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Atletica, Nick Ponzio e il ritiro per aver saltato tre controlli antidoping: "Non mi funzionava l'iPhone"

Nick Ponzio, 28 anni, quarto agli Europei 2022 nel peso (Instagram chubbydiamonds) 
Il pesista americano naturalizzato italiano spiega le ragioni del suo addio improvviso: violata la regola dei whereabouts, perché lo smartphone non gli permetteva di accedere alla app su cui si aggiornano gli spostamenti degli atleti
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Ora finalmente si è capito cosa voleva dire, quando annunciava in un lungo post su Instagram di essere "stato spinto fuori dallo sport e considerato inaccettabile per gareggiare a livello professionistico". Nick Ponzio, 28enne pesista nato a La Jolla, in California, ma naturalizzato italiano grazie alle origini siciliane di un bisnonno, si ritira perché ha infranto la regola dei whereabouts, la reperibilità assicurata per i controlli antidoping. Una regola che permette due mancati test prima di far scattare la sanzione, un sistema che alcuni ritengono troppo permissivo eppure violato da alcuni campioni in passato come Christian Coleman, che saltò il duello con Marcell Jacobs a Tokyo dopo aver fallito tre controlli a sorpresa dell’Agenzia antidoping. Ponzio va incontro alla squalifica, ma la spiegazione dell'incidente, sempre su Instagram, è sorprendente: l'iPhone non funzionava correttamente, impedendogli di accedere alla…

Ora finalmente si è capito cosa voleva dire, quando annunciava in un lungo post su Instagram di essere "stato spinto fuori dallo sport e considerato inaccettabile per gareggiare a livello professionistico". Nick Ponzio, 28enne pesista nato a La Jolla, in California, ma naturalizzato italiano grazie alle origini siciliane di un bisnonno, si ritira perché ha infranto la regola dei whereabouts, la reperibilità assicurata per i controlli antidoping. Una regola che permette due mancati test prima di far scattare la sanzione, un sistema che alcuni ritengono troppo permissivo eppure violato da alcuni campioni in passato come Christian Coleman, che saltò il duello con Marcell Jacobs a Tokyo dopo aver fallito tre controlli a sorpresa dell’Agenzia antidoping. Ponzio va incontro alla squalifica, ma la spiegazione dell'incidente, sempre su Instagram, è sorprendente: l'iPhone non funzionava correttamente, impedendogli di accedere alla piattaforma Adams su cui si aggiornano gli spostamenti degli atleti.

Si conclude così la lunga attesa per capire le cause di un ritiro improvviso, e sopratutto inaspettato per l'atletica italiana che aveva accolto a braccia aperte l'americano, in un trio di pesisti niente male con l'ex sudafricano Zane Weir e Leonardo Fabbri. Laureato in psicologia, Ponzio vanta un record di 21.83, una partecipazione ai Giochi di Tokyo (eliminato in qualificazione), un 9° posto ai Mondiali di Eugene 2022 seguito da un quarto agli Europei di Monaco. Quando l'atletica sta già riscaldando i motori in vista dei Mondiali di Budapest, con le Olimpiadi di Parigi sullo sfondo, ecco l'annuncio shock dello scorso 28 aprile. La notizia del ritiro lasciava presagire qualcosa di serio, legato probabilmente all'antidoping, e così è stato. Ma com'è possibile che un campione navigato caschi sul malfunzionamento dell'iPhone? Nella sua ricostruzione il blackout si è verificato nel periodo degli Europei di Istanbul dello scorso marzo (eliminato in qualificazione, con una misura di due metri inferiore al personale). In quei giorni Ponzio non ha avuto accesso al suo account e ha sommato due infrazioni, che si sono aggiunte a quella dello scorso luglio durante un meeting in Irlanda. Scelto per motivi di ingaggio, uscendo dai radar del programma che monitora gli atleti.

Che ci fossero dei problemi tecnologici il pesista l'aveva capito già a febbraio, poco prima degli Assoluti indoor di Ancona, quando è stato necessario il recupero dei contatti whatsapp perduti sul suo smartphone: "Lo schermo era vuoto e nero, ho perso tuttii i miei contatti con la federazione italiana". Un disagio che era solo l'anticamera dei guai che sarebbero arrivato con la seconda e terza infrazione che avrebbero fatto scattare la squalifica. Ponzio ha fatto ricorso a questo punto agli avvocati, provando la strada dell'ammissione di responsabilità per ottenere uno sconto di pensa, ma le possibilità di ottenere meno dei diciotto/ventiquattro mesi di squalifica erano ridotte al minimo.

A questo punto è arrivato l'annuncio del ritiro, a soli ventotto anni, con la possibilità di tornare in gara attorno ai trenta. Un colpo di scena inspiegabile, accompagnato da accuse alla federazione italiana per mancanza di comunicazione e al sistema che punisce più lui, mai risultato positivo, di altri dopati conclamati. Verrebbe spontanea la battuta su un nuovo smartphone da comprare, e magari imparare a usare. Ma con il doping e l'antidoping c'è poco da scherzare.