CAGLIARI - Un po’ come il pugilato degli anni Sessanta. In un teatro, senza le volute di fumo ma con gli spettatori urlanti a una manciata di centimetri. Tesi e partecipi. Anche nel percepire sudore, adrenalina, paura. Arti marziali, meglio brasilian Jiu-Jitsu, tra i velluti e i legni di Teatro Doglio, nel cuore del capoluogo. Una sfida nella terra di “Sa strumpa”, lotta a mani e piedi nudi nata nella notte dei tempi e tuttora in auge in Sardegna. Una sfida e un ponte senza confini. Verso l’Oriente e il mondo arabo. In particolare, gli Emirati.
Non a caso, in platea, a gustarsi la quarta edizione dell’Honor Submission Challenge, anche lo sceicco Sheikh Tarik bin Faisal Al Qasimi. Presente anche una delegazione qatariota, attenta allo sviluppo e al rafforzamento delle relazioni economiche. Tanto che in cantiere potrebbe esserci il futuro trasloco del Challenge a Doha con alcuni dei principali atleti mondiali del brasilian Jiu Jitsu. Insomma, un filo verde che per un fine settimana ha coniugato sport, rapporti socioeconomici, visibilità mediatica internazionale.
Anche perché la manifestazione tenutasi sabato scorso, è stata trasmessa sulla piattaforma streaming FloSports e su altri portali di livello mondiale. “Il nostro obiettivo è stato quello di promuovere i valori reali delle arti marziali in un’epoca in cui l’entertainment la fa da padrone. Avere qui a Cagliari la leggenda della disciplina Roger Gracie, che - spiega l’organizzatore dell’evento, Alberto Diaz - è stato ambassador della manifestazione e dieci volte campione del mondo, ci ha permesso di creare la giusta atmosfera: competitiva, legata ai valori delle arti marziali, attenta al contesto”.
Sardegna e Oriente assieme. Continenti distanti ma quanto mai vicini. Mamuthones e samurai, accostamento azzardato. Ma poi, se si pensa a rigore e orgoglio, stili di vita, tradizioni e comportamento, si scopre che non si è poi così lontani. A Teatro Doglio, poco distante dal tappeto-ring anche il vicepresidente della Lega calcio serie C, Gianfranco Zola con la moglie Franca, emozionati e trepidanti nel seguire il combattimento della figlia Martina. La secondogenita del campione di Oliena e Baronetto della Regina, 31 anni, iscritta all’Accademia 10th Planet Londra, ha mostrato in pieno caparbietà, tecnica, fierezza e sangue barbaricino. Ed è uscita a testa alta dalla manifestazione, sconfitta solo in finale e ai punti da un’avversaria, Gamila Kanew, 27 anni, tedesca di Berlino con sei chili di muscoli in più.
Nel dettaglio, in campo maschile applausi per Fabricio Andrey, brasiliano di Manaus, classe 2000, che ha sconfitto il venticinquenne armeno, Keith Krikorian. In chiusura, abbracci, foto di gruppo e selfie. Con terzo tempo leggermente modificato: un piacevole viaggio del gusto tra sushi e salumi e formaggi tipici isolani. Un momento includente. E saporito. Anche per gli atleti mediorientali.