Adam Peaty: "Basta nuoto, rischio la salute mentale". Lo stress, il figlio, la separazione, l'esaurimento: cosa c'è dietro allo stop
di Mattia Chiusano , di Mattia ChiusanoPer anni è stato inesorabile. Il campione seriale che vince tutto: tre ori olimpici, otto mondiali, sedici europei, quattordici record del mondo di cui due ancora attuali nei 50 e 100 rana. L’immagine della potenza fisica, una carlinga al posto della cassa toracica, con Poseidone che sovrasta un leone sul braccio destro, una daga con la scritta “conquista i tuoi demoni” e i cinque cerchi intrecciati sul sinistro. Ma adesso basta, anche Adam Peaty alza bandiera bianca. Proprio sotto il simbolo olimpico ha tatuata la scritta “equilibrium”, quel che il re del nuoto inglese e mondiale ha smarrito in questo momento che interrompe una serie da dominatore, di imbattibile dal 2014, di castiga-generazioni, dalle più remote fino a quella di Nicolò Martinenghi che in sua assenza ha vinto mondiali ed europei nel 2022.
Peaty: "Sono stanco"
Non ci sarà ai campionati britannici, ma il suo non è un addio, solo un arriv…
Per anni è stato inesorabile. Il campione seriale che vince tutto: tre ori olimpici, otto mondiali, sedici europei, quattordici record del mondo di cui due ancora attuali nei 50 e 100 rana. L’immagine della potenza fisica, una carlinga al posto della cassa toracica, con Poseidone che sovrasta un leone sul braccio destro, una daga con la scritta “conquista i tuoi demoni” e i cinque cerchi intrecciati sul sinistro. Ma adesso basta, anche Adam Peaty alza bandiera bianca. Proprio sotto il simbolo olimpico ha tatuata la scritta “equilibrium”, quel che il re del nuoto inglese e mondiale ha smarrito in questo momento che interrompe una serie da dominatore, di imbattibile dal 2014, di castiga-generazioni, dalle più remote fino a quella di Nicolò Martinenghi che in sua assenza ha vinto mondiali ed europei nel 2022.
Peaty: "Sono stanco"
Non ci sarà ai campionati britannici, ma il suo non è un addio, solo un arrivederci a tempi migliori sintetizzato in una lettera social che andrebbe studiata nelle università, nei master a tema sportivo sui delicati equilibri che governano la mente di un campione. “Sono stanco” scrive su twitter, “non mi piace lo sport come l’ho vissuto negli ultimi dieci anni. Il nuoto mi ha dato tutto ciò che sono e non vedo l'ora di ritrovare l'amore che provo per lui. Tutti vogliono sedersi al tuo posto, finché non devono farlo davvero. Non capiscono le pressioni che eserciti su te stesso, per vincere ancora e ancora. Pochissime persone capiscono come la vittoria e il successo compromettano la salute mentale di un individuo. Come alcuni forse sapranno, ho lottato con la mia salute mentale negli ultimi anni e penso che sia importante essere onesti a tale proposito. Qualcuno potrebbe parlare di esaurimento, io so solo che negli ultimi anni non ho avuto risposte. Con l'aiuto giusto, ora so come posso affrontare lo squilibrio nella mia vita”. Poi i ringraziamenti alla famiglia della British Swimming, a sponsor, amici, parenti, prima di immergersi non più in piscina, ma nelle sue ombre, a “conquistare i suoi demoni”, come si era scritto addosso prima che la crisi si manifestasse.
Il bambino che odiava l'acqua
Parlando della sua crisi, si può partire da molto vicino, o da molto lontano. Dalla sua incredibile accelerazione che lo trasformò da bambino che odiava l’acqua, persino quella della doccia, che nuotava nella corsia lenta insieme alle bimbe più piccole, fino a diventare il nuotatore numero uno del Regno Unito. Con un’allenatrice come Mel Marshall che lo volle strappare alla sua comfort zone portandolo nello Zambia insieme a una onlus. Da quella forte reazione a un’infanzia goffa e faticosa nasce il recordman seriale, che vince a modo suo, “non me ne frega niente se nuoto bene ma non vado forte” sostiene Martinenghi. “Anche per Peaty è lo stesso: lui nuota malissimo ma va fortissimo. Cosa gliene importa della bellezza del gesto tecnico? Come quelli che nel calcio dicono “gioca bene ma perde”». Questo sforzo provoca conseguenze, "negli ultimi anni ho lottato con la mia salute mentale" scrive Peaty nella sua lettera di congedo.
La nascita del figlio e la separazione
La macchina da medaglie d’oro va avanti così per anni, vince a Rio de Janeiro e Tokyo, in Giappone trascina addirittura la staffetta con le ragazze sul gradino più alto del podio. Poi arriva il 2022, anno che incrina il software perfetto. Invincibile, ma anomalo, perché in un ambiente di giovani campioni single, al massimo fidanzati, Adam è già padre. Tre anni prima ha conosciuto Eiri su Tinder, nasce una relazione, e con lei anche George-Anderson Adetola Peaty, che viene al mondo l’11 settembre 2020. Nell’estate senza i Mondiali perduti, solo coi Giochi del Commonwealth ovviamente vinti, Adam annuncia all’improvviso la separazione: “Eiri e George, mi dispiace deludervi” scrive sui social, dove continua a veicolare la sua immagine di campione in perfetta forma fisica, che si allena senza tregua e si nutre alla perfezione.
Lo stop improvviso di Peaty
Le onorificenze continuano a non mancare, a renderlo orgoglioso c’è pure la nomina a ufficiale dell’ordine dell’impero britannico. Ma non è facile continuare a guidare una Ferrari lanciata a 300 all’ora, spinta dall’ambizione di non mollare mai, quando magari devi mettere ordine nella tua vita personale, con un figlio piccolo e una separazione appena consumata. Nell’inverno che precede il suo stop Peaty si scaglia contro il governo: “Le persone stanno letteralmente morendo perché non possono riscaldare le loro case o nutrirsi. Come siamo finiti con un governo senza spina dorsale?”. Ancora il 12 marzo il campione promette: “Nel momento in cui smetterò di divertirmi, avrò chiuso”.
Pochi giorni dopo, la resa. Ma solo provvisoria, “lo faccio solo per ottenere la miglior prestazione possibile alle Olimpiadi di Parigi 2024”. Nell’ambiente del nuoto Peaty resta Peaty. Tornerà, e farà ancora paura. Dopo essersi manifestato fragile, un’ammissione che lo rende più umano, e in definitiva più forte.