Mondiali di nuoto, Martinenghi d’argento nei 100 rana. Oro al cinese Qyn, in tre al secondo posto ex aequo
dalla nostra inviata Alessandra ReticoNicolò Martinenghi
Fukuoka — Un Tete da svenire. «Sono morto. Non si vede ma sono al settimo cielo». Si vede benissimo: che testa e che intelligenza ci ha messo, Nicolò Martinenghi, per arrampicarsi con i soli mezzi della mente sull’affollatissimo argento diviso per tre nei 100 rana: il varesino tocca in 58’’72, esattamente come l’olandese Arno Kamminga (argento mondiale, europeo e olimpico) e lo statunitense Nic Fink. Un triplo ex aequo come a Rio 2016 quando nuotarono con lo stesso tempo nei 100 farfalla (51”14) Michael Phelps, Chad Le Clos e Laszlo Cseh. Su un altro pianeta, con 1”03 di distacco sugli umani, c’è il cinese Haiyang Qin che in 57”69 firma la seconda prestazione della storia dopo il record mondiale del grande assente, l’imperatore della rana, l’inglese Adam Peaty (56’’8).
Fukuoka — Un Tete da svenire. «Sono morto. Non si vede ma sono al settimo cielo». Si vede benissimo: che testa e che intelligenza ci ha messo, Nicolò Martinenghi, per arrampicarsi con i soli mezzi della mente sull’affollatissimo argento diviso per tre nei 100 rana: il varesino tocca in 58’’72, esattamente come l’olandese Arno Kamminga (argento mondiale, europeo e olimpico) e lo statunitense Nic Fink. Un triplo ex aequo come a Rio 2016 quando nuotarono con lo stesso tempo nei 100 farfalla (51”14) Michael Phelps, Chad Le Clos e Laszlo Cseh. Su un altro pianeta, con 1”03 di distacco sugli umani, c’è il cinese Haiyang Qin che in 57”69 firma la seconda prestazione della storia dopo il record mondiale del grande assente, l’imperatore della rana, l’inglese Adam Peaty (56’’8).
Carpe diem. Tete coglie l’attimo. Dentro risorse che non sono fisiche. Lo aveva detto, il campione del mondo ed europeo, primatista italiano, bronzo a Tokyo 2020: non sono l’uomo da battere. Ha avuto una stagione complicata dai problemi al tendine del ginocchio sinistro. E altro, come spiega il suo allenatore dal 2011, Marco Pedoja: «È un po’ svagato, è un anno che non riesce a capire cosa sta facendo in vasca, anche agli assoluti ha faticato raschiando il fondo del barile, non è capace di gestire gli impegni fuori, è buono, dice di sì a tutti, e si sfinisce. Un argento di sofferenza, è stato davvero bravo. Avrebbe bisogno di tre sedute di fisioterapia al giorno, ne ha fatta solo una. Il nuoto non ha soldi: ci alleniamo a Busto Arsizio perché a Varese una vasca da 50 non c’è, sto ancora aspettando un blocco di partenza dal 27 dicembre».
È passato un altro anno, Tete ne ha quasi 24 e c’è, nonostante tutto: oggi eliminatorie e semi dei 50 rana in cui è vicecampione. Un brillantino sul dente installato dal fratello della sua fidanzata Adelaide, prende a morsi una gara da una corsia laterale, la 1, per sparigliare. Con un grosso rischio in semifinale (7° crono). Avrebbe preferito la 7 «perché è quella in cui mi alleno tutti i giorni, l’ho persa per un centesimo. È stata una gara psicologica e di tattica, molto atipica. Cercavo l’effetto sorpresa. Ho azzardato il passaggio e patito un po’ il ritorno, tempo non buono come tutti dietro il cinese, ma gestione perfetta. Ci avrei messo la firma. È un argento che per me vale oro. Lo sport è così: bisogna esserci al momento giusto». Si ferma a bordo vasca per vedere l’oro di Ceccon. «Il momento più bello. Thomas mi traina. E come italiani vogliamo confermare la crescita collettiva. Tokyo ci ha cambiati. Al di là di come si sta, bisogna concentrarsi più sul momento che sul tempo, e saper cogliere le occasioni». L’attimo fuggente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA