Con il sedere rosso per i tanti pizzicotti ricevuti dall'allenatrice, Maria (nome di fantasia) è seduta nello spogliatoio della palestra di ginnastica artistica a Imola. Ha 7 anni e non sa come raccontare la violenza appena subita in allenamento, accompagnata da vessazioni, ai genitori. Era il 2018, adesso Maria è un'adolescente e, con altre tre compagne della stessa palestra, ha deciso di denunciare alla procura di Bologna i maltrattamenti subiti. I pm hanno aperto un'inchiesta, notificando l'avviso di garanzia all'istruttrice. Si è attivata anche la procura federale, che ha già ascoltato le 4 ragazze e 7 testimoni: ex compagne che hanno assistito agli abusi verbali e fisici. Tra le ginnaste che hanno sporto denuncia c'è anche Luisa, un altro nome di fantasia: "Presi uno schiaffo così forte da lasciarmi l'impronta sulla pelle. Per non parlare degli insulti: lei prendeva i coni grandi per usarli come microfono davanti a tutti".
A due giorni dall'inizio del processo in tribunale federale di Emanuela Maccarani, l'allenatrice della Nazionale di ritmica deferita per l'inchiesta per gli abusi a Desio svelati su Repubblica da alcune ex Farfalle, nuove denunce scuotono la ginnastica. E un'altra procura ordinaria, dopo quelle di Treviso, Brescia e Monza (qui si sta indagando sull'Accademia di Desio), apre un fascicolo su possibili violenze su minori.
Dalla ritmica all'artistica, rimane il terribile spettro degli abusi. Che non vanno inquadrati in un breve arco temporale, ma durante un ventennio. Le quattro ragazze, che hanno chiesto aiuto all'associazione ChangeTheGame, hanno frequentato la palestra di Imola in periodi diversi, istaurando rapporti negli anni in cui si sono trovate insieme. Vogliono tutte rimanere anonime. Maria è del 2011. Poi ci sono due ginnaste del 2003 e del 1999, mentre Luisa è del 1994. "Non abbiamo avuto subito il coraggio di denunciare - continua Luisa - poi quando Repubblica ha iniziato a scoperchiare il vaso ci siamo dette: "Se non lo facciamo ora non lo faremo mai più". Così abbiamo chiamato tante nostre compagne che sono venute a testimoniare. Non abbiamo parlato con la Federazione, ma tutti sanno cosa accadeva a Imola".
I racconti di Luisa sono sovrapponibili a quelli di tutte le altre ex ginnaste che in questi mesi hanno denunciato vessazioni e umiliazioni. Lo schema è lo stesso, si ripete in (quasi) tutte le palestre del Paese: "Ricevevamo bacchettate in testa e io venivo sempre sminuita con frasi tipo "sei in Nazionale solo per merito nostro, non sei nessuno" o "sei stupida". Era avvilente. Una volta l'allenatrice mi ha controllato la borsa, ha trovato 3 cioccolatini e mi ha fatto una scenata". Molte atlete inoltre erano costrette ad allenarsi nonostante problemi fisici: "Se avevamo degli infortuni nessuno ci credeva. "Stai male solo perché non vuoi lavorare", ci sentivamo ripetere. E se il medico ci diceva di riposare 5 o 10 giorni era uguale: era l'allenatrice a decidere. Ora vogliamo avere giustizia".
Le indagini sono ancora in uno stato iniziale. La procura dovrà valutare, sentiti i diversi testimoni, se chiedere il rinvio a giudizio: l'allenatrice, che ha sempre insegnato in questo settore, è difesa dai legali Carlo Machirelli e Silvia Villa, mentre a capo dell'indagine c'è il pm Augusto Borghini: "Siamo assolutamente convinti che questa vicenda termini con un'archiviazione - commenta l'avvocato Machirelli - non abbiamo dubbi sulla correttezza dell'operato dell'istruttrice".
In attesa di novità da Imola, la Federginnastica si concentra su Roma, dove venerdì ci sarà la prima udienza in tribunale federale di Maccarani e della sua assistente Olga Tishina.