Si portava sul ring la fama di ragazzo problematico, di quelli che hanno il dono naturale di cacciarsi nei guai con la giustizia. Tutto vero, i fatti di solito non dicono bugie. Ma ora è il momento della celebrazione di Gervonta Davis non solo come cattivo del ring, ma come grande pugile. Affrontava nel match più atteso dell'anno, dal punto di vista sia mediatico che tecnico, Ryan Garcia, il suo esatto opposto: bello, popolarissimo sui social (seguito da 9 milioni di persone), classico volto perfetto per la pubblicità per intenderci. Non gli ha dato scampo, chiudendo per ko al settimo round.
Davis lo ha dominato con la strategia e soprattutto con la potenza dei suoi colpi, straordinaria per un peso leggero. Ha lasciato che Garcia si prendesse la scena, ma quando ha colpito è stato devastante. Un match elettrico ruotato intorno a due colpi. Nel secondo round Davis con un gancio sinistro ha mandato Garcia una prima volta al tappeto. Nel settimo King Ry (questo il suo alias), non ha digerito un altro sinistro di Davis, un montante al fianco. Colpo sentito con qualche secondo di ritardo, di quelli peggiori da assorbire, e infatti... Garcia si è piegato, ha atteso il conteggio dell'arbitro piegato su se stesso, non si è rialzato prima del dieci. Una resa lucida, quasi una presa di coscienza della maggiore forza del suo avversario che per certi aspetti ha riportato alla mente (almeno a quella di chi ha qualche capello grigio) l'epilogo di un Arguello-Pryor, match tra grandi guerrieri degli anni Ottanta.
A proposito dei pugilato che fu, la T-Mobile Arena di Las Vegas è stata un ricorrersi tra presente e passato, con il pubblico a dividersi tra Garcia, Davis e le ovazioni alle tante leggende a bordo ring. Mike Tyson, Ray Sugar Leonard, Manny Pacquiao, tanto per fare qualche nome. E poi ovviamente Oscar De La Hoya e Floyd Mayweather, mentori ruspettivamente di Garcia e Davis. Tornando al match, l'entrata sul ring aveva trasmesso un Garcia più sereno, sicuro dei propri mezzi. Certezze che Davis ha iniziato a togliergli con l'atterramento del secondo round. Garcia ha provato a risalire la china, cercando di far valere la maggiore altezza (8 cm) per tenere a distanza l'avversario. Il sesto round è stato il migliore del californiano, che con un destro alla tempia ha creato qualche problema a Davis. Poteva essere l'inversione di rotta del match, è bastato aspettare un round per capire che si trattava solo di una vaga impressione. Per Davis è la ventinovesima vittoria in altrettanti incontri (27 vinti prime del limite). Garcia invece accusa la prima sconfitta al 24esimo match,