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Maratona di New York, vincono Lokedi e Chebet. Cinquant'anni fa la rivoluzione rosa partita da Central Park

(reuters)
Domina il Kenya sia tra le donne che tra gli uomini. Buona prestazione di Daniele Meucci, al terzo tentativo. Il ricordo delle atlete che conquistarono il diritto di gareggiare insieme ai maschi
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NEW YORK — La rivoluzione iniziò qui a Central Park nel '72. Dove vincono in una gara di grande bellezza tre esordienti, tutte africane: la keniana Sharon Lokedi (ma si allena in Arizona), 28 anni, in 2h 23' 32", seconda la connazionale Salpeter, ma israeliana di passaporto, terza l'etiope Gebreslase e quarta l'eterna Edna Kiplagat, 43 anni tra una settimana, madre di cinque figli (due suoi, gli altri adottati). A dimostrazione che la maratona è donna a qualsiasi età. Cinquant'anni fa in un vecchio autunno in cui a novembre cadevano ancora le foglie e non c'erano 20 gradi, sei donne si sedettero a terra con un cartello. Tre anni prima John Lennon e Yoko Ono avevano protestato contro la guerra con un bed-in. Loro invece scelsero un sit-in, il primo mai organizzato nello sport. La maratona allora non era roba per ragazze, solo alcune potevano, ma non insieme a maschi, in separata sede, presentando credenziali. Le donne dovevan…

NEW YORK — La rivoluzione iniziò qui a Central Park nel '72. Dove vincono in una gara di grande bellezza tre esordienti, tutte africane: la keniana Sharon Lokedi (ma si allena in Arizona), 28 anni, in 2h 23' 32", seconda la connazionale Salpeter, ma israeliana di passaporto, terza l'etiope Gebreslase e quarta l'eterna Edna Kiplagat, 43 anni tra una settimana, madre di cinque figli (due suoi, gli altri adottati). A dimostrazione che la maratona è donna a qualsiasi età. Cinquant'anni fa in un vecchio autunno in cui a novembre cadevano ancora le foglie e non c'erano 20 gradi, sei donne si sedettero a terra con un cartello. Tre anni prima John Lennon e Yoko Ono avevano protestato contro la guerra con un bed-in. Loro invece scelsero un sit-in, il primo mai organizzato nello sport. La maratona allora non era roba per ragazze, solo alcune potevano, ma non insieme a maschi, in separata sede, presentando credenziali. Le donne dovevano restare nell'invisibilità, fare da cornice. Il boss della federazione americana l'aveva giurato: "Non autorizzerò mai la maratona femminile".

Alle gare le ragazze dovevano andare accompagnate da un tutore-garante. Nina Kucsik è una pioniera, ora è qui con le altre a ricordare: "Avevo 33 anni e tre figli, sostenevano che le gare lunghe facessero male alla nostra salute, dovevamo dimostrare di saper reggere la distanza. Agli uomini non era richiesto, a noi sì. Mezz'ora prima della partenza ci mettemmo a scrivere sui cartelli delle frasi contro la federazione, in sessanta firmarono la nostra petizione: vogliamo correre con la stessa partenza e traguardo maschile. La nostra guerra non era il Vietnam, ma la discriminazione in patria. Ci sedemmo a terra, occupammo la strada, lo starter sparò invano".

Sharon Lokedi, vincitrice della maratona di New York 2022 (ansa)
Patrick Burns, un fotografo del New York Times, scattò. La foto fece il giro dell'America: chi erano quelle madri e ragazze così rivoluzionarie? Nessuna era vestita da sportiva: Lynn Blackstone pareva andasse a un picnic, Jane Muhrcke indossava la maglietta di Superman, Nina aveva una bandana. Vinse Kucsik, la casalinga, in 3 ore e 19'. Almeno così pensava. Invece le furono aggiunti i 10 minuti del sit-in, come a dire: puoi anche correre con gli uomini, ma noi ti addebitiamo un'altra partenza, non hai diritto di mischiarti. Non avevano fatto i conti con la sua testardaggine: "Andai fino in Senato a sostenere la nostra libertà, feci approvare la risoluzione 308 affinché la maratona nell'84 entrasse nel programma olimpico".

Maratona di New York, buona prova di Meucci

Gli uomini a dar retta alle leggende di Filippide corrono la maratona da 2.500 anni, le donne invece in mezzo secolo sono migliorate di 41 minuti, per un progresso del genere i maschi hanno avuto bisogno di 109 anni. E tra gli uomini vittoria africana: il keniano Chebet, 33 anni, già primo a Boston, esordisce a New York con un successo (2h 8' 41'"), seguito dell'etiope Kitata e dall'olandese Nageeye (ma somalo di nascita). L'italiano Daniele Meucci, alla sua terza volta, cala nel finale, ma ottiene un buon ottavo posto (2h 13' 29"). Tutti sudatissimi e molto accaldati perché la prossima rivoluzione è quella del clima.