“L’istruttrice chiamava mia figlia porchetta, abbiamo denunciato ma la federazione non ha mai risposto”
di Cosimo Cito , di Cosimo CitoROMA — Nel febbraio scorso Ilaria ha raccontato in un tema di terza media la sua storia: "Durante l'esercizio l'istruttrice di ginnastica ritmica di una società sportiva romana comincia a urlare di tutto e di più. Mi chiama maiale, porchetta, ippopotamo". E una serie infinita di altre offese, perpetrate per settimane, mesi. La madre di Ilaria, Verdiana Serafini, racconta ora il seguito. Cosa è successo dopo quel tema, pubblicato integralmente da Repubblica.
Cosa sta provando in giorni come questi, in cui tante storie stanno emergendo e travolgendo il sistema?
"Sono dispiaciuta, molto dispiaciuta. Ci siamo passati, ne abbiamo fatto i conti, abbiamo reagito. Altre ragazze che non ne hanno avuto invece la forza".
Nel vostro caso com'è andata?
"Ci siamo rivolti alla Procura federale e dopo un complicato iter burocratico si è arrivati a una condanna, una sospensione di appena un mese e mezzo per l'alle…
ROMA — Nel febbraio scorso Ilaria ha raccontato in un tema di terza media la sua storia: "Durante l'esercizio l'istruttrice di ginnastica ritmica di una società sportiva romana comincia a urlare di tutto e di più. Mi chiama maiale, porchetta, ippopotamo". E una serie infinita di altre offese, perpetrate per settimane, mesi. La madre di Ilaria, Verdiana Serafini, racconta ora il seguito. Cosa è successo dopo quel tema, pubblicato integralmente da Repubblica.
Cosa sta provando in giorni come questi, in cui tante storie stanno emergendo e travolgendo il sistema?
"Sono dispiaciuta, molto dispiaciuta. Ci siamo passati, ne abbiamo fatto i conti, abbiamo reagito. Altre ragazze che non ne hanno avuto invece la forza".
Nel vostro caso com'è andata?
"Ci siamo rivolti alla Procura federale e dopo un complicato iter burocratico si è arrivati a una condanna, una sospensione di appena un mese e mezzo per l'allenatrice".
"La sospensione è scattata durante i mesi estivi, quando non ci sono gare federali. Una presa in giro. A settembre l'abbiamo ritrovata in giuria in una gara regionale. E poi è tornata ad allenare nei centri tecnici federali per i quali era stata convocata anche nostra figlia. Ci siamo rivolti als afeguardingofficer (un organo di garanzia nominato dalla Fgi, ndr).Da allora non abbiamo saputo nulla. Credo che anche questo silenzio, questa mancanza di empatia siano profondamente ingiusti nei confronti di ciò che abbiamo sofferto".
La reazione della Federazione di fronte alle denunce come le è sembrata?
"La Fgi ha preso atto del fatto di avere un grande problema che non interessa solo la Nazionale, ma anche piccole realtà. Un fatto di sistema, ed è questa la cosa più grave".
Le realtà sono in effetti tantissime.
"Da quello che leggiamo in questi giorni il modus operandi di istruttori, insegnanti e tecnici di ritmica è molto simile. Credo che le denunce siano solo la punta di un iceberg. Ma spero che la Federazione prenda provvedimenti seri. Nessuno deve e dovrà restare impunito".
"Sta seguendo i fatti e li sta vivendo bene e male allo stesso tempo. Male perché è un continuo rivivere. Bene perché, dopo le tante denunce, non si sente più sola".
Ilaria avrebbe voluto smettere.
"Noi volevamo però che dello sport avesse un'immagine positiva. Ora si allena in un'altra società, in un clima più sereno".
Sua figlia ha ritrovato la serenità?
"No, non ancora. Se non capiamo fino in fondo quello che le ragazze hanno subito, se non gli diamo il peso enorme che ha, facciamo solo passi indietro".
Cosa vorrebbe dire alle famiglie delle altre ginnaste vittime di vessazioni?
"Vorrei che tutti i genitori capissero che quei metodi sono sbagliati e non vanno difesi, giustificati. E non vanno mai colpevolizzati i nostri ragazzi. La disciplina è una cosa, le mortificazioni sono tutt'altro".