ROMA - Aveva 16 anni, qualche brufolo e ciuffi di capelli ricci che spuntavano dal cappellino Rory McIlroy quando si presentò al bel Circolo di Biella “Le Betulle” per disputare i Campionati Europei Amateurs 2006. Arrivò con i suoi bermuda e la sacca a spalla e se ne andò col trofeo riservato al vincitore. 16 anni dopo, diventato per carisma e qualità di gioco il vero erede di Tiger Woods (pur se attualmente secondo dietro Scheffler nella classifica mondiale) Rory è tornato in Italia per giocare da protagonista il DS Automobiles Italian Open, dopo aver sfiorato settimana scorsa la vittoria al BMW PGA Championship di Wentworth, il più prestigioso torneo europeo dopo il British Open.
Reduce da un giro notturno per le vie di Roma che lo ha incantato (e ti credo, verrebbe da dire) e dalla classica Pro Am del mercoledì che, sotto un sole feroce deve averlo provato non poco, il campione parla da leader nella conferenza stampa alla vigilia del Torneo che, a un anno dalla Ryder 2023, diventa inevitabilmente anche un test per il Marco Simone in vista della grande sfida. I percorsi scelti per la Ryder Cup devono essere impegnativi ma anche spettacolari. E tanto dalle sue parole che da quelle del capitano Luke Donald, che lo ha preceduto nell’incontro con i media, traspare che mentre le seconde nove buche soddisfano già l’uno e l’altro requisito, le prime 9 richiederanno probabilmente qualche aggiustamento che le renda un pizzico più insidiose. “La prima parte del percorso - ha detto McIlroy - è un po’ come la prima parte di un libro: ti prepara al meglio che viene dopo.”
Gli occhi degli spettatori, comunque, saranno tutti su di lui che partirà alle 8.30 con Hojgaard, campione in carica, e con Francesco Molinari che proprio la settimana scorsa a Wentworth (9° posto) e proprio giocando l’ultimo giro con lui ha restituito sensazioni positive, quelle dei momenti migliori, dopo un lungo periodo di appannamento. Il gioco finalmente ritrovato deve aver colpito lo stesso Rory che ha buttato lì un endorsement in suo favore difficile da immaginare solo qualche settimana fa. “Francesco ha ottenuto a Wentworth un ottimo top 10 - ha detto McIlroy - e sembra tornato in forma. Avere un italiano in squadra a Roma sarebbe molto importante.” Specie se quell’italiano, aggiungiamo noi, ha stabilito un record imbattibile nell’edizione parigina del 2018, vincendo tutti e cinque gli incontri disputati. Non è il capitano, Rory: ma un suo parere, negli incontri con Luke Donald in corso anche in questi giorni romani, non può non pesare. Perché quel ragazzino di Biella 2006 è cresciuto tanto ed è diventato un leader.