece alle 5 di mattina"). Onesto Gimbo nel dire: "Il record del mondo non è alla mia portata, penso a migliorarmi giorno dopo giorno, ma il mio 2,46 è far divertire la gente. Io i campioni con la faccia triste non li ho mai sopportati".
Per Sandi Morris, americana con lunga coda di cavallo, seconda con 4,76 dietro all'australiana Kennedy (4.81), nessun problema in piazza, perché durante la pandemia il padre Harry, geologo, le ha costruito una pedana per l'asta nel giardino di casa, invitando i vicini a tenerle compagnia. Non è una che si formalizza, da quando è bambina raccoglie ragni, tiene tre pitoni, due cani e due uccelli. Roberta Bruni è quarta (4,61), fallisce il 4,71 e si fa male, esce con la mano destra sanguinante. Oggi si torna dentro allo stadio. Con l'americano Noah Lyles, sui 200 imbattuto dopo 11 gare, che promette: "Io non voglio fare i record, io voglio cancellarli".
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