Assunta Scutto: "Da Scampia fino a Parigi, Dio mi guida sul tatami"
di Cosimo Cito , di Cosimo CitoNAPOLI - «Perché proprio il judo? Perché è elegante, bellissimo. E perché vicino a casa di nonna, che vive a Scampia, c’è la palestra del maestro Gianni Maddaloni». A vent'anni Assunta Scutto, bronzo ai Mondiali di Tashkent nei 48 kg, è una piccola stella spuntata nel cielo dello sport azzurro. A Scampia, accanto al nuovissimo polo universitario della Federico II, parlano le scritte tra i balconi abbandonati delle Vele: “Noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto”. Assunta ha trovato il suo, sul tatami. «Il judo era la passione di mio cugino, volevo solo imitarlo e giocare con lui. Avevo 5 anni. E poi lui ha smesso e io ho continuato».
La sua famiglia la sostiene?
«Sì, anche se i miei genitori non riescono a guardare le mie gare. Vivono a Mugnano, papà lavora in una ditta di puli…
NAPOLI - «Perché proprio il judo? Perché è elegante, bellissimo. E perché vicino a casa di nonna, che vive a Scampia, c’è la palestra del maestro Gianni Maddaloni». A vent'anni Assunta Scutto, bronzo ai Mondiali di Tashkent nei 48 kg, è una piccola stella spuntata nel cielo dello sport azzurro. A Scampia, accanto al nuovissimo polo universitario della Federico II, parlano le scritte tra i balconi abbandonati delle Vele: “Noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto”. Assunta ha trovato il suo, sul tatami. «Il judo era la passione di mio cugino, volevo solo imitarlo e giocare con lui. Avevo 5 anni. E poi lui ha smesso e io ho continuato».
La sua famiglia la sostiene?
«Sì, anche se i miei genitori non riescono a guardare le mie gare. Vivono a Mugnano, papà lavora in una ditta di pulizie, negli ospedali. Mia mamma è parrucchiera, mia sorella studia da estetista. A 17 anni mi sono trasferita a Roma, in caserma col gruppo sportivo delle Fiamme Gialle e loro hanno sofferto. Ma ora il loro appoggio è totale».
Lei Scampia l’ha vissuta.
«Scampia non è l’inferno. Non dico sia un posto facile, ma è abitato al 90% da brava gente. Lo sport è fondamentale. Per educare i ragazzi, per spingerli al bello e alla legalità. La mia fortuna è stata il judo e il rispetto che mi sono guadagnata. Mai avuto guai con i bulli».
Dopo il suo bronzo a Tashkent, ha ringraziato Dio. Quanto è importante la fede per lei?
«Appartengo alla chiesa evangelica e la fede, per me, è la speranza che tutto possa andare meglio. Quando mi viene fatto un torto, la fede mi dice che il torto resta a quella persona».
La fede la aiuta nello sport?
«Totalmente. Nel judo, nei momenti di difficoltà, chiedo a Dio di darmi la forza. Mi dico “metto tutto nelle tue mani, questo è il tuo piano”. Il judo è la vita per me. Ogni giorno, la domenica, a Natale».
Quando ha capito che il judo sarebbe potuto essere la sua vita?
«A 13-14 anni si decide se si vuol continuare a fare sacrifici. Io ho deciso di continuare a lavorare e a soffrire per qualcosa di più alto. I maestri sono stati molto importanti, a partire da Maddaloni fino ad Antonio Ciano. Il rapporto col maestro diventa paterno. Lui conosce i meccanismi mentali, i “circuiti” di sofferenza, sa trattare le tue crisi».
Anche l’amore è arrivato così.
«Kevyn è judoka anche lui. Si è innamorato del mio judo. Viviamo a poca distanza, io in caserma, lui fuori, ma si allena con noi del gruppo sportivo Fiamme Gialle».
Come scarica le ansie da gara?
«Disegnando. Ma non su carta. Sul mio ipad: disegno cartoni animati o caricature. Non li mostro in giro, ma chi li ha visti mi ha detto che sono molto belli. E poi studio, sono iscritta all’Università, studio scienze dello sport. Lo studio è importante per tenere la mente viva, per la sensibilità che ti permette di sviluppare. Ti fa guardare lontano».
Ascolta musica per caricarsi prima delle gare?
«Sì, ascolto i New Wine, un gruppo portoghese: cantano canzoni di lode a Dio».
Il posto per Parigi 2024 non è ancora in cassaforte, nonostante il bronzo mondiale.
«Devo mantenere il ranking e stare davanti alla mia compagna di squadra Francesca Milani. Siamo amiche. Ma c’è un solo posto per nazione. La sua è una presenza stimolante, mi spinge a migliorarmi e a crescere. È stata la prima a farmi i complimenti dopo il bronzo».
Ha margini di crescita, ancora?
«Ho rivisto il video dei miei incontri a Tashkent, ho notato tanti errori. Il giorno dopo ero già in palestra. Abbiamo mangiato qualche bignè, poi giù ad allenarci duro. Fino a Parigi sarà una grande corsa. Ma l’oro olimpico è il sogno più grande che ho. Se è nel piano che Dio ha per me non lo so ancora, ma voglio scoprirlo»