Polo, a Piazza di Siena il debutto della Next Gen dell'Italia
di
Claudio Cucciatti
Nella tappa dell'Italia Polo Challenge di Villa Borghese Giambarresi, Fioranelli e Murgolo protagonisti dodici mesi dopo il loro primo approccio professionale a questo sport. Per misurarsi con i campioni del circuito
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ROMA — Dodici atleti in campo, nove italiani. È una tappa di Italia Polo Challenge tricolore quella Iniziata giovedì sera al Galoppatoio di Villa Borghese, durante Piazza di Siena. Grande pubblico sulle tribune a pochi passi dal campo di sabbia e tanti giocatori cresciuti nel nostro Paese. È l'effetto portato dal circuito organizzato in collaborazione con la Federazione italiana sport equestri e che, con il passare delle tappe, ha avvicinato sempre più persone al polo, giocato con un format a campo ridotto - e quindi più accessibile sotto molti aspetti - rispetto alla tradizione. Ci sono i veterani, i campioni d'Europa Stefano Giansanti, Therence Cusmano, Miguel Lagos Marmol, ma scorrendo la lista delle squadre si trovano altri ottimi giocatori come Fabrizio Facello, Goffredo Cutinelli Rendina e Paolo Grillini, visti più volte a questi livelli.
Sul green c'è anche la nuova generazione del polo italiano, giocatori che in questa edizione di Italia Polo Challenge hanno debuttato: Massimo Giambarresi, Davide Fioranelli e Fabrizio Murgolo, una passione che spesso nasce grazie al passaparola. Dopo appena un anno di lavoro, i tre sono arrivati fino a Piazza di Siena: "Nessuno di loro fino a un anno fa sapeva montare a cavallo. Si comincia prima di tutto - spiega Patricio Rattagan, presidente e ds del Roma Polo Club, dove hanno mosso i primi passi - facendo sì che si monti bene. Il cavallo va gestito, bisogna essere tutt'uno con il cavallo: bisogna montare bene perché il polo è uno sport molto intenso, che può essere pericoloso se non si sa montare nel modo giusto". Primo step, la tecnica a cavallo: "Il polo non si gioca né al passo né al trotto. Bisogna iniziare a galoppare bene, a fermarsi, a girarsi su se stessi. Si fanno i conetti, i birilli, ci si allena alla frenata in linea retta senza che il cavallo si giri". Poi si passa alla tecnica: "Una volta che si ha una stabilità sul cavallo - prosegue - do la stecca e da lì i ragazzi cominciano a galoppare e a colpire la palla". Il resto ce l'hanno messo loro: impegno, passione ed eccoli là, dopo dodici mesi, a giocare in uno dei palcoscenici più affascinanti del mondo.