Aldo Montano: "Gli allenamenti nel ghiaccio e il Grande Fratello, ora alleno i ragazzi raccontando le mie cadute"
di Mattia Chiusano , di Mattia ChiusanoROMA - “Io lo so chi sei: sei un attore! Ma non mi ricordo dove ti ho visto in tv”. L’attore che non è un attore sorride e si presta lo stesso al selfie col signore sbadato, nei viali di Villa Borghese. In tv, in effetti, Aldo Montano ci è andato spesso, dopo aver scritto con la sua famiglia la storia della scherma italiana. Ma adesso è un altro momento della sua vita, dopo il ritiro seguito all’argento di Tokyo, dopo il Grande Fratello Vip, la guerra, la crescita dei due figli, il ritorno in nazionale come “supporto” oppure “chioccia e team mentor”, come l‘ha definito il commissario tecnico della sciabola Nicola Zanotti.
Aldo Montano, com’è il suo nuovo lavoro?
“Non sono lo psicologo, il tecnico, il medico. Porto la mia esperienza, i miei fallimenti, i miei infortuni, per far capire a tutti, anche ai ragazzi, che cosa significa la nostra vita, gli alti e bassi in pedana. Porto racconti, an…
ROMA - “Io lo so chi sei: sei un attore! Ma non mi ricordo dove ti ho visto in tv”. L’attore che non è un attore sorride e si presta lo stesso al selfie col signore sbadato, nei viali di Villa Borghese. In tv, in effetti, Aldo Montano ci è andato spesso, dopo aver scritto con la sua famiglia la storia della scherma italiana. Ma adesso è un altro momento della sua vita, dopo il ritiro seguito all’argento di Tokyo, dopo il Grande Fratello Vip, la guerra, la crescita dei due figli, il ritorno in nazionale come “supporto” oppure “chioccia e team mentor”, come l‘ha definito il commissario tecnico della sciabola Nicola Zanotti.
Aldo Montano, com’è il suo nuovo lavoro?
“Non sono lo psicologo, il tecnico, il medico. Porto la mia esperienza, i miei fallimenti, i miei infortuni, per far capire a tutti, anche ai ragazzi, che cosa significa la nostra vita, gli alti e bassi in pedana. Porto racconti, aneddoti di tre generazioni di sciabolatori, storie di affossamenti di match incredibili, ricordo più quelli delle vittorie. Ho avuto una valanga di incidenti e momenti-no, quindi so come affrontarli, conosco quel che serve per tirar fuori un punto nel momento del dolore e andare avanti, perché la gara è lunga. La scherma resta la mia casa”.
Chi ha avuto l’idea di richiamarla?
“Nicola Zanotti, il commissario tecnico, che è di Livorno e mi conosce bene. È stato capace di qualificare alle Olimpiadi la prima indiana della storia. Mi ha detto che in vista di Parigi 2024 il mio “materiale olimpico” non poteva deperire. Sono felicemente inquadrato nella Polizia Penitenziaria, quindi sono tornato “in prestito” alla federazione. Questo posso dare, perché la verità è che gli atleti di oggi si allenano molto meglio di quelli dei miei tempi”.
Montano a bordo pedana mette soggezione?
“Diciamo che ho fatto sei anni nella commissione atleti internazionale, conosco molta gente, due parole in croce so metterle insieme con gli arbitri per non farci penalizzare”.
Dopo il ritiro come sta?
“Non si pensa mai che insieme alle gare spariscono anche le terapie continue che ci seguono quando siamo atleti attivi. Sono spesso dolorante, mi devo operare all’anca, ma va bene così”.
C’è già un nuovo Aldo Montano?
“Non lo so, spero mio figlio Mario, tra una ventina d’anni… Come diceva del sottoscritto mio padre, “lui è come me, un po’ meglio…”.
E sua figlia Olimpia, invece?
“Ora che sono tornato a vivere a Livorno è sempre alla Fides, la palestra in cui sono cresciuto. Ma ci va perché ci sono tutti i figli dei miei amici, la scherma può attendere”.
Già, Livorno, la tana dei Montano.
“Ogni tanto do una mano nel cantiere navale della mia famiglia. Una libecciata ha tirato giù un muro, siamo gente di mare in fondo”.
In più di vent’anni sulle pedane ha conosciuto di tutto
“Alle Olimpiadi di Tokyo stavamo per essere eliminati dall’Iran. Di quella squadra faceva parte Mojtaba Abedini, che dopo i Giochi si è rifugiato in Svezia e adesso fa il maestro. L’Iran non era un ambiente consigliabile per crescere le due figlie”.
La Russia è nel suo destino.
“A farmi campione è stato Stanislav Pozdnyakov, allora dio della sciabola, oggi presidente del comitato olimpico russo. A New York nel 2003 non ero nessuno, e vinsi con lui un match rubandogli il punto per un errore dell’arbitro. Si infuriò, la sua dichiarazione di guerra mi fece crescere, mi diede il giusto peso: un anno dopo vinsi le Olimpiadi”.
Ha avuto a lungo un maestro russo.
“Viktor Sidiak, che si stabilì a Livorno quando stavo crescendo, mi fece fare il salto di qualità. Dopo aver vinto ad Atene 2004 in Italia tutti mi coccolavano, osannavano, avevo partecipato alla “Fattoria”, ma a me serviva qualcos’altro: sofferenza, gente che non mi conosceva, che mi trattava come un calzino. Lo ricontattai, lui era a Mosca: “Aldo” mi disse, “vieni tu, io non posso perché qui do lezione al Cremlino al figlio di Dmitry Medvedev (che nel 2008 sarebbe diventato presidente della Russia, ndr). Preparai le Olimpiadi di Pechino alla periferia di Mosca, con allenamenti alla Rocky, sveglia alle 5 del mattino, corse attorno al lago ghiacciato. Ero secco, magro, capellone, sembravo Tarzan. Ne venne fuori un bel bronzo a squadre in rimonta”.
Sua moglie Olga è russa, quanto ha toccata la guerra la sua famiglia?
“Come si può non essere toccati? Mia moglie è sparita da Instagram, facile capire perché. È normale che siamo contro ogni forma di violenza, invasione, prepotenza. Non la stiamo vivendo bene”.
Nella sua vita italiana continuano a offrirle apparizioni in tv.
“Io lascio le porte aperte, sono esperienze che mi piacciono, anche se in questo momento la mia priorità è la scherma. Ho appena finito Back To School condotto da Federica Panicucci, in cui i bambini preparano gli adulti all'esame di quinta elementare: carino”.
Si è mai pentito di aver partecipato al Grande Fratello Vip?
“Al di là di quel che si può pensare, quel programma è stato una batosta, non immaginavo fosse così impegnativo. Esci dalla tua comfort zone, senza telefono, senza famiglia, moglie, babbo, mamma, allenatori, sei più suscettibile, più ricettivo a situazioni positive e negative. Può anche essere profonda, un’esperienza del genere. Ho legato tantissimo con Manuel Bortuzzo, per lui avevo accettato di partecipare. Mi ha ricordato il ragazzo che ero vent’anni fa, i sogni, la fatica, l’impegno, mi sono ritrovato tanto piccolo, quanto lui si è sentito adulto”.