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Sfida Mahomes-Hurts: anche l’America migliora un Super Bowl alla volta

Patrick Mahomes (reuters)

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La rubrica "È sempre domenica"
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Quand'è che la Storia svolta davvero? Stanotte al Super  Bowl si affrontano per la prima volta due quarterback afroamericani: Patrick Mahomes per Kansas City contro Jalen Hurts per Filadelfia. Direbbe Paola Egonu: l'America è un Paese razzista, ma sta migliorando. L'eccitazione per l'inedito duello è infatti bassa, non paragonabile a quanto accadde 35 anni fa, quando giocò la finale il primo quarterback afroamericano, Doug Williams. Fu inseguito e sommerso di domande, sempre le stesse. Finché una entrò nella leggenda giornalistica: "Da quando sei un quarterback nero?". Si tramanda che lui esitò, prima di rispondere che le due cose avevano una datazione disgiunta. In realtà si tratta, appunto di una leggenda, o quasi. Come il guardalinee etiope a cui Nicolò Carosio non disse "negraccio" o la signora Longari che non "cadde sull'uccello". Mai rovinare una bella storia con…

Quand'è che la Storia svolta davvero? Stanotte al Super  Bowl si affrontano per la prima volta due quarterback afroamericani: Patrick Mahomes per Kansas City contro Jalen Hurts per Filadelfia. Direbbe Paola Egonu: l'America è un Paese razzista, ma sta migliorando. L'eccitazione per l'inedito duello è infatti bassa, non paragonabile a quanto accadde 35 anni fa, quando giocò la finale il primo quarterback afroamericano, Doug Williams. Fu inseguito e sommerso di domande, sempre le stesse. Finché una entrò nella leggenda giornalistica: "Da quando sei un quarterback nero?". Si tramanda che lui esitò, prima di rispondere che le due cose avevano una datazione disgiunta. In realtà si tratta, appunto di una leggenda, o quasi. Come il guardalinee etiope a cui Nicolò Carosio non disse "negraccio" o la signora Longari che non "cadde sull'uccello". Mai rovinare una bella storia con il fact checking. In realtà un giornalista di Jackson pose a Williams una domanda più elaborata, che nel frastuono quello non capì e se la riassunse a voce alta, nella maniera che poi tutti ritennero quella originale. Dopodiché vinse la partita, fu eletto migliore in campo e ricevuto dall'allora presidente Ronald Reagan.

Altri quarterback afroamericani hanno seguito la sua strada e oggi il confronto fra due di loro fa meno rumore di quello fra due fratelli, Jason e Travis Kelce. Ed è giusto così. Statisticamente il secondo evento è assai più eccezionale del primo. Rimosse le barriere protettive che favoriscono soltanto una parte della popolazione tutti i ruoli, sportivi e non, dovrebbero naturalmente distribuirsi in maniera più equa. Di conseguenza, dovremmo smetterla di stupirci se arbitra una donna, dell'etnia un giocatore, ma soprattutto di fare cagnara per questo. Perché non accade? Perché uno o due quarterback rilevano, ma non bastano? Quand'è che la Storia svolterà davvero? Quando quelli che oggi hanno superato un muro giocando ne avranno superato uno molto più alto diventando presidenti dei due club. Quando la favola del ragazzo arrivato col barcone che debutta in Serie A diventerà la vicenda di quell'uomo, divenuto proprietario di una società di Serie A. Altrimenti resteremo fermi a 10 anni fa, a Monza, al termine di un comizio, quando Paolo Berlusconi (l'uomo che non ha inventato il Grande Fratello) concluse con l'invito: "E ora andiamo a vedere il negretto della famiglia". Debuttava Balotelli con la maglia del Milan. Forse è una leggenda: la frase non era questa, il video in cui lo si vede e sente dire esattamente così è stato taroccato, siamo un Paese migliore. O no?