Maratona di New York, vincono Lokedi e Chebet. Cinquant'anni fa la rivoluzione rosa partita da Central Park
di Emanuela Audisio , di Emanuela AudisioNEW YORK — La rivoluzione iniziò qui a Central Park nel '72. Dove vincono in una gara di grande bellezza tre esordienti, tutte africane: la keniana Sharon Lokedi (ma si allena in Arizona), 28 anni, in 2h 23' 32", seconda la connazionale Salpeter, ma israeliana di passaporto, terza l'etiope Gebreslase e quarta l'eterna Edna Kiplagat, 43 anni tra una settimana, madre di cinque figli (due suoi, gli altri adottati). A dimostrazione che la maratona è donna a qualsiasi età. Cinquant'anni fa in un vecchio autunno in cui a novembre cadevano ancora le foglie e non c'erano 20 gradi, sei donne si sedettero a terra con un cartello. Tre anni prima John Lennon e Yoko Ono avevano protestato contro la guerra con un bed-in. Loro invece scelsero un sit-in, il primo mai organizzato nello sport. La maratona allora non era roba per ragazze, solo alcune potevano, ma non insieme a maschi, in separata sede, presentando credenziali. Le donne dovevan…
NEW YORK — La rivoluzione iniziò qui a Central Park nel '72. Dove vincono in una gara di grande bellezza tre esordienti, tutte africane: la keniana Sharon Lokedi (ma si allena in Arizona), 28 anni, in 2h 23' 32", seconda la connazionale Salpeter, ma israeliana di passaporto, terza l'etiope Gebreslase e quarta l'eterna Edna Kiplagat, 43 anni tra una settimana, madre di cinque figli (due suoi, gli altri adottati). A dimostrazione che la maratona è donna a qualsiasi età. Cinquant'anni fa in un vecchio autunno in cui a novembre cadevano ancora le foglie e non c'erano 20 gradi, sei donne si sedettero a terra con un cartello. Tre anni prima John Lennon e Yoko Ono avevano protestato contro la guerra con un bed-in. Loro invece scelsero un sit-in, il primo mai organizzato nello sport. La maratona allora non era roba per ragazze, solo alcune potevano, ma non insieme a maschi, in separata sede, presentando credenziali. Le donne dovevano restare nell'invisibilità, fare da cornice. Il boss della federazione americana l'aveva giurato: "Non autorizzerò mai la maratona femminile".
Alle gare le ragazze dovevano andare accompagnate da un tutore-garante. Nina Kucsik è una pioniera, ora è qui con le altre a ricordare: "Avevo 33 anni e tre figli, sostenevano che le gare lunghe facessero male alla nostra salute, dovevamo dimostrare di saper reggere la distanza. Agli uomini non era richiesto, a noi sì. Mezz'ora prima della partenza ci mettemmo a scrivere sui cartelli delle frasi contro la federazione, in sessanta firmarono la nostra petizione: vogliamo correre con la stessa partenza e traguardo maschile. La nostra guerra non era il Vietnam, ma la discriminazione in patria. Ci sedemmo a terra, occupammo la strada, lo starter sparò invano".
Maratona di New York, buona prova di Meucci
Gli uomini a dar retta alle leggende di Filippide corrono la maratona da 2.500 anni, le donne invece in mezzo secolo sono migliorate di 41 minuti, per un progresso del genere i maschi hanno avuto bisogno di 109 anni. E tra gli uomini vittoria africana: il keniano Chebet, 33 anni, già primo a Boston, esordisce a New York con un successo (2h 8' 41'"), seguito dell'etiope Kitata e dall'olandese Nageeye (ma somalo di nascita). L'italiano Daniele Meucci, alla sua terza volta, cala nel finale, ma ottiene un buon ottavo posto (2h 13' 29"). Tutti sudatissimi e molto accaldati perché la prossima rivoluzione è quella del clima.