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Michele Sarzilla: "Raccoglievo kiwi in Nuova Zelanda, ora faccio il triathlon alle Olimpiadi"

Michele Sarzilla ai Campionati del mondo di triathlon ad Amburgo, 2022
Michele Sarzilla ai Campionati del mondo di triathlon ad Amburgo, 2022 
Il riscatto del bergamasco classe 1988 che aveva abbandonato lo sport dopo una delusione nel nuoto. Ha viaggiato dall'Inghilterra alla Spagna, fino a Kerikeri, dove faceva l'agricoltore. A 30 anni è entrato nel mondo dei professionisti e ora sogna Parigi 2024: "È la mia ultima occasione"
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"Non volevo saperne più nulla di sport, poi il triathlon ha colmato il mio vuoto". Michele Sarzilla, bergamasco classe 1988, ha iniziato la sua carriera da nuotatore agonista. Poi la delusione e l'addio al mondo dello sport, seguito da un lungo periodo di riflessione. "Sentivo che mancava qualcosa – racconta – così ho comprato una bicicletta e ho ripreso ad allenarmi nel tempo libero". È la scelta che gli ha cambiato la vita. Nel 2018, a 30 anni, Sarzilla è diventato un triatleta professionista e ora gareggia con il DDS-7MP Triathlon Team. Nel 2021 ha ottenuto a Cervia il titolo italiano di Triathlon Sprint e il secondo posto nella Coppa Europea a Caorle. Nell'anno successivo si è classificato ottavo alle World Triathlon Championship Series di Cagliari e nel 2023, ai mondiali di Abu Dhabi, si è piazzato ventiquattresimo. Ora il "keniano bianco" - così è stato ribattezzato - sogna Parigi 2024: "È la mia ultima occasione, visto che tra un anno avrò 36 anni".

Prima amatore, poi l'addio al mondo dello sport e infine la carriera da professionista. Ci racconta la sua storia?

“Sono professionista dal 2018, prima il triathlon era un passatempo, una passione. Io nasco come nuotatore agonista, poi tra i 19 e 23 anni ho avuto un momento di crisi e non ho voluto sapere più nulla dello sport. Ero un adolescente, volevo conoscere meglio il mondo e me stesso. Quindi, ho deciso di viaggiare. In quel periodo sono stato un anno e mezzo in Inghilterra, 8 anni a Barcellona (dal 2009 al 2017) e 6 mesi in Nuova Zelanda, dopo di che tra i 22 e i 23 anni ho sentito che mi mancava qualcosa: lo sport, non il nuoto, ma il triathlon, perché il nuoto è sempre stato un po’ noioso. Così mi sono comprato una bicicletta e ho iniziato ad allenarmi, ma lavorando 8 ore al giorno mi restava poco tempo. Nonostante questo, quando gareggiavo facevo sempre tempi buoni”.

Perché ha deciso di tornare in Italia?

“Nel 2017 mio padre si è ammalato, una malattia che lo ha portato al coma. È triste dirlo, ma quando vedi la morte così da vicino capisci che sei vivo e devi fare tutto al massimo delle tue possibilità. E io, avendo questo dono, quello di praticare il triathlon con tempi sopra la media, ho deciso di sfruttare il mio dono fino all’ultima goccia. Tutto questo però alle porte dei 30 anni”.

Michele Sarzilla
Michele Sarzilla 
Fabio Vedana, ex allenatore olimpico e suo coach, ha scritto il libro "Triathlon per tutti". Sembra perfetto per la sua storia

“Avevo necessità di tornare in Italia per la malattia di mio padre e Fabio era una conoscenza in comune con la persona che mi allenava quando vivevo a Barcellona, Fabrizio Gravina. È stato lui ad indicarmi Fabio come uno dei mentori del triathlon a livello italiano. E poi, io sono di Bergamo, che è molto vicina a Milano. Fabio l’ho conosciuto a Livigno nel 2017, ed è stato lui a chiedermi di tornare perché volevo allenarmi in presenza. Da qui, la scelta di rientrare in Italia per stare vicino alla famiglia e con Fabio per allenarmi ogni giorno”.

Le Olimpiadi di Parigi 2024, la prima e ultima occasione per te. Come la sta vivendo?

“È un bel viaggio, non sento troppa pressione, almeno non ancora. Manca più di un anno, anche se da maggio 2022 siamo nel clou della qualificazione. Posso dire che sto vivendo bene questo periodo, perché, come dico sempre: ‘Non conta la destinazione, ma il viaggio’, che mi sto godendo appieno. Le Olimpiadi sono un obiettivo, se ci arriverò sarò contentissimo, se non ci arriverò avrò goduto di questo viaggio fino all’ultimo. Per ora sono messo bene e quindi credo sarà abbastanza fattibile, incrocio le dita. Credo sarà la mia sola e unica possibilità visto che nel 2024 avrò 36 anni”.

Lei è il primo italiano nel ranking mondiale di triathlon. Cosa significa per un atleta che ha iniziato tardi come lei?

“Vuol dire che quando c’è la volontà di arrivare in un punto ce la si fa anche se le condizioni non sono ottimali. Penso che se a 19 anni avessi continuato con il triathlon probabilmente avrei raggiunto gli obiettivi che ho toccato ora e anche di più, ma in quel momento avevo altro nella testa. Ci deve essere la volontà così come la determinazione, altrimenti non si arriva da nessuna parte. Essere il primo degli italiani è fantascienza perché se guardo indietro… 10 anni fa coglievo kiwi in Nuova Zelanda, facevo l’agricoltore”.

 

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