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Golf, due alberi cadono alla buca 17: sfiorata la tragedia al Masters di Augusta

Gli alberi caduti vicino alla buca 17
Gli alberi caduti vicino alla buca 17 (ansa)
Maltempo protagonista in Georgia. Prima che il vento abbattesse due giganteschi pini, Koepka ancora protagonista. Gioco definitivamente sospeso
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AUGUSTA (Stati Uniti) -  L’annunciata perturbazione è puntualmente arrivata e sul campo si è sfiorata la tragedia quando due enormi pini lungo la buca 17 sono stati abbattuti dal vento. Quasi miracolosamente non ci sono feriti ma si sono vissuti attimi di terrore prima che il gioco venisse sospeso per la seconda volta in giornata.

In testa Brooks Koepka, un cavallo di ritorno

Nella mattinata, prima che il tempo cambiasse drasticamente, Brooks Koepka, un cavallo di ritorno, si è proposto come l’indiscusso protagonista dei primi due giorni, portandosi in testa  con uno straordinario -12 (65-67 i parziali). Tre i colpi di vantaggio sullo spagnolo Jon Rahm, fermato però a metà giro dalla sospensione e dunque ancora in grado di insidiarlo. Se Koepka dovesse continuare così, oltre che per i suoi avversari, ci sarebbe un problema anche per Netflix che, in questa stagione, ha prodotto una serie tv (“Full swing”) sui campioni del Golf. La puntata dedicata a lui è una specie di sinfonia d’autunno perché il ragazzo, nato in Florida 33 anni fa, dopo una serie di risultati straordinari aveva imboccato il tunnel della crisi più nera. E infatti, davanti alle telecamere, si mostrava depresso, incredulo delle tante avversità degli ultimi due anni, tra cui un intervento ai legamenti del ginocchio, per un infortunio in casa e poi un’infiammazione al polso che lo avevano costretto a ritiri e lunghe riabilitazioni. Uno come lui, capace di vincere quattro Major fra il 2017e il 2019 (2 US Open e 2 PGA Championship consecutivi), restando a un solo colpo da Tiger Woods vincitore del Masters 2019, appariva triste e scoraggiato pur ripreso a bordo piscina nella sua splendida villa, accanto alla splendida moglie, coccolato da un affettuosissimo Labrador. Forse anche per questo aveva accettato di passare alla LIV, la superlega araba concorrente del PGA Tour. Ma ora pare tornato quello dei giorni d’oro e il suo vantaggio sugli inseguitori, tranne Rahm, si è fatto consistente pur se al Masters, come in quasi tutti i Major, nulla è detto fino alle ultime buche della domenica.

Intorno alle 17.30 (23.30 in Italia) il gioco è stato definitivamente sospeso mentre la pioggia continuava a cadere e le squadre di operai erano intente a tagliare in blocchi i pini crollati per rendere nuovamente agibile il campo. Tra i giocatori che dovranno riprendere nelle prime ore della mattina di sabato, proprio Tiger Woods, in par dopo 9 buche e ancora entro il limite della qualificazione con l’ultimo punteggio ammesso, cioè il totale di due colpi sopra il par.

Francesco Molinari, un malinconico commiato

Era il cinquantesimo Major in carriera, per Francesco Molinari, numero molto significativo di una lunga carriera d’eccellenza. Ed era il suo 11° Masters. Era, perché già finito dopo un brutto giro in 76 colpi che lo esclude dai primi 50 ammessi al weekend. Un giro cominciato male, con un doppio bogey sulla prima buca, e frenato dalla tradizionale imprecisione nel putt che ha frustrato qualsiasi tentativo di recupero, regalandogli un solo birdie in tutta la giornata. La maledizione di quella vittoria mancata nel 2019, quando la domenica sul tee della 12 aveva ancora due colpi di vantaggio su Tiger Woods, sembra proprio averlo stregato. Da allora non ha più colto un solo risultato di rilievo e qui ha mancato il taglio tre volte su quattro. C’era un surplus di malinconia nel tono dei suoi commenti post gara perché senza qualche successo che lo rilanci nelle classifiche mondiali, nel 2024 non potrà essere qui. Scadono in questa stagione i cinque anni di esenzione garantiti dalla vittoria all’Open Championship di Carnoustie 2018. Francesco potrà ancora giocare gli altri tre Major di questo 2023, poi conserverà solo il diritto per il British fino al 60° anno d’età. Servirebbe un’impennata nella classifica mondiale, alla maniera del 2018, quando o vinceva o si piazzava molto in alto, prima  di dominare la scena alla Ryder Cup parigina. Perché, a proposito, si fa molto nebulosa anche la prospettiva di essere in campo nella squadra europea al Marco Simone. Peccato.

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