Sul caso si è già espresso il presidente francese Emmanuel Macron. Senza pesare troppo le parole, andando dritto al cuore di un problema che aleggia sulle Olimpiadi di Parigi. "Lo sport non dovrebbe essere politicizzato. I grandi eventi hanno lo scopo di consentire agli atleti di tutti i paesi, anche quelli in guerra, di vivere il loro sport. E di trovare un modo attraverso lo sport per far discutere tra di loro le persone che non lo fanno più". Chiaro riferimento ai campioni russi e bielorussi spariti dalla scena internazionale mentre le Olimpiadi francesi si avvicinano. Esclusi dallo scorso 28 febbraio, quattro giorni dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, seguendo una raccomandazione del Cio del presidente Thomas Bach. Creando disparità tra uno sport e l'altro, con fuoriclasse come Medvedev e Rublev sempre in campo da "neutrali" tranne a Wimbledon, e altri di sport meno appariscenti rimasti in patria senza più gareggiare.
Quando a Parigi 2024 manca un anno e mezzo, spunta all'improvviso la soluzione per affrontare questa vicenda che intreccia olimpismo e diplomazia, etica e agonismo. Ed è sorprendente: russi e bielorussi possono rientrare nello sport internazionale, ma da atleti "asiatici". Lo ha certificato il Cio, che ha celebrato un complicato summit olimpico a Losanna in cui la maggioranza dei partecipanti ha stabilito di andare avanti con le sanzioni alla Russia e alla Bielorussia. Una linea scontata, con la guerra ancora in corso, ma la vera novità è quella che Bach ha chiamato "una iniziativa creativa". Nata dal Consiglio olimpico dell'Asia, dove evidentemente tira un'aria diversa rispetto all'ostilità tra l'Europa e Mosca. Il consesso che unisce la Cina, l'India, il Giappone, il sud-est asiatico e i paesi del Golfo, "si è offerto di facilitare la partecipazione di atleti russi e bielorussi alle competizioni in Asia sotto la sua autorità, nel rispetto delle sanzioni in vigore". In quel continente, potrebbero cercare di qualificarsi a Parigi atleti che in questo momento vivono da reietti da quando il Cio giustificò la loro esclusione adducendo preoccupazioni sulla sicurezza e l'integrità delle competizioni. Ora il Cio scopre che "nel continente asiatico, le ragioni delle misure di protezione non esistono più". Quindi si può avviare una "esplorazione", dialogando con federazioni mondiali, atleti e comitati olimpici. Quanto alle sanzioni, restano in piedi nel caso la Russia voglia ospitare grandi eventi sportivi, per non parlare di inni e simboli nazionali che chissà quando il paese di Putin potrà di nuovo esibire.
Una Russia in orbita asiatica è uno scenario suggestivo, che lo sport proporrebbe sul campo dopo mesi di discussioni sulle relazioni tra Mosca da una parte, e Cina e India dall'altra. Il presidente del Cio Bach era un fiorettista quando la Germania Ovest decise di boicottare le Olimpiadi di Mosca 1980, quindi non vivrebbe bene l'esclusione degli atleti dai Giochi per motivi politici. Ma c'è ovviamente chi ha preso malissimo questo spiraglio concesso ai russi. L'Ucraina si è opposta all'invito del Cio al presidente del Comitato olimpico russo Stanislav Pozdnyakov, ha minacciato il boicottaggio dei suoi atleti e ha messo in guardia gli organismi sportivi internazionali che potrebbero riammettere gli esponenti di Mosca e Minsk. "Da febbraio, la Russia ha ucciso 184 atleti ucraini. Usare lo sport per mascherare i crimini di guerra è disgustoso", ha twittato il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba. L'Ucraina troverà un alleato nell'atletica del presidente Sebastian Coe, che ha parlato di riammissione solo quando la Russia "sarà uscita dall'Ucraina". Ma quanti altri lo seguiranno?