Nuoto, Fioravanti: “A Fukuoka un’Italia da applausi. E Ceccon è il talento più grande”
di Mario FrongiaIl niente a separare Thomas Ceccon dall’oro nei 100 dorso. E dalla storia. Cinque maledetti centesimi. Una storia in cui il vicentino già galleggia con le bracciate dei grandi. “Ceccon? Rimane un fenomeno. E Parigi è il suo obiettivo”. Domenico Fioravanti si gode Fukuoka in tv. E va dritto per dritto. “Mi sono sbagliato di un soffio. Avevo dato Thomas sul gradino più alto. Sta bene, è determinato. Dice di aver sbagliato l’arrivo? Basta, quest’argento, alle spalle di un gigante quale il triolimpionico Murphy, vale l’oro. Ceccon nuota divinamente, è il più grande talento del nuoto azzurro. L’oro nei 50 farfalla ne è la prova”. Ma il gradino più alto sfuma per un soffio. Forse, per la mancanza di quell’istinto killer che fa sempre la differenza. Sulle prime bracciate dei mondiali giapponesi la pagella del primo italiano a vincere due ori olimpici nella stessa disciplina, non ammette sbavature. Fioravanti taglia corto: “Il bilancio di queste prime giornate è più che positivo. Martinenghi …
Il niente a separare Thomas Ceccon dall’oro nei 100 dorso. E dalla storia. Cinque maledetti centesimi. Una storia in cui il vicentino già galleggia con le bracciate dei grandi. “Ceccon? Rimane un fenomeno. E Parigi è il suo obiettivo”. Domenico Fioravanti si gode Fukuoka in tv. E va dritto per dritto. “Mi sono sbagliato di un soffio. Avevo dato Thomas sul gradino più alto. Sta bene, è determinato. Dice di aver sbagliato l’arrivo? Basta, quest’argento, alle spalle di un gigante quale il triolimpionico Murphy, vale l’oro. Ceccon nuota divinamente, è il più grande talento del nuoto azzurro. L’oro nei 50 farfalla ne è la prova”. Ma il gradino più alto sfuma per un soffio. Forse, per la mancanza di quell’istinto killer che fa sempre la differenza. Sulle prime bracciate dei mondiali giapponesi la pagella del primo italiano a vincere due ori olimpici nella stessa disciplina, non ammette sbavature. Fioravanti taglia corto: “Il bilancio di queste prime giornate è più che positivo. Martinenghi è arrivato secondo a pari merito, Ceccon ha vinto i 50 rana. Mi pare si sia arrivati a dieci medaglie, se non sbaglio non è mai successo. Ceccon ha la nuotata davvero bella ed è proiettata alle Olimpiadi di Parigi. Spero possa entrare nel club molto ristretto degli ori olimpici italiani”.
Non solo Ceccon, applausi per tutti
Il 24esimo oro azzurro firmato dal vicentino con il record italiano (22”68), è arrivato in una specialità per i nuotatori azzurri finora sconosciuta. “Ripeto, grandi applausi per Thomas. Martinenghi? Nonostante abbia vinto i mondiali l’anno scorso, l’argento ha il retrogusto dell’oro. Viene da un anno difficile per i problemi al ginocchio, non era tra i favoriti alla vigilia e davanti ha trovato Qin, cinese imprendibile”. Sul fronte donne, i voti calano. “Ma Quadarella nei 1.500 si è arresa solo a Ledecky. Peccato per Carraro, non si è qualificata in finale rana. E nei 100 dorso Panziera poteva fare meglio, anche se lei è duecentista”. Plauso anche per l’argento della staffetta composta da Ale Miressi, Manuel Frigo, Lorenzo Zazzeri e Thomas Ceccon. “La nazionale ciclicamente riesce a sfornare campioni. Dopo l'abbandono di Federica Pellegrini abbiamo comunque avuto un traino, da Gregorio Paltrinieri a Sandro Miressi e Nicola Martinenghi. Greg a Fukuoka in acque libere, si è piazzato secondo nella 5 km. Ma non è stata una medaglia che gli ha dato grande gioia: ho visto il video, penso si aspettasse qualcosa in più. Ripeto. Ceccon, che l'anno scorso ha fatto un record incredibile nei 100 dorso, è una grande conferma”.
Insegnare ai campioni del domani
Dall’attualità che brilla e regala ottimismo al passato. L’assist arriva dai World acquatic. “Pare una fatalità; proprio a Fukuoka nel 2001 ho fatto i miei ultimi mondiali. Un ricordo? L’Oriente è una realtà completamente diversa dalla nostra. In albergo abbiamo trovato il kimono per ogni letto. Lo abbiamo indossato per fare scherzi stupidi alla squadra”. Il sorriso si smorza. Domenico Fioravanti leva la tshirt griffata Akron (“Con i miei amici ed ex compagni in nazionale, Niccolò Dell’Andrea, dorsista, e Andrea Beccari che nei 200 stile ha vinto l’oro nella staffetta mondiali 2001 con record europeo, ideiamo, creiamo e produciamo attrezzatura per piscina e nuotatori”) e volge lo sguardo a due ragazzini inglesi. La lezione di nuoto rientra nell’Academy del Forte Village. Un’ora bella tosta. I saluti, le foto, l’appuntamento per il giorno seguente.
Venti anni fa una telefonata gli stroncò la carriera
Poi, il piccolo grande mostro bussa sulla schiena di Domenico. “Sono vent’anni che mi è arrivata una specie di coltellata. Una telefonata ha chiuso la mia carriera da campione olimpico in carica. Dopo lo stop di Medicina dello sport andai da vari specialisti. Con i miei genitori incontrai un luminare a Genova. Ricordo che Repubblica titolò: "Fioravanti rischia di morire". Pausa. Una sistemata agli occhiali e alla bandana (“Appena un vezzo quando gioco a padel!”). Il sorriso riprende quota. Ma dura poco. “Come inizia l’incubo? Dopo la solita visita di routine a Medicina dello sport a Roma. Hanno visto un ispessimento della parete cardiaca e riscontrato dei valori anomali. Mi viene diagnosticata una patologia e mi inviano a fare altri accertamenti”. Domenico Fioravanti annoda le parole. Le frasi vanno al rallenty. “Sì, penso che da tempo avessero intuito che qualcosa non andava perché ero uno dei pochi, se non l’unico, a essere controllato a fondo due volte l’anno”. Insomma, il super ranista ai giochi di Sidney si è sentito come se lo avesse centrato un Frecciarossa. “Di fatto, a sei mesi dalle olimpiadi di Atene, con tutto quel che per me significava andarci da campione in carica e con alle spalle un lavoro massacrante, ho dovuto smettere”. La reazione è stata intuibile. “Ho provato moltissimo dispiacere, anche perché sarebbe stata la mia ultima olimpiade. Con il mio allenatore Castagnetti avevamo programmato il quadriennio. Ho sbattuto su un muro. In seguito, un cardiologo inglese mi ha detto che con mia patologia ero border line. Ma mi fece capire che, monitorato e ben controllato dagli specialisti, avrei potuto proseguire. Invece, ho smesso. Per i medici italiani non potevo gareggiare. La reazione? Un po’ zen, un po’ incazzato nero, come mi capita di tanto in tanto. Dall'oggi al domani non ho potuto più fare quello che amavo, che mi riusciva meglio e per cui mi pagavano. È stata una doccia fredda che non ho metabolizzato subito. Ma nel tempo la mazzata si è fatta sentire”. Altra piccola pausa. Il mostro dà tregua e rispunta la modalità zen. “Nella vita c'è di peggio. Ma se mi guardo dietro, dico che sono stato un atleta fortunato perché fino a Sidney ho raggiunto traguardi impensabili per me e per il nuoto azzurro. In definitiva, come nella vita, anche nello sport capitano gli imprevisti, positivi e negativi”. Ma adesso, tempo al tempo. Domenico, Niccolò e Andrea tifano Italia: “I mondiali sono il trampolino dei nostri con direzione Parigi”.