Nfl, scompare Franco Harris, 50 anni fa la sua "Immaculate reception": per lui e i suoi Steelers fecero il tifo molti italiani d'America
di Giovanni Marino , di Giovanni MarinoDicono che la fortuna te la devi cercare. Franco Harris lo ha fatto. E la sua vita, e quella dei Pittsburgh Steelers, ha imboccato così la strada del successo.
Siamo nel 1972 e Pitt è spalle al muro nel match di play off con i Raiders. Manca una manciata di secondi alla fine quando il quarterback Terry Bradshaw, assediato dai linebacker avversari, libera il suo braccione e lascia partire una traiettoria, forzata e un po' disperata.
La palla rimbalza tra il difensore Tatum e il running back Fuqua, è qualcosa a metà tra un intercetto e una ricezione non riuscita e sembra una giocata destinata a perdersi nel nulla e a sancire dunque la vittoria di Oakland.
Ma Franco Harris non la pensa esattamente così. Ha seguito l'azione, è reattivo, pronto, con una mossa felina raccoglie la palla prima che tocchi terra e si lancia in una corsa verso il touchdown. Il pubblico impazzisce e alcuni non trattengono il loro entusiasmo e dalle tribune invadono il campo. Nasce la leggenda del numero 32, la Immaculate reception giocata iconica della Nfl, simbolo di intuizione, ostinazione, talento, forza, determinazione.
Tra due giorni la Immaculate reception compirà 50 anni. Ma Franco non potrà essere celebrato ancora una volta. Il suo cuore si è fermato nella notte, a 72 anni, come ha reso noto la sua famiglia, senza aggiungere altro sulle cause del decesso.
Scompare un campione e un uomo che ha lasciato molti bei ricordi tra ex compagni di squadra e amici. Nelle vene di Franco scorreva anche sangue italiano. Sua madre, Gina, era toscana. Incontrò suo padre, un soldato afroamericano, alla fine della Seconda guerra mondiale.
In una visita del 2017 con altri ex campioni, tutti nella Hall of Fame, grazie ai buoni uffici dell'ambasciata americana a Roma, riuscimmo a parlare con lui e con un altro grandissimo, Ronnie Lott, (qui l'intervista) colonna dei formidabili San Francisco 49ers di Joe Montana (qui l'intervista).
Franco, sorridente e disponibile, rimarcò la sua italianità e ricordò come mamma Gina in casa "ci tenesse davvero molto a che non dimenticassi mai che ero anche italiano, per lei era un punto di onore e ci trasmise questo sentimento".
Harris ricostruì poi la curiosa circostanza per la quale, quando gli Steelers giocavano in casa, potevano distinguersi sugli spalti diversi tifosi con tanto di bandiera tricolore. "Sì, quello era l'esercito di Franco Harris - sorrise - gli italiani che vivevano a Pittsburgh, alcuni imprenditori in particolare, mi proposero con questa originale sigla Franco's Italian Army, di dare una scossa a chi ancora, con origini italiane, non apprezzava il football, era un modo per portarli allo stadio e far loro conoscere questo fantastico sport e io dissì di sì, e fu molto entusiasmante vedere tanta gente d'Italia sostenermi".
Harris, formidabile running back, fu primattore nella dinastia dei favolosi Steelers di quell'epoca conquistando qualcosa come 4 Super Bowl e risultando il miglior giocatore in una di queste finali.
La sua Immaculate reception è stata votata come la più grande giocata della storia nel centenario della Nfl e questo fine settimana gli Steelers hanno organizzato una cerimonia, in occasione del match con i Raiders, durante la quale sarà ritirata la maglia numero 32 di Pittsburgh. Quella di Franco. Ma il destino ha deciso che Harris non potrà esserci. E in queste ore piovono da ogni angolo degli States i messaggi di cordoglio per la scomparsa del campione afroamericano-italiano.
Un atleta che ha scritto pagine indelebili nella storia del football e ha contribuito alla conoscenza di questa disciplina anche nel nostro Paese con i suoi fan d'oltreoceano, il club dei Franco's Italian Army.