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Jacobs, il Mondiale e quello "zaino carico di aspettative"

Marcell Jacobs, 28 anni 
Il campione olimpico dei 100 e della 4x100, intervenuto alla presentazione del quarto volume della collana #cuoriconnessi, l'iniziativa di sensibilizzazione contro il cyberbullsmo di Unieuro e Polizia di Stato, ha tracciato la strada che porta a Budapest: "A Lodz qualche errore tecnico, ma anche una vittoria importante. Reggere di fronte alle aspettative del mondo che mi circonda non è mai facile. Fondamentale il lavoro mentale"
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ROMA - "Il Mondiale è il primo obiettivo che ho nella testa, è l'unica medaglia che manca e quest'anno non possiamo lasciarcela sfuggire. A Lodz ho fatto qualche errore tecnico, ma ho vinto e solo la vittoria può darti la dimensione di quello che stai facendo". La ha chiara in testa, Marcell Jacobs, la strada che porta verso i Mondiali di Budapest, ad agosto. a Roma, durante la presentazione di 'La realtà delle parole', quarto volume della collana #cuoriconnessi, l'iniziativa di sensibilizzazione contro il cyberbullismo nata nel 2016 e realizzata da Unieuro in collaborazione con Polizia di Stato, il campione olimpico dei 100 e della 4x100 ha voluto offrire anche la sua testimonianza su un argomento che gli sta particolarmente a cuore.

ROMA - "Il Mondiale è il primo obiettivo che ho nella testa, è l'unica medaglia che manca e quest'anno non possiamo lasciarcela sfuggire. A Lodz ho fatto qualche errore tecnico, ma ho vinto e solo la vittoria può darti la dimensione di quello che stai facendo". La ha chiara in testa, Marcell Jacobs, la strada che porta verso i Mondiali di Budapest, ad agosto. a Roma, durante la presentazione di 'La realtà delle parole', quarto volume della collana #cuoriconnessi, l'iniziativa di sensibilizzazione contro il cyberbullismo nata nel 2016 e realizzata da Unieuro in collaborazione con Polizia di Stato, il campione olimpico dei 100 e della 4x100 ha voluto offrire anche la sua testimonianza su un argomento che gli sta particolarmente a cuore.

"Uno zaino carico di aspettative"

"Per uno sportivo esiste la paura. Paura è soprattutto quella di non riuscire a mantenere le attese: ogni volta vado in gara con uno zaino carico di aspettative. Prima di una gara faccio sempre questo gesto con le mani sulle spalle, quasi a volermi togliere appunto uno zaino carico. Non sono sempre e solo mie, ma anche di tutti quelli che mi stanno intorno, dei miei tifosi, degli addetti ai lavori. Se hai vinto una volta, come me, le Olimpiadi, sai avrai sempre gli occhi di tutti addosso. E reggere tutto questo non è semplice, ma fa anche parte del gioco. Ho fatto un grande lavoro con la mia mental coach. Grazie al lavoro con lei sono diventato dieci volte più forte. È un lavoro che ti porta verso te stesso. Ti concentri solo su te stesso. Devi lavorarci, è difficile, ma se ci riesci non ce n'è più per nessuno".

"La prima battaglia da vincere è quella contro se stessi"

"Parlo ai ragazzi vittime di bullismo: parlate, condividete il vostro disagio. Parlarne vuol dire condividere e sentirsi meno soli. Lo sport ti insegna il rispetto e la lotta per i tuoi obiettivi. Quella con te stesso è la prima battaglia da vincere. Lo sport ti insegna anche a stare in gruppo e a raggiungere delle mete". "Sui social", ricorda il campione olimpico, "le parole sono importanti, là bisogna stare attentissimi. Lo smartphone può essere uno straordinario mezzo di conoscenza e di interazione col mondo, ma bisogna saperlo usare. Usiamolo con più qualità. Il cyberbullismo è un rischio a cui tutti sono esposti".