Arturo Coello, il numero uno che ha rivoluzionato il padel: “Giocare a Roma è fantastico, pubblico speciale”
di Raffaele R. RiversoIl grande padel torna a Roma e lo fa con il montepremi più alto della storia. E non è una casualità perché, giorno dopo giorno, lo sport nato in Messico negli anni Sessanta e che ha acquisito una certa popolarità soprattutto in Argentina e Spagna è diventato, anche in Italia, un fenomeno sociale. O, come si dice oggi, virale. Dopo essere stato eliminato in semifinale dodici mesi fa, Arturo Coello torna nella città eterna da numero uno del World Padel Tour, da assoluto dominatore, in coppia con Agustín Tapia, della prima parte della stagione e, soprattutto, dopo essersi guadagnato la fama, ad appena 21 anni, di aver cambiato, grazie all'esuberante potenza dei suoi colpi, le regole del gioco.
La sua irruzione in scena ha rivoluzionato il padel.
"Credo che ogni nuovo giocatore che fa la sua apparizione porta con sé un po' di freschezza. Anche Ale (Galán, ndr) e Juan (Lebron, ndr) hanno cambiato il modo di giocare, segnando una nuova tendenza e quelli che siamo venuti dopo stiamo contribue…
Il grande padel torna a Roma e lo fa con il montepremi più alto della storia. E non è una casualità perché, giorno dopo giorno, lo sport nato in Messico negli anni Sessanta e che ha acquisito una certa popolarità soprattutto in Argentina e Spagna è diventato, anche in Italia, un fenomeno sociale. O, come si dice oggi, virale. Dopo essere stato eliminato in semifinale dodici mesi fa, Arturo Coello torna nella città eterna da numero uno del World Padel Tour, da assoluto dominatore, in coppia con Agustín Tapia, della prima parte della stagione e, soprattutto, dopo essersi guadagnato la fama, ad appena 21 anni, di aver cambiato, grazie all'esuberante potenza dei suoi colpi, le regole del gioco.
La sua irruzione in scena ha rivoluzionato il padel.
"Credo che ogni nuovo giocatore che fa la sua apparizione porta con sé un po' di freschezza. Anche Ale (Galán, ndr) e Juan (Lebron, ndr) hanno cambiato il modo di giocare, segnando una nuova tendenza e quelli che siamo venuti dopo stiamo contribuendo all'evoluzione di uno sport che è ogni giorno più spettacolare".
È il numero uno più giovane della storia. Nel tennis, un altro spagnolo è riuscito, da poco, a fare altrettanto. Possiamo dire che Coello è l'Alcaraz del padel?
"Carlos ha dimostrato che è fortissimo e di essere all'altezza dei migliori della storia del tennis. Per quanto mi riguarda è un orgoglio che mi paragonino a lui. Ci conosciamo personalmente ed è un ragazzo eccezionale con un futuro incredibile. Tutti gli spagnoli ci sentiamo identificati con lui quando entra in campo per i valori che riesce a trasmettere".
Nonostante abbia ancora l'età di un principe, la chiamano già re. Dove vuole arrivare "Re Arturo"?
"Mi piacerebbe poter sfruttare al massimo il mio padel e il mio fisico. Vedremo cosa succederà con il passare del tempo. E, sebbene poter essere il numero uno per molti anni è un obiettivo, quando arriverà il giorno del mio ritiro mi piacerebbe smettere con la coscienza tranquilla di aver fatto il massimo. Mi piacerebbe che la gente mi ricordasse come un atleta che si è sforzato molto dando e ottenendo il massimo".
Quando pensa a Tapia, Galán e Lebron cosa gli "ruberebbe"?
"Molte cose, a tutti loro. Agustín e Juan sono due giocatori che mi sorprendono davvero tanto per la facilità con cui riescono a fare le cose. Mi piacerebbe che un giorno qualcuno dicesse di voler rubare qualcosa a Coello".
Quella formata da Tapia e Coello sembra una coppia di veterani e, invece, sono passati solo pochi mesi dal vostro primo incontro insieme.
"È proprio così. I nostri allenatori ci hanno fatto capire che dovevamo dare importanza pari o addirittura maggiore all'aspetto personale piuttosto che a quello professionale. E così, abbiamo cominciato a conoscerci, anche perché durante i tornei passiamo molto tempo insieme e abbiamo capito che avremmo potuto avere il vantaggio di goderci di più i tornei se fossimo andati d'accordo anche fuori dalla pista. Siamo diventati molto amici e credo che questo la gente lo nota. Nota l'intesa e che ci capiamo con uno sguardo. Ci sentiamo anche quando non ci sono gare, ci scriviamo, ci mandiamo stupidaggini...".
Numero uno a 21 anni e campione del mondo a 19, in coppia con Galán. Avremo modo di rivedervi insieme?
"Magari in un altro mondiale, ma per quanto riguarda la stagione normale non ci penso proprio perché mi piacerebbe rimanere tutta la vita con Agustín".
La vittoria a Vigo, in finale proprio contro Galán e Lebron, è stato il momento più emozionante dalla sua giovane carriera?
"Credo proprio di sì, assieme a quando ho vinto il Mondiale. Essere il numero uno e diventare campione del mondo sono due cose a cui uno aspira quando inizia a giocare e quando ci riesce è come realizzare un sogno. Ed è forse per questo che non riesci a capire fino in fondo quanto sia importante".
Quest'anno ha vinto praticamente tutto fino a Valladolid, la sua città. Pressione o prima o poi doveva arrivare la sconfitta?
"No, pressione no. A un certo punto doveva succedere. Le condizioni del campo erano difficili e Martín (Di Nenno, ndr) e Stupa (Franco Stupaczuk, ndr) si sono saputi adattare in maniera incredibile. Formano una coppia molto solida e completa e sanno come renderci la vita difficile".
Quanto è importante per uno sport come il padel conquistare mercati nuovi come quello italiano?
"Poter andare a Roma è fantastico. È una delle mie città favorite, forse la favorita in assoluto. Il pubblico italiano, poi, è speciale. Vive lo sport in maniera molto intensa che mi ricorda quella dei tifosi spagnoli o argentini. L'atmosfera che si vive al Foro è incredibile".
Che ricordo conserva della scorsa edizione?
"Impressionante. Moltissima gente divertendosi grazie al nostro sport all'interno di una struttura spettacolare nella quale era un sogno pensare di poter giocare e, di certo, non così presto. La vicinanza della gente mi ha portato a pensare che quello di Roma non è un torneo pensato soltanto per i giocatori, ma anche per i tifosi".
Tra l'altro, quest'anno, ci arriva anche da favorito.
"La tendenza dice che siamo una delle coppie favorite alla vittoria. Il ritorno di Lebron e Galán e la presenza di Martín e Stupa possono rendere il torneo davvero molto bello e appassionante. E speriamo di poter vedere partite spettacolari, perché così, se poi alla fine vinci, è ancora più bello".
Premier Padel è una minaccia o un'opportunità per il World Padel Tour?
"Quella attuale è una situazione nuova. Per quanto mi riguarda, sono favorevole a una fusione per il bene del padel che, alla fin fine, è la cosa più importante. Speriamo davvero che possano arrivare a un accordo".
Quest'anno a Roma, ci saranno anche le ragazze.
"È una grande opportunità per i tifosi del circuito Premier Padel godersi anche un torneo femminile. Sono molto entusiaste del progetto ed è bello poter condividere l'evento di Roma con loro così come facciamo sempre nel World Padel Tour".
E dire che il WPT non vorrebbe che giocassero...
"Non ho seguito quello che è successo e, per questo, non ho un'opinione al riguardo".
È d'accordo, però, con chi propone di equiparare i montepremi delle donne a quelli degli uomini?
"Se le donne generano lo stesso indotto degli uomini, e nel nostro caso è così perché riempiono gli stadi come noi, mi sembra giusto che anche i premi siano uguali. Se lo generano, se lo meritano".
Chi è il giocatore italiano su cui scommettere?
"Quello con cui ho più relazione è Denny Cattaneo, atleta della nazionale italiana. Si è allenato per molto tempo a Madrid e la verità è che lo considero un mio amico. Quando leggo o vedo che ha vinto sono contentissimo per lui".