Una match che fa onore al pugilato. A Brisbane dopo 12 round tiratissimi, a tratti selvaggi (basta vedere la camicia dell'arbitro diventata rosso sangue) Fabio Turchi non è riuscito a portare il Italia il titolo Mondiale dei massimi leggeri nella versione Ibo. L'ha spuntata ai punti l'australiano Floyd Masson: due giudici hanno dato 115-112, un altro 117-110. Soprattutto il terzo cartellino non deve ingannare. Turchi, che veniva da un periodaccio determinato della sconfitta pesante contro il britannico Richard Riakporhe e da una storia di doping dal quale era comunque uscito pulito, ha mostrato come mai fatto in precedenza di poter stare nella boxe di altissimo livello.
Tornando al verdetto, a nostro parere erano corretti un paio di punti per l'australiano. Il match di fatto è ruotato intorno a quanto avvenuto all'ottavo round: Turchi, stanchissimo e costretto a respirare a bocca aperta, per la terza volta ha perso il paradenti. L'arbitro gli ha inflitto un punto di penalità in una ripresa tra l'altro persa sulla scia dell'episodio. Round da due punti che ha inciso, poco da fare.
Ma a parte questo il match è stato tanto altro. Turchi è partito fortissimo: più alto di Masson ma con le braccia più corte, ha immediatamente cercato il match ravvicinato. L'australiano è stato al gioco, ne è uscito fuori un match splendido che ha testato anche la tenuta della mascella di entrambi. Turchi ha accusato dal quarto round in poi una ferita all'occhio destro, praticamente semichiuso a fine match, ha portato combinazioni con maggiore velocità rispetto ad un avversario che è stato però più continuo.
Masson tra decimo e undecimo round ha cambiato tattica, iniziando a girare e colpire di rimessa. L'ultimo invece è stato un continuo scambio di colpi, praticamente senza difesa, che ha entusiasmato il pubblico. Turchi ha perso, ma viva Turchi. Il fiorentino c'è ancora, ed almeno a livello europeo, sembra avere ancora parecchio da dare alla boxe italiana.
Magnesi domina il 'corridore' Gimenez
“Vai a fa’ atletica”, “Continua così che te danno la maglia rosa”. Il pubblico del pugilato è solitamente scanzonato e molto ironico nel definire le situazioni. Le due frasi appena citate, partite dal pubblico che ha affollato il Magic Land di Valmontone, sono la fotografia perfetta del match che Michael Magnesi ha dominato ai punti contro l’argentino Ayrton Gimenez, in palio il Wbc Silver dei pesi superpiuma. Ironia tutta per l’argentino, che pur esibendo un gioco di gambe niente male, sorretto dall’età (24 anni) e da una buona preparazione atletica, non ha fatto altro che sottrarsi allo scambio. Il che, combinato con un pugno non fulminante, lo ha consegnato ad una onorevole sconfitta.
Dodici round a tema unico: Magnesi all’attacco, Gimenez in difesa. Differenza di potenza nettissima, con l’argentino che un paio di volte è stato costretto ad assaggiare il tappeto: nel sesto round e nel decimo, in quest’ultimo caso senza subire il conteggio dell’arbitro Massimo Barrovecchio. Cosa ha detto la serata di Valmontone? Che Magnesi è tornato dopo la controversa sconfitta contro il britannico Cacace che gli era costata il titolo mondiale Ibo della categoria. E che Magnesi sta maturando tecnicamente: non si è innervosito, non è andato a sbattere contro il muro tattico di Gimenez ma ha condotto in porto una vittoria larghissima. “Gli avversari che scappano per tutto il match mi creano qualche problema, ma ho centrato l’obiettivo ed è quello che conta”. I cartellini parlano chiaro: 119-109, 118-110, 118-110. Poco da aggiungere.